il grande gioco per tutte le età

"Lo sport sul nostro territorio": Un nuovo inizio... e la prima intervista

La nostra nuova rubrica per farvi compagnia con due chiacchiere sullo sport: si parte con l'intervista alla mamma di due ragazze adolescenti che giocano a basket nella ASD Bionics di Buccinasco

"Lo sport sul nostro territorio": Un nuovo inizio... e la prima intervista
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BUCCINASCO - Un saluto ai lettori, un ringraziamento alla redazione per l’ospitalità in questa rubrica: farsi compagnia con due chiacchiere sullo Sport - tra arbitri ed istruttori, professionisti e tifosi, con praticanti e presidenti e molti altri - è l’obbiettivo che ci siamo dati per i prossimi mesi.

Come per altre collettività sociali, lo Sport può dividere ed infiammare, riunire e gioire, ma soprattutto dare opportunità di vita insieme. Con ciascun amico ed amica di ogni età sarà un onore per me, e spero un interesse per tutti i lettori, ascoltare alcune esperienze personali e collettive. Prenderemo qualche posizione, ma anche nello spirito del magazine lasceremo un breve spazio di replica ove ce ne fosse desiderio o necessità.

Bene, cominciamo!

La prima intervista: Raffaella Marzagaglia

La prima persona con cui abbiamo fatto una bella chiacchierata è Raffaella Marzagaglia, anni 44, insegnante di sostegno nelle scuole primarie, mamma di due ragazze adolescenti che giocano a basket nella ASD Bionics di Buccinasco.

Sei mamma di due atlete che giocano a Basket: quanto sta aiutando lo Sport praticato nella formazione della loro personalità, indipendenza e socialità?

Lo sport è sicuramente un buon alleato nell'educazione delle ragazze, è una "scuola di vita". Prima di tutto le tiene impegnate parecchie ore alla settimana togliendo tempo al cellulare e ai social, le "obbliga" a concentrarsi sullo studio: non c'è tempo da perdere, devono rimanere concentrate e far fruttare e gestire bene lo studio a casa, altrimenti non resta tempo per allenarsi. Lo sport insegna loro ad avere delle responsabilità: verso la squadra/società, verso le compagne ma soprattutto verso loro stesse. Permette loro di misurarsi con i loro limiti ma mettendole in condizione di "lavorare"  durante gli allenamenti per superarli, scoprendo il loro potenziale e le loro qualità, migliorando la loro autostima e la fiducia in loro stesse. Lo sport insegna la costanza: ci sono degli obiettivi da raggiungere che necessitano di lavoro quotidiano, pazienza e determinazione. Lungo il percorso a volte si incontrano sconfitte dalle quali imparare a gestire la
frustrazione, ma anche vittorie, delle quali si gioisce... ma dalle quali bisogna comunque imparare.

Le mie figlie si sono appassionate ad uno sport di squadra, un'occasione speciale per uscire dalla timidezza: in campo non servono le parole, a volte basta uno sguardo o un sorriso per trovare l'intesa giusta. Ma l'amicizia che nasce sul campo a volte va anche oltre al canestro e le amiche del basket diventano in un attimo LE Amiche, con le quali condividere altre mille avventure... A
volte però il confronto con le compagne è anche faticoso: sono coloro con le quali confrontarsi, sono coloro con le quali bisogna collaborare anche se non si va proprio d'accordo, non
sempre è facile.

Avete proposto, voi genitori, un incoraggiamento a praticare Sport oppure è prevalsa la determinazione delle ragazze?

Fin da quando le ragazze erano molto piccole abbiamo dato loro la possibilità di praticare sport, lasciandole libere di scegliere ciò che più preferivano. Per questo, seguendo i loro desideri, hanno provato diverse discipline: nuoto, pallavolo, danza, sci ed infine il basket, dove la loro prima esperienza è avvenuta a scuola grazie a un progetto promosso nel loro istituto con la società locale di basket e così hanno trovato la loro passione! Quindi sì, le abbiamo sicuramente stimolate a fare sport ma credo che la scelta finale sia poi stata loro.

