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Positiva al covid, la mamma vede la sua bambina 19 giorni dopo il parto FOTO

La piccola era nata al settimo mese. Una storia che arriva da Niguarda nella Giornata Mondiale della Prematurità

covid mamma vede bambina

Positiva al covid, la mamma vede la sua bambina 19 giorni dopo il parto.

Positiva al covid, la mamma vede la sua bambina 19 giorni dopo il parto

MILANO – Diciannove giorni senza vedere la sua bambina. Tanto ha dovuto aspettare la neo mamma per vedere sua figlia nata prematura. Una storia che arriva dall’Asst Ospedale Niguarda, nella Giornata Mondiale della Prematurità.

Una storia che arriva dall’Asst Ospedale Niguarda

“Diventare genitori e poter vedere la propria bimba per la prima volta 19 giorni dopo la nascita. È  la storia di Stefano e Delizia diventati mamma e papà ai tempi del covid – raccontano da Niguarda –. Una gravidanza tanto attesa con un parto che arriva quasi all’improvviso con due mesi di anticipo rispetto alla data attesa e che porta a un ricovero della loro bimba nella terapia intensiva neonatale di Niguarda. Ma purtroppo a frapporsi tra i genitori e la loro bimba ci sono le misure anti contagio che tengono i genitori fuori dal reparto, vista la positività della mamma.

Nuove forme “di vicinanza a distanza”

La lontananza fisica però è stata un’occasione per nuove forme “di vicinanza a distanza” con la possibilità di attivare anche una staffetta per far arrivare il latte materno in terapia intensiva neonatale”. Purtroppo anche le neonatologie non sono risparmiate dall’uragano covid e bisogna attrezzarsi per accogliere in sicurezza i nuovi nati da coppie positive al virus.

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Diventare genitori ai tempi del covid

“Delizia 37 anni e Stefano 36 anni, da diverso tempo rincorrono il desiderio di diventare genitori, finalmente ci siamo. Anche se la gravidanza a un certo punto riserva loro qualcosa di completamente inaspettato”, ancora da Niguarda. “Ero al settimo mese e la rotondità della pancia si stava giusto abbozzando leggermente – ricorda la mamma -. Ero convinta di avere ancora settimane, mesi davanti a me prima della nascita”. Ma non è andata così.

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La positività al coronavirus della mamma

“Era la mattina del 12 maggio all’improvviso le contrazioni. Erano le 5.45 del mattino quando siamo partiti da casa, alle 6.41 la piccola è nata a Niguarda. È stato tutto velocissimo e non c’è stato il tempo di rendersi conto di nulla. In sala parto infatti la piccola è stata subito assistita da un’equipe dedicata che l’ha messa nel lettino termico per portarla in terapia intensiva neonatale. Pensavamo di poterla vedere da lì a poco ma non è andata così”, aggiunge il papà. Il tampone infatti rileva la positività della mamma al coronavirus e scattano le misure di prevenzione.

La lontananza fisica dalla piccola

“Siamo stati dimessi il giorno dopo e ci è stato spiegato che non potevamo accedere al reparto. Abbiamo compreso fin da subito che non poteva essere diversamente, certo è stato molto difficile ma tutto il personale medici e infermieri ci sono stati molto vicini – spiegano i genitori -. Ogni giorno ci inviavano continui aggiornamenti e ci inviavano foto e video della nostra piccola. Ogni piccolo passo avanti era documentato e inviato”.

Il racconto del Direttore della Terapia Intensiva Neonatale di Niguarda

Stefano Martinelli, Direttore della Terapia Intensiva Neonatale di Niguarda, spiega: “Si è trattato di un parto pre termine avvenuto alla 32esima settimana di gravidanza, la piccola alla nascita pesava 1450 grammi. Viste le condizioni c’è stato bisogno di un supporto respiratorio non invasivo che si è protratto per una decina di giorni, dal punto di vista clinico per fortuna non ci sono state altre complicazioni. Non è stata rilevata alcuna positività al virus per la bambina e dopo quasi un mese è stato possibile dimettere la piccola con un peso di 1900 grammi”. Giorni lunghissimi per la mamma, seguita anche con un supporto psicologico per affrontare il difficile periodo.

Il latte da far arrivare in ospedale alla piccola

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“Ogni 2-3 giorni, arrivava da Niguarda la chiamata della psicologa, è stato fondamentale per rassicurami e farmi capire che ero diventata mamma, era difficile realizzarlo in questa situazione di lontananza forzata. Ci siamo messi tutti d’impegno e poi c’era il latte da far arrivare in ospedale per la nostra piccola. Lo tiravo a casa e poi facevamo arrivare i contenitori in reparto tramite un’amica che ci faceva da corriere. Era l’occasione ogni volta per scrivere dei messaggi di incoraggiamento da far recapitare direttamente sulle etichette dei contenitori: erano per la mia bambina ma alla fine erano uno sprone per tutti ad andare avanti senza mollare. Quando ci hanno detto che il primo pasto per lei sarebbe stato di soli 3 grammi di latte siamo rimasti sbalorditi, così poco. Non ci rendevamo conto di quanto fosse piccola”.

L’emozionato commento della coordinatrice infermieristica

Paola Coscia, coordinatrice infermieristica della terapia intensiva neonatale commenta: “La mamma è stata bravissima e ha seguito tutte le indicazioni date. Per noi ovviamente c’era l’imperativo che non ci fosse nessun rischio di infezione per il piccolo, ma tutti gli studi scientifici disponibili al momento, escludono questa possibilità. È un messaggio che deve passare: le mamme positive al coronavirus possono allattare senza rischi con tutte le misure di prevenzione per evitare la trasmissione attraverso il contagio aereo. Inoltre nell’impossibilità di attaccare il piccolo al seno è importante favorire la spremitura e la conservazione del latte”.

Finalmente arriva il giorno delle presentazioni di persona

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Messaggi e videochiamate ma poi per fortuna arriva il giorno delle presentazioni di persona. “Ricordo chiaramente quella domenica non appena è arrivato l’esito negativo del tampone: siamo corsi a Niguarda erano le dieci di sera. Finalmente l’abbiamo vista, era uno scricciolo nel lettino è stata un’emozione travolgente – ricordano i genitori -. Dalle foto non ci rendevamo conto di quanto fosse piccola, l’incontro dopo 19 giorni ci ha fatto scoprire questo pulcino che era poco più grande della nostra mano. Solo vedendola ci siamo resi conto di essere diventati genitori”.

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