Cronaca
editoriale

Bertolaso: "La Lombardia potrebbe andare in zona Gialla". Ci risiamo? Cosa dicono i numeri

È vero, siamo in crescita, ma abbiamo la memoria così corta?

Bertolaso: "La Lombardia potrebbe andare in zona Gialla". Ci risiamo? Cosa dicono i numeri
Cronaca Buccinasco, 12 Novembre 2021 ore 10:40

Bertolaso: "La Lombardia potrebbe andare in zona Gialla". Ci risiamo? Cosa dicono i numeri.

Bertolaso: "La Lombardia potrebbe andare in zona Gialla". Ci risiamo? Cosa dicono i numeri

MILANO - "La Lombardia è una delle poche realtà che ancora tiene nell'ambito di quelli che sono i 'colori' che contraddistinguono la valutazione dell'epidemia. La Regione è ancora bianca, non vi sono limitazioni particolari perché tutti i dati sono abbastanza buoni" ma "vediamo che giorno per giorno piano piano si stanno incrinando e ci stanno portando verso una situazione che potrebbe cambiare da bianca a gialla".

Le parole di Guido Bertolaso sulla possibile zona gialla in Lombardia durante la diretta Facebook

Lo ha detto Guido Bertolaso, consulente della Regione per la campagna vaccinale, vaccinale nel corso di una diretta Facebook sulla pagina di Lombardia Notizie Online. "E' inevitabile purtroppo con l'avvicinarsi della stagione fredda, come è successo l'anno scorso, quando però eravamo messi molto peggio", anche quest'anno dobbiamo comunque fronteggiare una ripartenza della diffusione del virus che viene ancora frenata per fortuna da questa grandissima campagna vaccinale che siamo riusciti a promuovere e che ci sta tutelando", ha aggiunto.

Bertolaso ha poi ribadito che "l'unica difesa che abbiamo è quella della vaccinazione e ha affermato che "non vi sono alibi per nessuno per andare a vaccinarsi per la terza dose".

Ma abbiamo numeri da zona gialla?

Mai come in questo momento mantenere nervi saldi. Che i casi siano in crescita è un fatto, nonostante un'ottima copertura vaccinale nella nostra regione. Sappiamo ormai quanto la variante Delta sia molto più aggressiva ("citofonare" a Regno Unito, Germania e Austria per maggiori delucidazioni). Di certo, per quanto l'Italia abbia scelto una posizione di stretto rigore nei dispositivi di protezione, rispetto agli altri Paesi a noi vicini, con l'arrivo del freddo e il conseguente vivere maggiormente al chiuso era impensabile che non ci fosse un rialzo nei contagi. Se ci aggiungiamo un po' di "leggerezza" in più regalataci dalla fiducia (corretta) nelle vaccinazioni e ben abituati al periodo di "pax estiva" la frittata sembra fatta.

A che punto siamo? Andiamo verso la zona gialla?

Difficile a dirsi. Ma non è di certo una situazione catastrofica come quella che ci ha accompagnato lo scorso novembre 2020. Vediamo i dati attuali. Proprio nella giornata di ieri, giovedì 11 novembre 2021, la provincia di Milano ha superato una delle tre soglie che portano alla zona gialla: l'incidenza (ce lo ricordiamo vero cosa significhi questo termine? Nel caso ecco un bigino) ha sforato quota 50, attestandosi a 57,2 casi ogni 100mila abitanti. Guardando questo grafico, sempre generosamente pubblicato dal dott. Paolo Spada per la pagina Facebook "Pillole di Ottimismo" la risalita è lampante.

Fermi tutti. È vero, siamo in crescita, ma abbiamo la memoria così corta? Basta fare un "click" in più sul grafico, selezionando "tutte le date" e la proporzione di questa ondata autunnale 2021 prende tutta un'altra piega.

Negli stessi giorni dell'anno scorso raggiungevamo il picco di incidenza, con numeri ben diversi: 757 casi su 100mila abitanti, oltre 13 volte in più.

Gli altri parametri per essere classificati zona gialla

La nuova classificazione per l'ingresso in zona gialla, modificato la scorsa estate è ben diverso dal precedente. Per entrare in questa prima fascia di rischio bisogna, come già detto, superare 50 casi ogni 100mila abitanti come incidenza. Inoltre bisogna superare la soglia di occupazione ospedaliera, contemporaneamente, del 10% delle terapie intensive e del 15% dei reparti ordinari. E qui come siamo messi? Beh, l'effetto dei vaccini si vede eccome: per quanto anche qui i dati vedano una tendenza in crescita - e questi dati si vedano sempre in ritardo rispetto ai nuovi casi segnalati (lo ricordiamo: un soggetto si ammala e dopo un po' di giorni necessita magari di ricovero ospedaliero ed eventualmente della terapia intensiva) - la situazione è ancora ampiamente sotto controllo.

Impietoso qualsiasi paragone con un anno fa, quando nella stessa settimana di novembre contavamo ben 8.600 casi medi al giorno (oggi sono poco più di 1.000), avevamo, l'11 novembre 2020, 764 posti occupati in terapia intensiva (oggi sono 45) e 6.900 letti ordinari occupati (oggi poco più di 400).

E quindi, cosa ha voluto dirci Bertolaso?

Ad essere maliziosi, potremmo azzardarci a supporre che il consulente della Regione per la campagna vaccinale abbia voluto fare un po' di "maniavantismo". In realtà, la sua dichiarazione, ai nostri occhi forse un po' "forzata", crediamo sia stata fatta per spingere le persone a vaccinarsi (è proprio di questa mattina la notizia che c'è stato un boom di prenotazioni per le terze dosi in Lombardia). Bertolaso ha voluto (giustamente) mettere in guardia i lombardi sulla necessità di effettuare la dose di richiamo o, se si vuole usare il lessico standard che tanto prurito ha causato in alcune persone (la comunicazione nazionale in tempi di pandemia, lo sappiamo, spesso ha lasciato molto a desiderare), la famosa terza dose.

Gli fa eco Fontana: "Vaccini e terza dose, così resteremo zona bianca"

C'è "una sola ricetta contro il passaggio in zona gialla: spingere sulla terza dose". Lo dice il presidente della Lombardia Attilio Fontana. La Lombardia per ora tiene, avendo oltre il 91% di over 12 vaccinati: "Credo non ci si debba mai fermare nella difesa: il mio invito è a essere attenti. Non spaventati, ma attenti" spiega il governatore.

Due settimane per comprendere l'evoluzione

Le prossime due settimane ci diranno quanto le parole del consulente regionale fossero realistiche o meno, ma una cosa è certa: dobbiamo o dovremo a breve fare la dose di richiamo perchè dopo sei mesi, e la scienza lo afferma inequivocabilmente, la protezione dall'infezione cala sempre più sensibilmente.

Personalmente, resto come sempre sconcertato da tutto questo "stracciarsi le vesti" nei confronti della terza dose, booster (vallo a spiegare alla sciura Maria cosa significhi questa parola) o, meglio detta, dose di richiamo.

I richiami nelle vaccinazioni sono pratica comune, che anziché un anno debbano passare solo sei mesi è dato dalle caratteristiche specifiche di questo virus. Cosa aspettiamo a prenotarci? Personalmente che passino i sei mesi, ma giusto questo mi obbliga ad aspettare.

Andrea Demarchi