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Lombardia torna in zona rossa: cosa si può fare

Dal 17 gennaio le restrizioni più dure. Ma la Regione ha annunciato la volontà di presentare ricorso lunedì.

Lombardia torna in zona rossa: cosa si può fare
Attualità 17 Gennaio 2021 ore 10:12

Lombardia torna in zona rossa: cosa si può fare

Lombardia torna in zona rossa: cosa si può fare

Cambio di colore per la Lombardia: a partire da domenica 17 gennaio 2021, la Lombardia è tornata zona rossa. Una decisione che sta facendo discutere la politica e che influenzerà senza dubbio le abitudini di tutti i cittadini.

Lombardia zona rossa

La decisione è arrivata nel pomeriggio di venerdì 15 gennaio, con l’ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza che ha sancito la “colorazione” più forte per Lombardia, Sicilia e provincia di Bolzano. Ma non sono mancate le critiche. A partire dalla Regione Lombardia: il governatore Attilio Fontana ha prima chiesto a Speranza di rivedere la sua posizione, poi ha annunciato la presentazione di un ricorso. Nella serata di domenica, inoltre, il neo assessore al Welfare Letizia Moratti, ha chiesto ufficialmente una sospensiva dell'ordinanza e una celere rivalutazione dell'indice Rt nella giornata di martedì.

Ma cosa si può fare?

Al di là delle discussioni della politica, rimane quello che possiamo fare ogni giorno. Rispetto alla zona arancione da cui provenivamo i cambiamenti non sono tantissimi. Il grosso cambiamento è per i negozi, che dovranno rimanere chiusi (salvo i servizi essenziali), e per le scuole: da lunedì didattica a distanza confermata per le superiori ed estesa a seconde e terze medie.

Nelle immagini della gallery i provvedimenti essenziali della zona rossa:

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Parla anche il neo assessore Moratti

Ha spiegato l’ex sindaco di Milano

Lo sollecito a valutare la reale situazione perché in altre zone del Paese il rischio di contagiosità è palesemente superiore a quello lombardo. Si tratta di una pericolosa sottovalutazione, come attesta il dato aggiornato dell’incidenza dei positivi al Covid in questa settimana che espone la popolazione di quelle regioni a un rischio di propagazione dell’infezione più marcato di quello lombardo.

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