Regali di Natale, dieci prodotti da meditazione

Dai grandi della letteratura ai divi di Hollywood, passando per i monaci delle antiche abbazie e le ritualità dell’Estremo Oriente: ecco i migliori prodotti che aiutano a gratificarsi e rinascere

Regali di Natale, dieci prodotti da meditazione
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Siete a caccia di idee per i regali di Natale? Gli impegni quotidiani e la necessità di essere sempre connessi per non soffrire di quella che gli esperti hanno definito FOMO – fear of missing out, paura di sentirsi tagliati fuori – amplificano sempre di più la percezione che il tempo sia la cosa più preziosa che abbiamo. Per questo la necessità di trovare un momento da dedicare a se stessi, o alle persone care, diventa un bisogno sempre più sentito e diffuso. Ma se il tempo non si può fermare, si può trovare comunque il modo di valorizzarlo. E prendendo spunto dal passato, diversi possono essere gli alleati che possono venirci incontro il tal senso. Dalla birra al rum, ecco i prodotti (non tutti alcolici) amici della meditazione e della rinascita. È quanto emerge da una ricerca condotta da Found! Story Engagement.

Regali di Natale: birra

Negli ultimi anni il trend delle cosiddette birre da meditazione, ovvero quelle da assaporare in un tranquillo dopo cena o al culmine di una giornata intensa, è letteralmente esploso. Spesso portano con sé un heritage secolare e avvincente come nel caso di Grimbergen, una delle più antiche birre belghe d’abbazia, che la cui storia è indissolubilmente legata a quella dell’abbazia, che venne fondata nel 1128 e fu distrutta per tre volte nel 1142, nel 1566 e nel 1798 e ricostruita dopo ogni incendio e calamità. Non a caso i monaci di Grimbergen scelsero come emblema la fenice, che simboleggia la perpetua rinascita della loro abbazia, e adottarono un motto in onore di questo animale leggendario: Ardet nec consumitur, Brucia ma non si consuma.

Vino

Per raccontare il valore quasi spirituale che può avere il vino basta menzionare uno dei più bei film di sempre. Un banchiere londinese, Max Skinner, inaridito dal denaro e da una vita trascorsa nel cinismo degli affari, eredita la vigna provenzale del vecchio zio ormai dimenticato, Château La Siroque, un luogo sospeso nel tempo, immerso nella campagna romantica della Provenza, dove tutto profuma dell’accoglienza mediterranea dei vini che da quella terra nascono. È subito magia. È questa la vicenda che anima la pellicola Un’ottima annata diretta da Ridley Scott: una storia semplice, non scontata, che nasce da un evento apparentemente insignificante capace di cambiare per sempre la vita del protagonista e di trasportarlo anche in un intenso viaggio alla scoperta di sé stesso edelle proprie radici, inestricabilmente – come scoprirà –  legate al vino.

Whisky

Hollywood non sarebbe Hollywood senza il whisky, protagonista, comparsa, attore non protagonista ma spesso sulle scene di tanti film cult che hanno fatto la storia del cinema americano. Non è un caso se la prima battuta della star Greta Garbo, nel film sonoro Anna Christie del 1930, fu: “Dammi un whisky, ginger ale a parte e non essere avaro, baby”. Nel film “Casablanca” (1942), Humphrey Bogart lo si ricorda molto non solo per la il suo cappello ma soprattutto per un’immancabile bottiglia di whisky. Sembra poi che Marilyn Monroe, nel film “A qualcuno piace caldo” (1959), dovette ripetere ben 59 volte la semplice battuta : “Dov’è il Bourbon?”.

Rum

“Non v’è nulla, senza dubbio, che calmi lo spirito come il rum e la vera religione”. Questa celebre espressione appartiene al poeta inglese di Lord Byron e la dice lunga sulla larga considerazione di cui gode il rum fin dall’Ottocento.

Daiquiri

E’ un leggendario cocktail di rum bianco, lime e zucchero di canna inventato nel 1914 da Costantino Ribalaigua, allora proprietario de “El Floridita”, storico locale dell’Avana che lo scorso anno ha festeggiato i suoi duecento anni di vita. La bevanda conquistò lo scrittore Ernest Hemingway, da allora frequentatore abituale del locale, tanto che nel bar c’è una statua del celebre narratore americano. Del Daiquiri lo scrittore premio Nobel proprio non poteva farne a meno, nemmeno quando scoprì di avere il diabete. Per questo ispirò anche una rivisitazione in suo onore chiamata Hemingway Special (o Papa Doble, dal soprannome cubano dello scrittore e per la presenza di due liquori): il succo di pompelmo e il Maraschino – liquore alla ciliegia di origine dalmata conosciuto durante il suo soggiorno in Italia – sostituiscono lo zucchero.

Sake

Orientali’s karma, per parafrasare una canzone di qualche anno fa. Il sake è la bevanda alcolica più tradizionale del Giappone. Non è un distillato, ma si realizza attraverso un processo di fermentazione e di pastorizzazione. Fondamentali sono due ingredienti: il riso e l’acqua. Attualmente esistono circasettecento tipi diversi di sake, praticamente un’infinita combinazione di elementi, e anche di tipi di produzione. Nella cultura giapponese il suo consumo è obbligatorio per segnare un momento importante della propria vita, accorcia i tempi e rende più forti le emozioni.

Grappa

La grappa e le altre acquaviti sono probabilmente i “parenti stretti” del superalcolico più antico finora scoperto. I reperti storici parlano di una certa “acqua arzente”, descritta da Marius Graecus nell’VIII secolo; tale bevanda si preparava distillando il vino stesso e già nel XVIII secolo acquisì il nome di “acqua vitae”(per l’uso farmacologico). Molto probabilmente, poco dopo se ne differenziò la grappa propriamente detta che, anziché dal vino o dal mosto, è ricavata dalle vinacce. Originariamente considerata un distillato di poco pregio e consumata solo dai contadini, oggi è un trend sempre più forte e diffuso.

Vodka

Quando si parla di vodka non occorre necessariamente associarla agli eccessi. Come ogni superalcolico, se consumato con moderazione, non fa male, anzi. Recentemente uno studio di esperti della Bangor University e del King’s College di Londra ha spiegato, tra le altre cose, che la vodka è portatrice di energia e sicurezza.

La famosa pratica del Tè delle cinque risale alla metà dell’Ottocento. Nel 1840, infatti, la settima duchessa di Bedford Anna Maria Stanhope, ebbe l’idea geniale di “istituire” il tè del pomeriggio per colmare il lungo divario tra pranzo e cena. Da allora questo momento è diventato l’emblema del tempo che si decide di dedicare a se stessi o in compagnia delle persone care per staccare dalla vita quotidiana e auto-gratificarsi. Addirittura attorno a questo rito è nata anche una tendenza, il cosiddetto “Wonderful Time”, portata in Italia da Clipper.

Cioccolato fondente

Rappresenta l’abbinamento perfetto con quasi tutte le bevande viste finora. Dal vino al whisky passando per il rum e anche la birra: il cioccolato fondenteesalta l’esperienza sensoriale e ha ispirato, in Italia, anche il volume “Cioccolato Codex Nero Fondente”, una vera e propria guida completa dedicata alla generazione dei “Fondentisti”. In più occorre ricordare che il cacao è ricco di flavonoidi, che possono dare una sferzata di energia all’umore e alla lucidità, e dimagnesio, che agisce positivamente sull’umore

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