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Cronista in libertà | L’incontro con la storia di tante storie nel 2020

In questi mesi abbiamo fatto della cronaca una storia: eccola riassunta.

Cronista in libertà | L’incontro con la storia di tante storie nel 2020
Attualità 08 Gennaio 2021 ore 08:57

L’incontro con la storia di tante storie nel 2020.

L’incontro con la storia di tante storie nel 2020

Proseguiamo nel nuovo anno con il racconto di chi in questi mesi ha raccontato la propria storia e fatto la storia di questa rubrica.

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Essere felici per me, però, è anche rendersi conto di quanto sono speciale in quanto persona con dei valori culturali unici, e per questo ringrazio i miei genitori e la tradizione italiana. Da quando ho iniziato a vivere all’estero ho lavorato principalmente come nanny, ruolo molto simile a quello da ragazza alla pari e a quella che in Italia viene comunemente chiamata babysitter. Ciò che inizialmente trovavo impossibile, come ad esempio una mamma che chiede a me di mettere a letto i suoi figli perché stanca, ha iniziato ad avere maggior senso relazionato alla loro cultura una volta che ho iniziato a condividere questi piccoli episodi con altre ragazze italiane nella mia stessa situazione. I punti erano simili se non identici: noi, non ancora mamme, riuscivamo ad accudire i bambini attraverso un mix di educazione ed affetto insito nella nostra tradizione culturale familiare italiana…

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Si parla tanto di cambiamento e per tanto tempo l’ho cercato con forza, per poi capire che non cambio se non mi accetto, nel mio bene e nel mio male, con le mie paure. Come si fa a cambiare il mondo se non si parte da sé? Cambiare il mondo è un po’ il sogno di ogni educatore. E allora, io son partita, circa due settimane fa, per fare il mio primo cammino da sola in una terra magica: l’Umbria. Ho percorso più di 100 km a piedi, da Cisterna ad Assisi, sulla Via di Francesco. Le strade ripercorrevano i luoghi in cui ha vissuto un santo che trovo davvero affascinante e “umano”, un uomo nato ricco e dedito alle feste, che dopo essere stato in guerra capisce che non é quello il senso della vita e lascia tutto ciò che è contorno e ornamento, costruzione, per fare una vita povera nella fratellanza e nell’amore.

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“Se potessi cambiare qualcosa? Potrei dire che sarebbe bello che le istituzioni dimostrassero più attenzione verso tutte le scuole, soprattutto le paritarie, che sarebbe desiderabile una sempre più proficua collaborazione tra insegnanti e genitori, che sarebbe auspicabile una maggior attenzione agli studenti con difficoltà… Ma in realtà, forse, non cambierei niente. Spero semplicemente che gli studenti di oggi e di domani trovino adulti, e mi ci metto dentro anch’io ovviamente, lieti e certi che nella situazione presente ci sia qualcosa da scoprire e che quello che ci capita sia la strada per diventare grandi. Questa è un’altra cosa che ho imparato da mio zio. La sua condizione, così limitante e faticosa, non lo rendeva arrabbiato o sconsolato. Quella carrozzina da cui ci raccontava le storie non era per lui una gabbia, ma era la strada per essere felice, e lo era veramente! Era forse per quello che a noi bambini sembrava un trono”.

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