la commovente cerimonia

Liliana Segre alla posa delle Pietre d’Inciampo in ricordo della famiglia Morais: “A San Vittore papà mi affidò a loro”

Segre conobbe la famiglia Morais a San Vittore: "Erano in sei, c’erano anche i nonni. Mio papà mi affidò a loro ma ad Auschwitz ci separarono"

Liliana Segre alla posa delle Pietre d’Inciampo in ricordo della famiglia Morais: “A San Vittore papà mi affidò a loro”

“Mi promette che guarderà anche alla mia bambina?” sono le drammatiche parole che il padre di Liliana Segre rivolse  alla signora Morais sul treno per il campo di Auschwitz ma all’arrivo “Feci di tutto per tornare con la signora Morais perché ero sola, ma non ci fu niente da fare e ora sono ancora qui, a 95 anni, a ricordare uno per uno la famiglia Morais”.

Liliana Segre alla posa delle Pietre d’Inciampo in ricordo della famiglia Morais

MILANO – La senatrice a vita Liliana Segre giovedì mattina ha partecipato alla cerimonia in viale Abruzzi 48 per la posa delle Pietre d’Inciampo in ricordo della famiglia Morais-Tedeschi, che conobbe nelle fasi successive all’arresto e che fu deportata assieme a lei nel campo di concentramento di Auschwitz.

La famiglia Morais era composta dal padre Carlo, ingegnere alla Pirelli, dalla madre Ida Mafalda Tedeschi e dai figli Graziella e Alberto. Madre e figli furono uccisi all’arrivo, il padre Carlo morì un anno dopo.

Il ricordo della famiglia Morais nelle parole di Liliana Segre

“A così tanti anni di distanza il mio ricordo è chiarissimo: ero una ragazzina come loro, avevo 13 anni e per la colpa di essere nata ero stata arrestata insieme a mio papà – ha ricordato Segre prendedo la parola nel corso della cerimonia –. Eravamo a San Vittore e conoscemmo la famiglia Morais: erano in sei, c’erano anche i nonni, che non so se saranno ricordati con altre Pietre d’Inciampo.

La cerimonia in viale Abruzzi (foto Mianews)

“Mi promette che guarderà anche la mia bambina?” La drammatica supplica sul treno per Auschwitz

Il mio papà guardava la signora Morais, la mamma dei due ragazzi, e notò che era una mamma molto affettuosa, particolarmente attenta al fatto di essere in prigione per la colpa di essere nata. Quando arrivò l’ordine di partenza non sapevamo dove saremmo andati e non sapevamo che la meta sarebbe stata Auschwitz. Non solo dovevamo partire: mio papà prese da parte la signora Morais, me lo ricordo perfettamente, e le disse:

‘Signora, dove ci porteranno sicuramente divideranno gli uomini dalle donne. La sua mamma, mia moglie, è morta quando lei era una bambina piccolissima. Mia figlia non ha la mamma e lei, che è così affettuosa coi suoi figli, mi promette che guarderà anche la mia bambina?’.

“Ora sono ancora qui, a 95 anni, a ricordare uno per uno la famiglia Morais”

Questa signora rispose che lo avrebbe fatto e di non preoccuparsi. Dopo il viaggio, che durò una settimana, arrivammo ad Auschwitz e scendemmo dal treno, a bastonate naturalmente perché eravamo prigionieri e dovevamo morire, e lì avvenne la divisione prevista degli uomini dalle donne. Io mi ricordai di quanto mio papà mi aveva detto, di stare vicino alla signora Morais, e mi misi vicino a lei che teneva i suoi due ragazzi abbracciati.

In fila le guardie mi chiesero se ero sola e passai. La famiglia Morais fu mandata dall’altra parte. Io ero abituata a obbedire a mio papà, non potevo immaginare quale sarebbe stato il destino. Feci di tutto per tornare con la signora Morais perché ero sola, ma non ci fu niente da fare e ora sono ancora qui, a 95 anni, a ricordare uno per uno la famiglia Morais”.