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Presidio in Sacra Famiglia contro il passaggio contrattuale

Questa mattina, davanti ai cancelli della struttura di Cesano, si sono riuniti lavoratori e sindacati di Cobas Sanità Università e Ricerca e Usi Sanità.

Presidio Sacra Famiglia

Presidio in Sacra Famiglia contro il passaggio contrattuale. (immagine tratta dal presidio dello scorso gennaio)

Presidio in Sacra Famiglia contro il passaggio contrattuale

CESANO BOSCONE – Sono ricominciati i presidi di protesta dei lavoratori di Sacra Famiglia. Questa mattina, davanti ai cancelli della struttura di Cesano, si sono riuniti lavoratori e sindacati di Cobas Sanità Università e Ricerca e Usi Sanità per contestare “un pre accordo siglato da alcune sigle sindacali” sul passaggio al contestato contratto Uneba.

Le parole dei sindacati

“Il passaggio dal contratto Aris a Uneba è notevolmente peggiorativo – spiegano i sindacati presenti al presidio –, vantaggioso solo per l’azienda. Dopo diverse iniziative e mobilitazioni da parte dei lavoratori e una giornata di sciopero il 19 febbraio, è arrivata la terribile pandemia che tutto sappiamo, con il divieto del governo di sciopero e di mobilitazione per tutto il settore della sanità, mentre i dipendenti dell’ex Aris erano costretti a subire la decurtazione del salario e l’aumento dell’orario di lavoro. In questa situazione d’immobilismo imposta ai lavoratori è stato sottoscritto un preaccordo da Cgil, Uil, AdL di Varese, Cisl, scavalcando la stessa RSU che successivamente l’ha approvato a stretta maggioranza. L’accordo  successivamente dovrà essere votato da un referendum”, spiegano da Usi.

“Una lotta unitaria di tutto il settore”

Secondo i sindacati, il nuovo contratto aumenta il lavoro da 36 a 38 ore a settimana, a fronte di una diminuzione di stipendio e riduzione delle indennità di turno. “La nostra proposta è quella di una lotta unitaria di tutto il settore della sanità per la conquista di un Contratto Unico, con le migliori condizioni possibili. Solo così ci sarà vera uguaglianza, solidarietà e giustizia per tutti i lavoratori della sanità, soprattutto nel settore privato, dove i dipendenti vengono divisi da più contratti all’interno della stessa azienda”.

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