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Cinghiali nel Naviglio, Task Force Animalista: “Ecco il video della verità”. VIDEO

Da Task Force Animalista, il gruppo di attivisti che si occupa del benessere degli animali, arriva la loro versione della vicenda.

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Cinghiali nel Naviglio, Task Force Animalista: “Ecco il video della verità”.

Cinghiali nel Naviglio, Task Force Animalista: “Ecco il video della verità”

GAGGIANO – Una vicenda che ha sollevato polemiche. Dei sei cinghiali caduti nel Naviglio e arrivati da Gaggiano fino a Milano, tre sono scappati e si sono perse le tracce, uno è stato abbattuto in un condominio, un altro è stato recuperato alla chiusa leonardesca in via Conchetta, mentre il terzo è stato portato in salvo dalla Task Force Animalista e da Enpa, intervenuti dopo diverse ore passate in acqua, imbragato.
VIDEO INTEGRALE DELL’ASSOCIAZIONE TASK FORCE ANIMALISTA. 
ATTENZIONE, video con contenuti non adatti a un pubblico sensibile.

Un ritardo nelle operazioni e inadeguatezza del farmaco per sedare la bestia che per gli animalisti era insostenibile. Proprio dal gruppo di attivisti che si occupano del benessere degli animali arriva il comunicato con la loro versione della vicenda: “Sei cinghiali hanno cercato di salvarsi dai cacciatori nei boschi buttandosi nei Navigli di Milano. Perché la caccia comporta anche questo ed è solo colpa dei cacciatori se gli animali selvatici arrivano nelle città. Uno dei cinghiali è stato ammazzato in un cortile condominiale in via Tobagi al 10 davanti agli occhi di tutti. Cinque colpi gli hanno dato, perché non riuscivano a sedarlo. Purtroppo di questa mattanza ingiustificata è stato solo possibile documentarne l’esito drammatico, con le lacrime agli occhi.
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Un cinghiale legato come un salame appeso in acqua senza poter respirare

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Quattro persi di vista e uno era a Gaggiano, ancora a mollo nel Naviglio dalle undici del mattino. In cinquanta per cercare di sedarlo (guardie provinciali, polizia locale, vigili del fuoco e veterinario asp) con delle siringhe che andavano bene per un topolino. Legato come un salame appeso in acqua senza poter respirare. Inizialmente Carolina Sala, presidente della Task Force Animalista, Associazione Culturale/Politica senza scopo di lucro, che si propone statuariamente di promuovere la tutela e il rispetto degli animali come esseri senzienti per ottenere il superamento della concezione dell’animale come “res” e Gioia, volontaria di Lav Milano, dopo essere accorse in via Tobagi, hanno proseguito per Gaggiano, con la speranza di essere in tempo per salvarne almeno uno.

L’intervento della Task Force Animalista

Accorsi successivamente, grazie a un video in diretta seguito da più di 20.000 persone, trasmesso sulla pagina Facebook di Task Force Animalista, alcuni amici attivisti hanno continuato a filmare ogni singola mossa dei “soccorritori” mandati da Comune e Regione che non erano sufficientemente attrezzati con anestetici e siringhe, tanto che gli animalisti, bussando a tutte le porte di Gaggiano, hanno procurato, grazie a un veterinario in pensione, la siringa idonea affinché potesse penetrare nella pelle del povero cinghiale ormai stravolto e sanguinante nel Naviglio da ore.

L’arrivo di Enpa Milano per prelevare l’animale ferito

L’incompetenza delle istituzioni – proseguono dal gruppo – verrà in ogni caso denunciata dalle associazioni presenti. Il tutto attendendo Enpa Milano che è finalmente arrivata con il furgone per prelevare l’animale ferito. Non facile convincere i presenti a cedere il cinghiale agli animalisti che, dopo non poche trattative, è stato finalmente portato dalla Task Force Animalista e da Enpa al Rifugio Miletta, in Piemonte, resosi disponibile a curarlo e adottarlo. Grazie anche ad Animalisti Italiani che ha aiutato a coordinare e contattare altre associazioni, a un altro attivista che ha contattato il rifugio e a un volontario Task Force che al mattino presto ha avvertito la presidente di quanto stava accadendo a Milano.

Il cinghiale Guldo, al rifugio Miletta, non è ancora completamente fuori pericolo

Adesso il cinghiale, chiamato Guldo, è in un box e purtroppo non è ancora completamente fuori pericolo, visto lo stress subito e gli innumerevoli colpi presi durante le lunghe ore di “ammollo”. Comunque vada, abbiamo imparato che la sinergia di persone, associazioni e attivisti possono fare qualcosa di buono insieme per cercare di salvare un’anima e, per chi purtroppo non ce l’ha fatta, barbaramente ucciso da chi avrebbe dovuto semplicemente anestetizzarlo, chiederemo giustizia”.

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