teatro in movimento

Oltreunpo’ Teatro porta lo spettatore seduto lungo il Naviglio Grande: in scena “La Maria Brasca”

Dal ritmo più lento, quasi sospeso dell'acqua, nasce l’idea di uno spettacolo teatrale itinerante lungo il Naviglio, dove il pubblico si muove in barca seguendo attori e musicisti tra ponti, balconi e banchine

Oltreunpo’ Teatro porta lo spettatore seduto lungo il Naviglio Grande: in scena “La Maria Brasca”

Milano vista dall’acqua ha un ritmo diverso. Più lento, quasi sospeso. È da questa sensazione che nasce l’idea di uno spettacolo teatrale itinerante lungo il Naviglio, dove il pubblico si muove in barca seguendo attori e musicisti tra ponti, balconi e banchine.

Oltreunpo’ Teatro porta lo spettatore seduto lungo il Naviglio Grande

MILANO – Un modo originale per riportare il teatro dentro la città e, allo stesso tempo, riscoprire luoghi che spesso si limitano a fare da sfondo alla vita quotidiana.

Il progetto prende forma all’interno della rassegna Abbine Cura, promossa dal Teatro Alfredo Chiesa, che ruota attorno a tre concetti chiave: prendersi cura degli altri, dei luoghi e della memoria.

Domenica 22 marzo appuntamento con “La Maria Brasca” di Giovanni Testori

Il prossimo appuntamento, il 22 marzo, sarà dedicato a “La Maria Brasca” di Giovanni Testori, portata in scena in una versione itinerante che trasforma il Naviglio in un palcoscenico a cielo aperto.

L’intervista a Marco Oliva, regista e ideatore dell’innovativa rassegna

Ne abbiamo parlato con Marco Oliva, regista e tra gli ideatori dell’iniziativa, per capire come nasce questo progetto e quale ruolo può avere oggi il teatro in una città che cambia continuamente.

Partiamo dall’idea di questo teatro itinerante: come vi è venuta e da cosa siete stati ispirati?

Gestiamo il Teatro Alfredo Chiesa da circa un anno e mezzo. Quest’anno abbiamo iniziato a portare alcune attività teatrali della nostra scuola, che ha già un’altra sede a Milano, e abbiamo voluto inaugurare una prima rassegna. L’idea è quella di un gesto inaugurale che possa aprire la strada a una vera stagione teatrale il prossimo anno. Il progetto nasce da una riflessione sull’identità del teatro e sul suo rapporto con il territorio. Non solo spettacoli, dunque, ma un percorso tematico capace di mettere in dialogo arte e contesto urbano. La rassegna si chiama Abbine Cura e ruota attorno a tre concetti: prendersi cura degli altri, dei luoghi e della memoria. Partendo da queste tre direzioni abbiamo costruito quattro appuntamenti che affrontano questi temi da prospettive diverse.

Il primo evento si è svolto a febbraio ed è stato un concerto di arie liriche dedicato alle persone senza fissa dimora. Abbiamo ospitato alcune persone senza tetto con l’aiuto dei City Angels e abbiamo dedicato loro un concerto gratuito. Il secondo appuntamento della rassegna è invece La Maria Brasca, spettacolo ispirato all’omonima opera di Giovanni Testori, pensato in forma itinerante lungo il Naviglio. Il progetto è stato sviluppato anche in collaborazione con i Canottieri San Cristoforo, realtà molto attiva nella valorizzazione dei Navigli e della Darsena. Non solo dal punto di vista sportivo, ma in senso più ampio, come luogo di incontro e di attività legate al territorio.

Come mai avete scelto quest’opera?

La scelta di La Maria Brasca non è casuale. Abbiamo voluto lavorare su un autore milanese come Testori, che meriterebbe una valorizzazione ancora maggiore. È stato uno dei grandi autori teatrali del Novecento, ma forse non sempre ha avuto lo spazio che la qualità della sua scrittura meriterebbe. L’opera è ambientata tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta in un quartiere di Milano, la zona di Niguarda. In quegli anni i Navigli erano una vera via di attraversamento della città. Da qui è nata l’idea di riportare questa storia lungo l’acqua, cercando alcuni luoghi simbolici che richiamano la memoria della Milano di allora.

