Cronaca
operazione congiunta

Truffe con finte aste immobiliari: due arresti e 100mila euro sequestrati

Gli indagati avevano creato domini web e indirizzi di posta elettronica, in cui venivano richiamati inesistenti studi legali, impiegando anche documentazione artefatta.

Cronaca Naviglio grande, 01 Dicembre 2021 ore 08:59

Truffe con finte aste immobiliari: due arresti e 100mila euro sequestrati.

Truffe con finte aste immobiliari: due arresti e 100mila euro sequestrati

MILANO – I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Milano e i poliziotti del Compartimento di Polizia Postale e delle Comunicazioni della Lombardia, su delega della Procura della Repubblica di Milano (procuratore aggiunto Eugenio Fusco e sostituto procuratore Carlo Scalas) stanno eseguendo un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, disposta dal gip Stefania Donadeo, a carico di due indagati, per reati di truffa pluriaggravata, indebito utilizzo e falsificazione di carte di credito e di pagamento e auto-riciclaggio.

False aste immobiliari e mobiliari

Uno dei soggetti colpiti da misure cautelari personali, eseguite congiuntamente a mirate perquisizioni con l’ausilio dei finanzieri di Udine e Campobasso, è inoltre destinatario di un decreto di sequestro preventivo su beni e disponibilità per circa 100mila euro. L’applicazione delle misure giunge al termine di articolate indagini che hanno consentito di individuare gli autori di reiterate truffe perpetrate ai danni di ignari cittadini mediante false aste immobiliari e mobiliari.

Come agivano

Gli indagati avevano creato domini web e indirizzi di posta elettronica, in cui venivano richiamati inesistenti studi legali, impiegando anche documentazione artefatta, riportante i nominativi di magistrati effettivamente in servizio. Inoltre, avevano provveduto ad attivare e intestare falsamente diverse utenze telefoniche, nonché ad aprire conti correnti a nome di persone ignare presso banche online nazionali ed estere; i rapporti bancari venivano quindi utilizzati per ricevere bonifici dalle persone offese, convinte di versare somme a titolo di caparra per l’acquisto di immobili e auto.

I proventi della truffa venivano successivamente dirottati verso conti correnti accesi presso una banca tedesca e intestati a un noto exchanger in cripto-valute statunitense, integrando così anche il delitto di auto-riciclaggio. La tempestività dell’attività investigativa ha consentito di scoprire il sistema fraudolento e di recuperare il denaro sottratto dagli indagati.