La Lombardia e i giochi di carte: una tradizione pluricentenaria

L'arrivo di internet tuttavia non ha cancellato le tradizioni locali e i giochi che abbiamo ereditato dai nostri antenati. Tra questi spiccano quelli di carte. Discipline che in Lombardia hanno una storia lunghissima e tutta da raccontare.

La Lombardia e i giochi di carte: una tradizione pluricentenaria
Attualità Naviglio grande, 10 Giugno 2021 ore 16:54

La Lombardia e i giochi di carte: una tradizione pluricentenaria.

La Lombardia e i giochi di carte: una tradizione pluricentenaria

Viviamo nell'era del gaming online. L'arrivo di internet ha “spostato” l'intrattenimento sul web dando vita a un fenomeno sociale ed economico di portata mondiale. Un fenomeno che tuttavia non ha cancellato le tradizioni locali e i giochi che abbiamo ereditato dai nostri antenati. Tra questi spiccano quelli di carte. Discipline che in Lombardia hanno una storia lunghissima e tutta da raccontare.

Una storia così importante da dare vita a dei mazzi provinciali. Le “milanesi” sono a seme francese e hanno disegni molto elaborati per re, donna e fante. Le “bergamasche”, invece, hanno figure con due teste e sull'Asso di Bastoni è scritta la parola “vincerai”. Molto particolare il 4 di spade che raffigura una figura femminile chiamata in dialetto “margì”. Al contrario delle milanesi e delle bergamasche, le carte “bresciane” hanno un mazzo da 52 carte invece delle tradizionali 40. Sono le più piccole d'Italia e sono state ideate per un gioco molto simile alla scopa chiamato “Cicera Bigia”.

Proprio la scopa, insieme alla briscola e al tressette sono da sempre tra i giochi preferiti sul territorio. Molto amato in Lombardia anche il tradizionale sette e mezzo, antenato del moderno blackjack, e giocato soprattutto durante le feste natalizie.

Ma questi sono giochi conosciuti in tutta Italia. Esistono. In realtà, anche discipline nate proprio nella Regione. Una di queste è lo zarro, intrattenimento molto in voga nell'Italia Rinascimentale. Lo zarro ha molti punti in comune con il poker. Si giocava con venti carte e ogni giocatore aveva l'obiettivo di realizzare la miglior combinazione con le sue cinque. Gli unici punti previsti erano la coppia, il colore e il tris.

Apprezzata in Lombardia anche la variante della briscola conosciuta come “Cinquecento”. Il regolamento è lo stesso del gioco classico ma in più ci sono le accuse. Ovvero dei punteggi extra che sia aggiungono quando il giocatore ha in mano Re e Regina (o Cavallo) dello stesso seme.

Se il seme è lo stesso della briscola in tavola il punteggio aggiuntivo è di 40 punti. Altrimenti di 20. Vince chi arriva per primo a 150 punti. In alcune provincie della Sicilia e proprio in Lombardia, Cinquecento è conosciuto anche con il nome di “Marianna”. Si gioca in due con 5 carte ciascuno o in coppia e le carte rimaste andranno a formare il monte e finiranno nel mazzo di chi conquista l'ultima mano.

L'ultimo gioco di carte tradizionali della nostra rassegna è il Truco e ripercorrerne le origini e la storia è un meraviglioso viaggio nel passato. In realtà il Truco è una disciplina nata in Argentina, e più precisamente nelle campagne che circondavano la capitale Buenos Aires. A portarlo in Italia e ad adattarlo alle nostre usanze furono i braccianti della Lomellina che a cavallo tra il 1800 e il 1900 migravano in Sud America per aiutare nel raccolto. E tra una pausa di lavoro e l'altra si giocava proprio a Truco, diventato Trucco nel nostro Paese.

Il Truco è un gioco estremamente divertente in cui a contare non sono soltanto le abilità e le strategie con le altre ma anche la teatralità. La base fondante e l'elemento più divertente è il bluff che consiste nel far credere all'avversario di avere una buona mano.

Ma non solo. Nel Truco è ammesso alzare i toni, prendere in giro bonariamente i rivali e cercare di attirare le simpatie del pubblico. Ogni giocatore ha a disposizione tre carte e la partita è divisa in due momenti: invido e truco. Entrambe consentono ai partecipanti di rilanciare. A rendere ancora più divertenti le partite le espressioni bilingue per chiamare le carte al compagno. Se chi è di turno esclama “la primera vale dos” richiede al compagno di squadra la carta più alta. Oppure chi esordisce con “per amor di ceccobucco non c’è flor senza trucco” significa che ha in mano un punteggio molto alto.

Un mix di teatro, intrattenimento, gioco di carte e sberleffo che ancora oggi è possibile trovare nei circoli specializzati sparsi per tutto il territorio regionale.