Lo spettacolo è strutturato come un vero percorso teatrale galleggiante. Ci saranno cinque imbarcazioni per un massimo di cento spettatori. Il pubblico si muoverà lungo il Naviglio insieme a un musicista e agli attori. Alcune scene verranno recitate direttamente dalle barche, altre sulle banchine o nei punti del percorso. Gli spettatori vedranno gli attori comparire dai ponti, dai balconi, dalle banchine. Per permettere una fruizione ottimale dello spettacolo utilizzeremo delle cuffie: in questo modo si potranno ascoltare perfettamente le voci e la musica, evitando i rumori della città.

Il teatro in movimento ha un fascino particolare e il resto rallenta

Proprio il rapporto tra la città e l’acqua è uno degli elementi più suggestivi del progetto. Navigando sul Naviglio si ha la sensazione di entrare in un tempo diverso. Sopra scorrono le macchine, le persone, il ritmo frenetico della città. Ma sull’acqua il tempo rallenta. Si percepisce una dimensione diversa, quasi sospesa. È come se si conservasse il battito di
un’altra epoca. Per questo il Naviglio rappresenta molto più di un semplice scenario. Navigarlo significa entrare dentro la storia della città e riscoprirne il ritmo.

Il tema della rassegna, “prendersi cura”, riguarda anche il teatro stesso. Il teatro ha sempre convissuto con una certa fragilità. In ogni epoca sembra esserci qualcosa che ne mette in discussione il ruolo o la partecipazione del pubblico. Il teatro continua a reinventarsi. Esistono molte strade: il lavoro con le scuole, i laboratori nelle comunità e nelle carceri, le attività sul territorio. Il pubblico abituale del teatro è una minoranza, ed è vero che a volte viene percepito come qualcosa di elitario. Ma esistono tanti teatri che lavorano su forme più accessibili. Negli ultimi anni, inoltre, il teatro è diventato anche luogo di incontro per figure provenienti da altri ambiti, come scrittori, giornalisti o influencer. L’obiettivo del Teatro Alfredo Chiesa è piuttosto quello di costruire un luogo di prossimità per il quartiere e della città. In zone come San Cristoforo, profondamente trasformate negli ultimi anni, spesso manca un luogo identitario. Se il teatro riesce a diventare un punto di incontro per la comunità, allora il problema del pubblico cambia prospettiva.

La storia è comunque una storia quasi attuale nonostante sia passato mezzo secolo

Al centro resta comunque la forza della storia e dei personaggi. Maria è una giovane donna che lotta per il proprio destino e per il proprio amore, sfidando le convenzioni sociali dell’epoca. È una figura molto potente, soprattutto se pensiamo alla Milano del secondo dopoguerra, una città segnata dalla fatica e dal lavoro. Una storia che mantiene ancora oggi una forte attualità. Quel coraggio racconta anche da dove nascono molte conquiste civili. Il nostro obiettivo non è creare un museo a cielo aperto, ma far vivere quei personaggi per il pubblico che assisterà.

Lo spettacolo del 22 marzo nasce come evento unico, ma potrebbe avere un seguito?

Per l’investimento fatto ci piacerebbe riproporlo durante la bella stagione o magari in autunno. La rassegna proseguirà comunque con altri appuntamenti. L’11 aprile andrà in scena Senza filtro, spettacolo dedicato ad Alda Merini realizzato dagli Eccentrici Dadarò. Il 3 maggio sarà invece la volta di Cercando Carla, una drammaturgia nata nel quartiere Corvetto e dedicata al rapporto tra le nuove generazioni e il territorio. Dopo maggio inizierà la stagione dei saggi della scuola teatrale, mentre si lavora già alla programmazione dell’anno successivo. Abbine cura è sostenuta da Regione Lombardia, Assessorato alla cultura.

A proposito, parlami un po’ della scuola

La scuola rappresenta infatti una parte importante dell’attività della compagnia. Abbiamo due sedi a Milano e una a Voghera, con circa 500 allievi all’anno. Il percorso dura quattro anni a Milano e cinque a Voghera. L’ultimo anno è dedicato al laboratorio dell’attore, frequentato sia da chi ha completato il percorso sia da alcuni attori della compagnia. È uno spazio di formazione continua e autoformazione. Ci sono anche insegnanti esterni, ma molti docenti sono persone che si sono formate all’interno di Oltreunpo’ Teatro. Un progetto che unisce formazione, territorio e sperimentazione artistica, con l’obiettivo di riportare il teatro al centro della vita della città.

Fabio Fagnani