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Arresto dei fratelli Mascari, i dettagli dell’operazione: “Tutti pienamente coinvolti”

Gli inquirenti hanno ricostruito i movimenti, i passaggi della droga e lo stoccaggio prima della vendita, in un box a Corsico. E si indaga ancora.

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Arresto dei fratelli Mascari, i dettagli dell’operazione: “Tutti pienamente coinvolti”.

Arresto dei fratelli Mascari, i dettagli dell’operazione: “Tutti pienamente coinvolti”

CORSICO – Quasi 35 chili di marijuana e hashish, chiusi, impacchettati e riposti poi in due borsoni, nascosti in un box di via XX settembre. Ma per gli inquirenti il giro d’affari potrebbe essere più ampio ed è sui contatti, sullo smercio, sul recupero e sulle piazze che si stanno concentrando gli accertamenti del Nucleo Investigativo Regionale della polizia penitenziaria. Un’indagine difficile, iniziata lo scorso anno, dove ogni intercettazione, ogni immagine ripresa dalle microcamere è stata messa in un archivio per arrivare agli arresti di giovedì mattina.

Gli arrestati

I fratelli Mascari, Rosario (50 anni), Francesco Paolo (45 anni) e Mariano (42 anni), tutti nati a Palermo ma residenti da tempo tra Buccinasco e Corsico, sono finiti in manette, arrestati con l’accusa di aver acquistato, trasportato e detenuto al fine di cederla, chili di droga. Un quantitativo trovato e sequestrato in occasione dell’arresto in flagranza di un altro componente della banda. I fratelli avevano preso accordi con il fornitore, secondo quanto ricostruiscono gli inquirenti, acquistando l’ingente quantitativo di sostanza stupefacente, poi l’hanno stoccata e gestita, avvalendosi anche di altri collaboratori, come Ivan Quercia, di Rozzano, finito agli arresti domiciliari, come Domenico Piscicelli di Cesano Boscone. I fratelli Mascari dovranno anche rispondere e giustificare la presenza di quella pistola, una Beretta calibro 9 completa di diverse munizioni e due caricatori, nascosta all’interno del box in uso ai tre, dove riponevano i borsoni di droga. Una pistola il cui furto era stato denunciato a Trezzano nel 2015. Un giro d’affari coordinato da Francesco Paolo: è lui, secondo gli inquirenti, a gestire i rapporti e a impartire gli ordini per stoccare e smerciare la droga. Per Francesco Paolo e per Rosario Mascari pesa, in più, la recidiva reiterata specifica del reato.

Tutto è partito da movimenti di droga all’interno delle celle nel carcere di Bollate

Le indagini sono partite da alcune segnalazioni su movimenti di droga all’interno delle celle nel carcere di Bollate. È stato il comandante della casa circondariale a sollevare i sospetti e a coinvolgere il Nucleo Investigativo per gli approfondimenti. Un’intuizione corretta: all’interno del carcere entrava droga, da vendere ai detenuti al triplo del prezzo di mercato. A farla entrare, ci pensava Francesco Paolo Mascari, detenuto a Bollate ma con il permesso di lavoro da svolgere a Corsico. Tutti i giorni, l’uomo poteva uscire di prigione e andare all’autoscuola di Corsico, dove imbastiva gli affari dello spaccio in collaborazione dei fratelli. Rosario è “coinvolto a pieno titolo e si è occupato direttamente della gestione della droga”, dicono gli inquirenti, coordinando le operazioni di stoccaggio e organizzando l’incontro sulla cessione della droga nell’episodio che gli è stato contestato.

Per poi assicurarsi che tutto fosse andato a buon fine: “È tutto a posto”, dice intercettato. Personalmente coinvolto anche Mariano, visto più volte nei pressi del box e responsabile della riscossione dei pagamenti. Ruolo da leader per Francesco Paolo che appena esce dal carcere, rilevano le indagini e le intercettazioni, si mette in contatto con i fratelli per organizzare lo smercio della sostanza, dando ordini anche a Cristian De Luca, il nipote 24enne, anche lui coinvolto nei traffici e finito agli arresti domiciliari.

“Ci saranno ulteriori sviluppi nelle indagini”

Ma l’indagine non si ferma e gli inquirenti lasciano intendere che ci saranno ulteriori sviluppi, a partire dall’ipotesi più che concreta che i quantitativi di droga ritrovati nel box siano sufficienti sia a rifornire il giro all’interno del carcere di Bollate, sia a partecipare allo spaccio delle piazze corsichesi, avvalendosi di collaboratori per le cessioni. Ma tutto rimane sotto stretto riserbo: svelare altri dettagli dell’operazione potrebbe comprometterne il seguito. Certo è che c’è molto di più e saranno gli investigatori del Nucleo a fare luce su ogni dettaglio, nome, contatto di chi ha fatto parte del giro d’affari che portava nelle tasche dei venditori migliaia di euro.

Il quartiere Lavagna vuole riscatto

Intanto, la notizia dell’arresto dei fratelli Mascari ha scosso il territorio, soprattutto per la partecipazione e la promozione, da parte di Rosario Mascari, all’associazione Toc Toc per il recupero di ex detenuti e per offrire “occasioni soprattutto ai giovani – raccontava Rosario –, per tenerli lontani dalla strada e da brutti giri e compagnie”, rimarcava. Dall’associazione fanno sapere che “ci siamo, Crediamo ci sia una possibilità per tutti, una speranza. L’associazione è il quartiere”. Un quartiere, quello popolare del Lavagna, che ha voglia di riscatto e di allontanare l’immagine nera finita spesso sulle cronache, tra incendi dolosi (al bar Erica), un omicidio (il killer Fabrizio Butà ha ucciso Assane Diallo nel 2018), degrado e spaccio. Un quartiere reso fortino da chi ne vuole il male, che ha bisogno di rinascere con persone pulite e oneste, in nome della legalità vera, non di facciata o strumentale per raccattare facile consenso popolare tra cittadini esasperati.

Francesca Grillo

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