Omicidio Corsico, caccia ai complici del killer

Qualcuno potrebbe aver ospitato l’assassino dopo l’agguato. Continuano, senza sosta, le indagini dei carabinieri della Compagnia di Corsico

Omicidio Corsico, caccia ai complici del killer
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Omicidio Corsico, caccia ai complici del killer.

Omicidio Corsico, caccia ai complici del killer

CORSICO – La versione non convince, non tutta. Alcuni punti del racconto di Fabrizio Butà susciterebbero dubbi tra gli inquirenti che non considerano ancora  del tutto chiuso il caso.

La versione del killer

Intanto, il killer di Assane Diallo, ucciso sabato sera in via delle Querce con dieci colpi di pistola, davanti al gip di Milano Luigi Gargiulo ha confermato la versione che aveva dato ai carabinieri di Corsico, dove si era presentato domenica sera per costituirsi, ormai in trappola. “L’ho ammazzato perché mi provocava, chiedeva sempre soldi a Miky”, aveva raccontato, provando a giustificare il suo gesto con il fastidio che gli suscitavano le richieste di pochi euro alla sua compagna, Michela Falcetta, 32 anni.

Non mi pento

Davanti ai militari guidati dal tenente Armando Laviola, si era mostrato sfacciato: “Non mi pento, mi ha provocato”. Ma nella notte ha avuto modo di riflettere, e forse ha ascoltato qualche saggio consiglio, cambiando idea: “Mi dispiace averlo ucciso”.

Punti oscuri non convincono gli inquirenti

Ci sono però ancora punti oscuri sulla vicenda e non convincono gli inquirenti che ancora scavano sul passato del killer, della sua compagna  e della vittima per chiarire intrecci e scambi. Si sa che Michela spesso era a casa di Assane, almeno da quanto riporta sua moglie Olivia, che ne parla come “una ragazza che aveva tanti problemi, che rimaneva fuori casa e noi aprivamo la porta della nostra per ospitarla”.

Un nuovo movente?

Si conoscevano, e bene. Tanto che un paio di anni fa quando Michela pubblica una foto dove manda un bacio all’obiettivo, Assane commenta sotto: “A me?”. Uno scambio che potrebbe allargare il cerchio del movente, considerando il carattere di Butà che si accendeva in fretta, già conosciuto per aver sparato un colpo di fucile a canne mozze a Domenico Baratta, ammazzandolo a Milano nel 1998. “L’ho scambiato per un altro”, aveva detto. Si era fatto 15 anni di carcere.

Iniziata la caccia ai complici

Anche per il suo passato criminale lo conoscevano tutti al Lavagna, anche se aveva abitato per qualche anno a Cisliano con la ex moglie. Temuto e rispettato: difficile che qualcuno non gli abbia dato un posto dove dormire la notte dell’omicidio. “Ho dormito al parco Cabassina con Miky, ci siamo nascosti lì”. Ma la versione non convince e la caccia ai complici è iniziata. Qualcuno potrebbe aver ospitato l’assassino di Assane dopo l’agguato. Le indagini dei carabinieri della Compagnia di Corsico guidati dal capitano Pasquale Puca e dal tenente Armando Laviola per chiarire ogni dettaglio della storia procedono, anzi, non si sono mai fermate.

Francesca Grillo

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