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la testimonianza

Licenziato dopo 22 anni dalla Croce Viola di Rozzano: "Era una seconda casa, massima delusione"

Il soccorritore lasciato a casa: “Nessuna opzione è stata presa in considerazione, un trattamento che non mi sarei mai aspettato".

Licenziato dopo 22 anni dalla Croce Viola di Rozzano: "Era una seconda casa, massima delusione"
Attualità Rozzano, 19 Aprile 2022 ore 15:49

La delusione è massima essendo stato licenziato dopo 22 anni di servizio presso la Croce Viola di Rozzano. Già da tempo era nota la crisi in cui si trovava l'associazione.

Croce Viola: licenziato dopo ben 22 anni

ROZZANO - “Ci hanno chiamato eroi nel periodo più duro. Abbiamo dato tutto, senza risparmiarci. Per questo, ricevere una comunicazione del genere è ancora più doloroso”. Parla un soccorritore della Croce Viola di Rozzano, realtà storica, da anni sul territorio, in prima linea con i servizi di primo intervento, emergenza e urgenza e servizi secondari.

Il rischio licenziamenti nei mesi scorsi

L'associazione era già finita alla ribalta delle cronache per i paventati licenziamenti a causa di problemi economici, poi rientrati, anche grazie a raccolte firme, interventi istituzionali e delle sigle sindacali. Ma quello che sembrava solo un brutto sogno si è rivelata realtà, una doccia gelata per uno dei dipendenti della Viola.

“Lavoro qui da oltre 22 anni – racconta il soccorritore –, ho iniziato nel 1995 e nel 2000 ho firmato il contratto. Ho accumulato esperienza in diversi campi, iniziando come volontario, poi come soccorritore e centralinista, un ruolo fondamentale per le realtà di soccorso sanitario. Quando ho ricevuto la lettera di licenziamento è stato terribile. Questo per me non era solo un posto di lavoro, ma una seconda casa, una famiglia. Sono rimasto deluso dal trattamento umano. Una lettera, nessuna spiegazione che dovrebbe meritare una persona che ha dato tutto in tanti anni di lavoro, senza mai risparmiarsi”.

Nessuna possibilità di compromesso

I vertici dell’associazione non intendono commentare la vicenda che ha lasciato con l’amaro in bocca anche gli altri dipendenti. I soccorritori si erano offerti di contribuire a una sorta di piano di solidarietà per salvaguardare, almeno per sei mesi, il tempo necessario per provare a trovare un altro impiego, il posto di lavoro del collega. Ma “nessuna opzione è stata presa in considerazione – allarga le braccia l’ex dipendente –. Un trattamento che non mi sarei mai aspettato, immaginato”.

La crisi della Viola è salita alla ribalta dopo la perdita di un’importante convenzione su Milano che, nei mesi scorsi, aveva provocato una riorganizzazione dei turni, con i dipendenti a coprire la mancanza dei volontari. Una crisi che i sindacati avevano portato alla luce, con i paventati licenziamenti.

L'incertezza per il futuro

Quello che sembrava scongiurato è invece diventato il vero incubo per i dipendenti. “Non so se capiterà ad altri all’interno del gruppo – conclude il soccorritore –. Lasciare a casa le persone dopo tanti anni di servizio è avvilente. Soprattutto se il licenziamento è fatto in questo modo assurdo”.