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Oggi parliamo con Massimo Vezzani, una vita tra panchina (e fischietto), promotore del progetto che unisce il basket in più comuni del Sud-Ovest Milanese.
Allenare e fare squadra, anche tra Comuni vicini: l’intervista a Massimo Vezzani

TREZZANO|CESANO BOSCONE|GAGGIANO
La pallacanestro giovanile è sempre stata la fiamma della tua passione: scegli tra tanti ricordi uno che risuona ancora nelle palestre di Trezzano.
Di ricordi ce ne sono tantissimi, ma se devo sceglierne uno dico i tornei “minibasket” di fine stagione degli anni ’90. Vedere quella palestra stracolma di bambini e famiglie, il rumore dei palloni che rimbalzavano ovunque e l’entusiasmo puro negli occhi di chi segnava il primo canestro, rappresenta per me l’essenza del nostro lavoro: non solo sport,
ma aggregazione e festa.
Sei stato anche un arbitro di basket oltre che un super coach: come ha completato la tua cifra avere usato per tanti anni il fischietto in campo?
Vedere il gioco da “dentro” il campo, con il fischietto in bocca, mi ha insegnato il rispetto profondo per la difficoltà di prendere decisioni in una frazione di secondo. Come coach, questo mi ha reso più equilibrato: capisco l’errore arbitrale come parte del gioco e cerco di trasmettere ai ragazzi che l’alibi dell’arbitraggio non aiuta a crescere. Arbitrare ti insegna a
gestire la pressione e a comunicare con autorevolezza, doti fondamentali anche in panchina.
Trezzano è un paese vivace e con altre discipline sportive presenti. Cosa è apprezzabile nelle ASD che conosci fuori dal basket?
Apprezzo enormemente la resilienza e la capacità di fare “rete”sociale. Che sia calcio, pallavolo o arti marziali, vedo nelle altre ASD lo stesso spirito di volontariato che anima noi. Ammiro chi riesce a mantenere viva la tradizione sportiva adattandosi ai tempi moderni, offrendo ai ragazzi alternative sane alla strada o alla sedentarietà digitale.
L’operazione che ha portato ad allargare verso Cesano e Gaggiano la presenza e lo sviluppo del basket ha richiesto molte energie organizzative. Dopo alcuni anni sei soddisfatto dei risultati ad oggi?
Assolutamente sì. Non nascondo che all’inizio sia stata una sfida logistica e culturale enorme unire realtà storiche diverse sotto un progetto comune (quello che oggi vede collaborare Trezzano, Cesano e Gaggiano). Tuttavia, i numeri ci danno ragione: abbiamo creato un polo cestistico importante nel Sud-Ovest Milano, che permette ai ragazzi di trovare la loro dimensione ideale, dal minibasket fino alle prime squadre, senza dover cambiare società. Facciamo gruppi più omogenei per capacità senza però creare barriere, perché siamo all’interno della stessa società. La fatica è ripagata dalla vitalità del
movimento che abbiamo creato.
Sport e scuole, famiglie, inclusione e programmi sostenibili: quale è il segreto della vostra Associazione e cosa servirà nel prossimo futuro?
Il segreto è la presenza costante e il dialogo. Essere nelle scuole non solo per reclutare, ma per educare. Per il futuro servirà ancora più professionalità: le famiglie oggi ci chiedono non solo tecnica, ma un ambiente formativo sicuro e inclusivo. La sostenibilità passerà dalla capacità di formare istruttori che siano anche educatori.

Alcuni asset si sono modificati nel corso degli anni (media, social, sponsor…): quanto conterà seguire la modernizzazione anche nello sport dilettantistico?
È vitale. Oggi se non comunichi sui social, per i ragazzi “non esisti”. La modernizzazione non è un vezzo, è l’unico modo per dialogare con le nuove generazioni e per dare visibilità agli sponsor che sostengono il nostro volontariato. Dobbiamo essere veloci e digitali fuori dal campo, per portare i ragazzi dentro il campo.
La convenzione per l’utilizzo delle strutture è ancora un elemento strategico per una Associazione fondata sul volontariato?
È la pietra angolare. Servono però convenzioni sostenibili o lo sport dilettantistico accessibile a tutti morirebbe. I costi di gestione degli spazi sono insostenibili per le sole quote delle famiglie.
Pensi sia opportuno avere anche tavoli intercomunali ed interdisciplinari per migliorare i servizi offerti? Avresti una proposta concreta?
Sì, è fondamentale, soprattutto per noi che operiamo su tre Comuni (Trezzano, Cesano, Gaggiano). La mia proposta concreta è condividere buone pratiche di manutenzione e magari organizzare eventi intercomunali che aiutino a superare la logica del “campanile”.
Il volley italiano è salito sul tetto del mondo… Che passo dovrebbe fare il basket secondo te per scalare traguardi simili?
Il volley ha lavorato benissimo sulla semplicità e sulla penetrazione scolastica, rendendo il gioco fruibile subito. Il basket deve imparare a semplificarsi per i neofiti e investire massicciamente nella visibilità in chiaro e nei progetti scolastici gratuiti. Dobbiamo tornare a essere lo sport “del cortile” e della scuola, accessibile e immediato.
Che eccellenze si trovano nel territorio che seguite in termini di attrezzature e cosa andrebbe potenziato nei prossimi 4 anni?
L’eccellenza è la capillarità: abbiamo diverse palestre scolastiche che ci permettono di coprire il territorio. Tuttavia, molte strutture (come la storica Concordia o il palazzetto di Cesano) sentono il peso degli anni e non sono più omologate per campionati di alto livello. Nei prossimi 4 anni andrebbe potenziata la manutenzione straordinaria (pavimentazioni,
riscaldamento) e, sognando, servirebbe un impianto polifunzionale moderno sovracomunale, in grado di ospitare eventi con maggior pubblico, degni del livello raggiunto dalle nostre società.
Intervista a cura di Massimo Biadigo