Rapita in Kenya, sui social gli insulti a Silvia Romano

Molti su Facebook criticano violentemente la volontaria rapita in Africa

Rapita in Kenya, sui social gli insulti a Silvia Romano
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Rapita in Kenya, sui social gli insulti a Silvia Romano.

Rapita in Kenya, sui social gli insulti a Silvia Romano

MILANO – Se esiste un modo per appesantire il dolore enorme di sapere una figlia, un’amica, tra le mani di rapitori, a 9mila chilometri da casa, lo hanno trovato i volti nascosti dagli schermi dei seminatori di odio sui social. Quelli che proprio non riescono a non esprimere indignazione, nascondendosi dietro al facile “dico quello che penso”. Ma pensare certe cose ha solo una forma: vergogna e squallore.

Le frasi incriminate

“Un’oca giuliva, poteva stare a casa ad aiutare gli italiani”. “Ora quanto ci costerà farla tornare a casa sua per sempre, con l’obbligo di dimora e firma però”. “Se l’è cercata”. “Lasciamola lì, dove è voluta andare”. “Bloccare i pagamenti dei riscatti: far morire un buonista per educarne cento”. Doveroso ricordare cosa sta succedendo.

Chi è Silvia

Silvia Romano ha 23 anni e lavora come cooperante per una onlus che ha sede nelle Marche, la Africa Milele che si occupa soprattutto di bambini. Silvia era lì proprio per l’amore nei confronti dei bambini sfortunati, lavorava in un orfanotrofio, partecipava a progetti umanitari in Kenya. Martedì sera il rapimento: una banda armata ha ferito cinque persone, tra cui un ragazzino di 12 anni, e l’ha sequestrata. Troppo presto per capire i contorni esatti della vicenda e anche la famiglia di Silvia è chiusa in un prudente silenzio, come suggerisce la Farnesina.

MotoWay Ottobre 2018

Gli aggiornamenti dal Kenya

Intanto, arrivano le prime notizie da Mombasa: 14 persone sono state arrestate dalla polizia keniota. Sarebbero i complici delle otto persone che hanno sequestrato la ragazza nel villaggio di Chakama, ora sotto interrogatorio per cercare di tirare fuori i nomi dei responsabili e salvare la giovane. Diverse le ipotesi sull’origine del rapimento. Alcuni testimoni avrebbero sentito parlare la banda armata in somalo: si tratta forse di gruppi di delinquenti assoldati da integralisti islamici per rapire gli stranieri, ma è ancora presto per saperlo. Le ore sono fatte di angoscia e preoccupazione e in questo scenario si inseriscono gli haters dei social, quelli che proclamano il motto “aiutiamoli a casa loro” ma poi vomitano insulti e offese alla giovane che lavorava tra quelle popolazioni. Ma c’è una parte, la più grande, per fortuna, che si schiera dalla parte della cooperante, della famiglia e degli amici che vivono momenti di puro terrore. E si accende una luce nel buio dell’ignoranza: “Silvia, siamo tutti con te”.

Francesca Grillo

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