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Rapine, minacce e violenze: i “metodi” dei rapinatori del Lavagna.

I dettagli dell'operazione "Lavagna pulita" dei carabinieri di Corsico. La banda organizzava i colpi in via delle Querce

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Rapine, minacce e violenze: i “metodi” dei rapinatori del Lavagna.

Rapine, minacce e violenze: i “metodi” dei rapinatori del Lavagna.

CORSICO – Minacce a chi non faceva come diceva lui: i tentativi di estorsione a negozianti del quartiere erano fatti per far vedere chi è che comandava sul territorio. E’ il Lavagna, al confine con Cesano. In via delle Querce, dove due anni fa Fabrizio Butà ha ucciso a colpi di pistola Assian Diallo per motivi di droga, la banda delle rapine si armava, si vestiva con mascherine, passamontagna a coprire il volto e si armava di pistole e fucile a canne mozze, carichi, pronti a sparare. Perché la banda non temeva neanche di tirare qualche colpo, sparare in aria, a intimidire le vittime delle rapine. Otto quelle contestate, tra sale scommesse, banche (quella a Cesano) e compro oro. Bottini che valevano oltre 200mila euro.

Gli arrestati

In manette, accusati di rapine aggravate, detenzione e porto d’armi clandestine, tentata estorsione, ricettazione, lesioni aggravate e furto, sono finiti Maurizio Alfieri, nato a Cosenza, 57 anni; suo fratello Romolo Alfieri (detto Pino) nato a Cosenza 69 anni,Remo Rizzo, di Milano, 50 anni; Ivan Simone Galimi, Milano, 29 anni; suo padre Giuseppe Galimi, nato a Reggio Calabria, 64 anni Daniele Colomeo, Milano, 34 anni; Alberto Orbani, Serino (AV) 52 anni; Giorgio Carletti, nato a Genova, 52 anni; Fortunato Quartuccio, Reggio Calabria, 34 anni; Eros Terenzio, Milano, 52 anni. Tutti del quartiere Lavagna (da qui il nome dell’operazione “Lavagna Pulita”), tranne i Galimi che abitano a Trezzano e Carletti che è di Cesano Boscone.

Metodi spregiudicati

Non avevano paura di aggredire le vittime delle rapine, di sparare colpi in aria, di sbattere a terra i clienti e farli rimanere con la faccia sul pavimento. Disponevano di armi e munizioni, di macchine rubate, accese con centraline decodificate, e usate per mettere a segno i colpi, per poi abbandonarle tra Milano e hinterland.

I ruoli

Ognuno aveva il suo ruolo: Maurizio Alfieri ricopriva quello di capo, definiva gli obiettivi, faceva i sopralluoghi, impartiva le direttive e dava consigli su come vestirsi: “Mettiti la mascherina, alza su il collo, la felpa, metti quella col cappuccio”, diceva ai suoi uomini. C’era chi si procurava armi e macchine, chi faceva da basista, chi si fingeva cliente e poi ostaggio durante le rapine.

Le indagini dei carabinieri di Corsico

Indagini intense e serrate per i carabinieri della Compagnia di Corsico guidati dal capitano Pasquale Puca e dal tenente Armando Laviola: ore di video registrati dalle telecamere dei comuni e da quelle installate in città, voci intercettate, spostamenti localizzati, servizi di osservazioni lunghi giorni. Poi, le certezze: i riconoscimenti, le testimonianze, le analisi dei Ris di Parma sui bossoli esplosi, identici a quelli di altre rapine, tutte collegate tra loro.

“Pregiudicati e spregiudicati”

Rapinatori seriali professionisti che agivano con uno schema collaudato. Pregiudicati (Maurizio Alfieri aveva già scontato 15 anni di carcere) e “spregiudicati nelle azioni di intimidazione, anche con esplosione di colpi d’arma da fuoco e percosse alle vittime. Un’attività per niente episodica ma usata, al contrario, per procacciarsi denaro”, spiegano gli inquirenti. Personalità prive di ogni “freno inibitorio, sintomo di una spiccata capacità criminale e di un elevato pericolo di recidiva”, si legge sull’ordinanza del gip Patrizia Nobile, tanto che due degli arrestati, Rizzo e Terenzio, hanno precedenti per evasione.

Almeno otto le rapine contestate

A partire da quella alla Sala Slot di via Arnolfo di Cambio del 24 giugno 2019, quando sono riusciti a portare via quasi 164mila euro. Poi a settembre a Cesano, alla Monte dei Paschi di Siena di via Roma, e ancora a Cusago, al centro scommesse Punto Snai di viale Europa. Seguono quelle di Vigevano, a Milano in viale Monza, al compro oro di via Rubens, alla sala slot di via Monte Generoso, fino a quella di Magenta, dove quattro degli arrestati sono stati beccati in fuga dopo il colpo (LINK ARTICOLO 8.10.2019 e 10.10.2019).

Bottini ricchi

Le vittime erano in particolare centri gestiti da cittadini stranieri, cinesi, per cercare di non pestare i piedi ai pezzi grossi della zona. Ma poi provano con il tentativo di impadronirsi della piazza del Lavagna, cercando di far riconoscere il proprio predominio anche attraverso l’aggressione alla panettiera minacciata. Non ce l’hanno fatta: tutti in carcere i rapinatori del quartier Lavagna.

Francesca Grillo

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