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Incontro con Pietro Sarubbi, artista di una generazione in via d’estinzione

L'intervista dopo la chiusura di cinema e teatri per fra fronte all'emergenza Covid.

Incontro con Pietro Sarubbi, artista di una generazione in via d’estinzione
Cultura e turismo 25 Febbraio 2021 ore 08:45

Incontro con Pietro Sarubbi, artista di una generazione in via d’estinzione.

Incontro con Pietro Sarubbi, artista di una generazione in via d’estinzione

“The Show Must Go On” intonava Freddy Mercury nell’ultimo grande capolavoro dei Queen. Dopo la chiusura di cinema e teatri per fra fronte all’emergenza Covid, sono in tantissimi gli artisti che danno ragione al famosissimo musicista britannico. Tra di loro spicca Pietro Sarubbi.

Nato a Milano nel 1961, inizia il suo percorso artistico lavorando nel circo per poi affermarsi in teatro, in televisione e al cinema. Autore SIAE rappresentato dal 1993, iscritto all’Albo dei Giornalisti dal 2000, regista per il teatro, conduttore televisivo, scrittore, si occupa anche di formazione aziendale. È docente del corso di Regia presso Milano Cinema e Televisione, dipartimento di Fondazione Milano.

Buongiorno Pietro, mi sono appassionata leggendo le varie biografie e devo dire che sei un’artista a 360°, complimenti! Prendendo in considerazione le tue figure professionali, quale ti emoziona maggiormente?

Tra tutte le professioni che mi capita di fare, che comunque sono tutte molto legate fra di loro al mondo della comunicazione per immagine, quella che più mi affascina, mi emoziona, è quella di attore teatrale perché ogni sera sul palco il cuore si mette in movimento e cerca la corrispondenza del cuore degli spettatori: l’emozione, l’adrenalina, la non certezza che tutto funzioni e che tutto vada bene.

Questo è il motore che rende vivo il cuore dell’attore teatrale e quindi è quello che più corrisponde alla mia necessità di vivere artisticamente. Posso inserire a pari merito, perchè molto interessante e molto emozionante, la professione del docente universitario: avere a che fare con dei giovani che desiderano vivere quel mondo per cui tanto tu ti sei dato da fare, in cui tanto hai creduto e vedere che ci sono dei giovani che hanno voglia e desiderio di crescere per costruire un cinema migliore e per un mondo migliore. Si! Anche questo mi dà molte emozioni e mi rende molto orgoglioso della mia attività.

Data la tua lunga carriera in questo campo ti senti più attore, regista o docente?

Mi sento certamente più docente perché, anche quando fai l’attore o il regista, sei comunque un docente, dato che tutti quelli che lavorano con me o che usufruiscono del mio lavoro mi osservano con delle aspettative e con attenzione per assimilare il meglio che tu possa trasmettere. Per questo bisogna fare una grande attenzione sul lavoro a non trasmettere un “peggio” perché comunque anche quello è fortemente visibile. Regista, attore, giornalista, docente, formatore aziendale, ogni attività ha le sue fatiche e le sue bellezze, ognuna di queste attività comunque dona delle sensazioni più preziose del pagamento e per questo hanno un plusvalore che rende più interessante il risultato umano a confronto con la fatica.

Sappiamo tutti che il mondo dello spettacolo è cambiato nel tempo, che rapporto hai avuto con esso in passato? Raccontaci delle tue esperienze salienti.

Il mondo dello spettacolo è cambiato e continua a cambiare velocemente per le continue innovazioni tecnologiche. Una volta quando si faceva un film era importantissimo non sbagliare perché la pellicola, fatta con sali d’argento, era costosa e preziosa. Ora col digitale quasi non ci sono più costi nel replicare 100 volte la stessa scena, quindi un bravo attore non vale più tanto quanto in passato. Invece in questi tempi vale un attore di partito, cioè uno di quegli attori imposti dalle egemonia culturale che da oltre 50 anni pervade il nostro paese distruggendo il panorama artistico, evidenza di questo la crisi fortissima del cinema italiano che non è assolutamente amato all’estero come lo era un tempo.

Ci sono differenze tra il mondo dello spettacolo attuale e quello di allora?