Fare sport multidisciplinare oppure scegliere un indirizzo unico ed agonistico: cosa è consigliabile nella vostra esperienza di genitori e di famiglia?

Fare tanti sport diversi sarebbe sicuramente bello e stimolante ma nella nostra esperienza lo sport a livello agonistico è davvero molto impegnativo, per il tempo che richiede, a livello economico ed anche familiare ci sono diversi aspetti da considerare: le trasferte, il tempo da dedicare e gli
spostamenti sono davvero tanti e le ragazze che hanno solo 15 anni, vanno accompagnate e seguite. Questo per dire che non credo che sia possibile fare più sport contemporaneamente e
farli tutti bene allo stesso modo.

Ci sono rischi e nel caso come affrontarli, di bullismo, discriminazione nelle squadre femminili anche in ambito dilettantistico?

Alle mie figlie non sono fino ad ora capitati episodi di bullismo o discriminazione... ma ce ne sono sicuramente e i media e i social ce li raccontano spesso. Credo che l'educazione delle giovani atlete, fin dai loro primi passi nel mondo dello sport, sia fondamentale: un'educazione al rispetto, alla lealtà, all'attenzione e alla cura dell'altro, alla diversità come ricchezza e valore aggiunto, che poi non sono altro che i valori di qualsiasi disciplina sportiva. Il ruolo di società, allenatori e dirigenti gioca un ruolo fondamentale in questo senso; proprio per questo allenatori e dirigenti sono anche educatori e punto di riferimento per i nostri atleti. Possiamo parlare e raccontare
tante cose alle ragazze, ma alla fine ciò che più "parla" è l'esempio che ricevono dagli adulti, soprattutto la coerenza tra ciò che diciamo e ciò che facciamo e come agiamo. A tutto
questo gli adolescenti sono particolarmente attenti e sensibili e da questo "imparano" il loro atteggiamento e sviluppano l’empatia e sensibilità verso l'altro.

Un suggerimento per contrastare il tifo avverso sulle tribune dei campi e delle palestre?

Contrastare il tifo di genitori... questa credo sia uno degli aspetti più difficili dello sport giovanile! Troppe volte noi genitori confondiamo il tifo con insultare gli avversari. Tifare vuol dire incoraggiare i nostri ragazzi, esultare per i loro risultati e incitarli nei momenti di difficoltà. Quando il tifo si trasforma in insulti agli avversari non é piu tifo e torniamo alla domanda precedente, diventiamo esempio per i nostri ragazzi di bullismo e discriminazione. Impariamo invece ad applaudire davanti ad una bella azione degli avversari, ad una loro meritata vittoria e insegniamo ai giovani atleti la bellezza vera dello sport. Ricordiamoci che mentre noi guardiamo i
nostri ragazzi giocare loro ci sentono tifare... ed imparano dai nostri comportamenti più che dalle nostre parole.

Una cosa che sarebbe da fare a Buccinasco come organizzazione, oppure a livello di attrezzature (anche scolastiche)?

Sicuramente una manutenzione adeguata e tempestiva delle palestre. Oppure nel campo della formazione di istruttori o dirigenti sportivi: per gli allenatori proporrei un breve corso di pedagogia/psicologia con un particolare approfondimento al tema della gestione della frustrazione e del rinforzo positivo, due aspetti fondamentali per la crescita personale dei
bambini e degli adolescenti.

Cosa possono fare i Comuni per lo sport: aiuti economici per le famiglie che non possono permettersi i costi dello sport?

Credo che lo sport sia fondamentale insieme all’istruzione, tutte le istituzioni locali dovrebbero impegnarsi stanziando delle sovvenzioni e sussidi economici per quelle famiglie che
necessitano di un aiuto.

Attualmente la squadra delle mie figlie è tra le prime posizioni nella classifica del campionato sia under 14 sia under 15.  Entrambe le mie figlie hanno partecipato alle selezioni regionali per il progetto Maglia azzurra anno 2010. 

Massimo Biadigo

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