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Nascosti nel muro 16 milioni di euro in contanti: sequestro antimafia per il narcos Cauchi VIDEO

L’ingente quantità di denaro era nascosta all’interno di scatoloni “murati”.

Nascosti muro 16 milioni

Nascosti nel muro 16 milioni di euro in contanti: sequestro antimafia per il narcos Cauchi.

Nascosti nel muro 16 milioni di euro in contanti: sequestro antimafia per il narcos Cauchi

MILANO –Quasi 16 milioni di euro suddivisi in banconote di piccolo taglio e un fabbricato commerciale sito in provincia di Bari: è questo il patrimonio sequestrato dai poliziotti della Divisione Anticrimine della Questura di Milano, con la collaborazione di personale della Questura di Bari, a carico di Francesco Massimiliano Cauchi, noto esponente del narcotraffico milanese.

Il sequestro al narcos

Il sequestro antimafia – adottato dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Milano, su proposta congiunta del Questore di Milano e del Procuratore Distrettuale Antimafia – ha tratto spunto dall’operazione “Flashback” della Squadra Mobile che ha riguardato un’associazione dedita al traffico di grandi quantitativi di hashish dal Marocco, riversati sul mercato della droga dell’hinterland milanese. Nell’ambitodell’operazione, a carico di Cauchi sono stati rinvenuti quasi 16 milioni di euro in contanti, nascosti in un’intercapedine muraria presso l’abitazione in uso a suo padre.

Scatoloni murati

A seguito del sequestro, sono state avviate le indagini patrimoniali da parte degli specialisti della Divisione Anticrimine della Questura che hanno riscontrato un’incolmabile sproporzione tra i redditi dichiarati da Cauchi e il suo tenore di vita, accertando che quei soldi costituiscono gli enormi profitti illeciti accumulati  dal narcotrafficante. Non solo contanti, ma anche un capannone industriale in provincia di Bari, il cui valore catastale – di circa 300mila euro – è di per sé da solo superiore all’insieme dei redditi dichiarati nel corso della vita dal trafficante. A seguito del sequestro, Cauchi dovrà dimostrare la provenienza lecita dei beni e, se non dovesse riuscirvi, il provvedimento diventerà confisca: in questo modo lo Stato acquisirà la titolarità dei beni sequestrati, “ripulendo” il mercato dai capitali sospetti, reimpiegandoli in finalità sociali, nell’interesse della collettività.

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