Uccise ciclista, gli inquirenti: "Indole malvagia, non ha mai frenato dopo l'impatto"

Dopo l’incidente, avvenuto il 29 settembre del 2017, Zacco si è reso irreperibile.

Uccise ciclista, gli inquirenti: "Indole malvagia, non ha mai frenato dopo l'impatto"
Cronaca 22 Giugno 2019 ore 16:07

Uccise ciclista, gli inquirenti: "Indole malvagia, non ha mai frenato dopo l'impatto".

Uccise ciclista, gli inquirenti: "Indole malvagia, non ha mai frenato dopo l'impatto"

CESANO BOSCONE – Guidava con la patente revocata a 125 km/h, ha travolto il ciclista cingalese e lo ha trascinato per 70 metri sul parabrezza. L’impatto è stato violentissimo: l’uomo, Rasarantam Saruanathan, 39 anni, ha infranto il vetro con la testa, poi il guidatore lo ha travolto spaccandogli tutte le ossa, lesionandogli milza, stomaco, fegato. Lo ha lasciato sull’asfalto agonizzante: due ore dopo la vittima è morta sotto i ferri, troppo gravi le ferite riportate.

Le indagini dei carabinieri

L’uomo alla guida non ha schiacciato il freno nemmeno per un istante. Lo confermano i dati rilevati dalla centralina dell’auto, una Bmw 520  D scura, le cui rilevazioni diagnostiche sono state di grande aiuto nelle indagini dei carabinieri di Corsico, guidati dal capitano Pasquale Puca e dal tenente Armando Laviola. Sul display della macchina poco dopo le 23.30, orario dell’incidente secondo le testimonianze, sono comparsi avvisi di cautela e segnalazioni che indicavano cofano aperto, il parabrezza rotto e i fanali malfunzionanti.

L'arresto del responsabile

Al volante c’era Carlo Zacco, 48 anni, originario di Palermo ma residente a Vermezzo. Conosciuto anche a Cesano, soprattutto per i diversi precedenti e per il cognome della famiglia, più volte finita nelle carte delle inchieste per rapporti con la mafia palermitana. “Indole malvagia, Zacco si è dimostrato indifferente davanti alla morte, con totale spregio della vita umana”, hanno scritto gli inquirenti. Il gip Manuela Accurso Tagano ha accolto la richiesta del pm Gaetano Ruta e ha convalidato la custodia cautelare in carcere. Unica forma di prevenzione possibile per una persona che ha tentato in tutti i modi di inquinare le prove che lo avrebbero incastrato. Accusato di omicidio stradale, Zacco si trova ora a San Vittore: dovrà chiarire diversi punti della vicenda, dopo che è sparito e si è reso latitante per quasi due anni.

Due anni di latitanza

Dopo l’incidente, avvenuto il 29 settembre del 2017, infatti, Zacco si è reso irreperibile. Solo di recente i carabinieri sono riusciti a rintracciarlo a Liscate, dove si nascondeva. Ha potuto approfittare di una vasta rete di conoscenze e di omertà: nessuno ha parlato, nessuno ha detto che c’era lui alla guida e non il genero Kevin Arundine, 21 anni di Casorate Primo, il primo indiziato perché a lui era intestata la Bmw, presa a noleggio tramite la società Luxury Life Consultin Kft con sede a Budapest. Ma Arundine aveva un alibi, confermato da amici e fidanzata: era a cena fuori, a bordo di una Golf. Al volante della Bmw c’era Zacco, senza alcun dubbio.

A coadiuvare le indagini anche i Ris di Parma

Perché a confermare l’intuizione dei militari di Corsico sono intervenuti i Ris di Parma che hanno prelevato campioni di sangue dal volante e dal parabrezza dell’auto: due prelievi, uno era della vittima, l’altro di “ignoto 1” che grazie a un confronto con quello della figlia, compagna di Arundine, ha tolto ogni dubbio. Il dna della giovane era stato prelevato da un bicchiere e ha consentito di identificare con certezza l’omicida. I carabinieri hanno lavorato in un clima di totale omertà. Zacco non si è mai presentato in caserma, anche perché sarebbero stati evidenti i segni sul volto (tanto che poi si è dovuto sottoporre a un intervento chirurgico) in seguito all’impatto. Gli inquirenti hanno sottolineato proprio questo punto: nessun rimorso, anzi, ha fatto di tutto per sfuggire alla cattura. Zacco, pluripregiudicato, ha scontato complessivamente 21 anni di carcere, con condanne per associazione per traffico di droga, armi, rapina, sequestro di persona. È indagato anche dalla Dda di Caltanisetta per estorsioni, con l’aggravante di aver favorito Cosa nostra.

Francesca Grillo

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