Il lavoro è cambiato sia per innovazione tecnologica e sia perché i mezzi sono diversi. Una volta c’era la RAI con un unico canale, mentre adesso, se pensate alle centinaia di canali che ci sono in televisione, capite che bisogna produrre centinaia e centinaia di prodotti video che non hanno più la qualità che avevano una volta. In televisione ci vanno tutti e il cinema lo fanno tutti, non è più un problema di qualità.

Immagina di essere ad un colloquio sul futuro del mondo dello spettacolo con Franceschini, cosa gli consiglieresti per migliorare la situazione attuale dello spettacolo e degli artisti?

A parte il fatto che non vorrei proprio avere un colloquio con Franceschini perché è una persona che non stimo e valuto assolutamente incapace ed incompetente, messo lì dal potere politico. In Italia non si può avere un ministro della salute che sia un grande medico, un ministro del lavoro che Sia un grande imprenditore, un ministro della scuola come grande uomo di cultura e così via. Franceschini non ha fatto nulla negli ultimi anni che potesse essere utile per il cinema, per il teatro, per l’educazione delle scuole d’arte, come non ha fatto nulla nessuno degli assessori alla cultura delle varie regioni.

Purtroppo tutta la cultura è in mano alla politica e la politica usa la cultura come un giardinetto dove far comodamente pascolare gli amici più cari, quindi l’unica cosa che potrei dire seriamente e con affetto a Franceschini è di farsi da parte e lasciare il suo posto a qualcuno che veramente ha voglia di lavorare e veramente ha voglia di riportare l’Italia ai livelli altissimi di cultura dei vecchi tempi.

Nonostante il periodo di restrizioni dato dalla pandemia, hai dei progetti realizzabili in un prossimo futuro?

Non ho nessun progetto per questo periodo terribile. Tanti mi hanno chiesto di fare del teatro online, del teatro on demand, fare spettacoli tramite il telefonino o il computer ma non ci riesco: è come portare i fiori di plastica sulla tomba di una persona amata o fare l’amore con una bambola gonfiabile. Il teatro deve stare nel teatro e il cinema deve stare nel cinema. Noi attori siamo abituati ai sacrifici, siamo abituati ai maltrattamenti, alle vessazioni e nonostante nessuno abbia pensato di aiutare la categoria degli artisti con un minimo contributo di sostegno, noi con grande dignità aspetteremo che questo periodo terribile finisca per tornare a fare il nostro lavoro, che è quello di emozionare quei cuori spenti e tristi che hanno bisogno di sognare e per questo hanno bisogno della cultura e dello spettacolo.

Non nascondo che quest’ultima domanda mi è stata suggerita e sono molto curiosa di scoprire la risposta dato che non sono riuscita a comprenderne bene il significato. Puoi raccontarmi chi era Pedro e chi è Pietro?

Questa domanda è molto personale… Comunque non è un problema rispondere. Io mi chiamo Pietro sono nato con questo nome e sono stato chiamato con questo nome. Una volta diplomato all’Accademia, sul consiglio di un direttore artistico presi il nome di Pedro perché era più esotico; ho dei tratti sudamericani per cui funzionava. La mia vita è cambiata radicalmente quando 15 anni fa girai il film “The Passion” di Mel Gibson: ho riflettuto quanto fosse importante il nome che è legato al sacramento del Battesimo. Nel film e nel Vangelo, Gesù, quando incontra Simone, gli fa capire concretamente che sta cambiando e per testimoniare la sua evoluzione gli cambia nome in Pietro.

Successivamente, diventando genitore ho capito quanto fossero importanti i nomi dei miei figli e allora ho pensato a quanto fosse stato fondamentale per mio padre chiamarmi Pietro. Per questo ho creato una gran confusione nei titoli dei film, nella storiografia, nella bibliografia e nel curriculum vari e sono ritornato Pietro Sarubbi.

Questo è un esempio di come un uomo possa fare molti film nella sua vita e di come sia riuscito a fare della propria vita un film. Dopo aver intervistato questo artista di grande personalità, che non si piega davanti alla criticità del momento ma mantiene inesorabilmente la propria dignità in onore dell’arte e della cultura, non possiamo che prenderne spunto e sperare o cercare di cambiare (perchè no?) la realtà in un futuro migliore.

The Show Must Go On. Lo spettacolo deve continuare.

Intervista di Paola Bonacina

CronistaINLibertà
a cura di Renato Caporale

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