Cronaca
il dramma

Morto il docente che si è dato fuoco in Calabria: insegnava a Rozzano

Aveva domicilio a Casarile ed insegnava a Rozzano, l'ultima lezione il 23 dicembre scorso.

Morto il docente che si è dato fuoco in Calabria: insegnava a Rozzano
Cronaca Rozzano, 16 Febbraio 2022 ore 17:15

Morto il docente che si è dato fuoco in Calabria: insegnava a Rozzano. Aveva domicilio a Casarile ed insegnava a Rozzano, l'ultima lezione il 23 dicembre scorso.

Morto il docente che si è dato fuoco in Calabria: insegnava a Rozzano

ROZZANO – Le immagini sono impressionanti. Il 33enne scende dalla sua auto, una Fiat Seicento gialla, si cosparge di benzina, versata da una tanica, e si dà fuoco davanti alla caserma dei carabinieri di Rende (Cosenza). Le fiamme lo divorano prima che i due gommisti che lavoravano nell’officina di fronte alla caserma e il carabiniere corsi in aiuto con tre estintori possano spegnere il fuoco.

Morto dopo un'agonia in ospedale di 17 giorni

Francesco Chiarello è morto oggi dopo 17 giorni di agonia, trasferito d’urgenza dall’ospedale Annunziata di Cosenza al Centro grandi ustionati dell’ospedale Cardarelli di Napoli. Le ferite erano troppo gravi: le ustioni ricoprivano in modo critico oltre il 70% del corpo e i medici non hanno potuto salvargli la vita. Resta ancora da chiarire il motivo che ha spinto il docente all’estremo gesto.

Smentita qualsiasi correlazione legata a proteste contro il green pass

Del tutto inverosimile l’ipotesi di una protesta contro il green pass, come era stata inizialmente diffusa la voce, smentita dai parenti. Più probabile un gesto legato a una depressione, a motivi del tutto personali.

Aveva domicilio a Casarile ed insegnava a Rozzano

Il 33enne era nato a Crotone e residente a Saporito di Rende ma aveva il domicilio a Casarile e lavorava all’istituto Beltrami di via Garofani a Rozzano, dove ricopriva il ruolo di insegnante di sostegno con un contratto a tempo determinato. Era rientrato da pochi giorni in Calabria, dopo l’ultima lezione a Rozzano il 23 dicembre.

Poi, il 31 gennaio, il gesto estremo davanti alla caserma, probabilmente un luogo scelto senza motivo: secondo i familiari, il 33enne non apparteneva a gruppi o movimenti, non aveva procedimenti penali in corso, non era gravato da nessun tipo di reato. Da escludere, quindi, un gesto dimostrativo proprio davanti alla stazione dei militari. L'uomo è stato sottoposto a diversi interventi, ma le condizioni erano già gravissime all’arrivo dei soccorritori.