Ricerche in corso

Non rientra dal permesso: irreperibile detenuta condannata per l’omicidio di una donna di 81 anni

Era reclusa a Bollate con fine pena nel 2032, uccise una donna anziana per il bancomat e da tre anni usufruiva di permessi e uscite dal carcere

Non rientra dal permesso: irreperibile detenuta condannata per l’omicidio di una donna di 81 anni

La detenuta era in carcere per  l’omicidio di una donna di 81 anni e da tre anni era in regime di articolo 21, quindi usufruiva di permessi e uscite dal carcere perchè il suo percorso dietro le sbarre sarebbe sempre stato contraddistinto da valutazioni positive. Questa volta però non ha fatto rientro nell’istituto al termine del permesso.

Non rientra in cella dopo il permesso: ricerche in corso della fuggitiva

BOLLATE – Non ha fatto ritorno nel carcere di Bollate dopo un permesso premio Alba Leonor Sevillano Zambrano, detenuta di nazionalità ecuadoriana condannata per l’omicidio di Franca Monfrini, 81 anni, uccisa nel suo appartamento nel 2011 in zona Bonola a Milano. La donna avrebbe dovuto rientrare in istituto nella serata di sabato, ma non si è presentata.

Condannata per un delitto con fine pena nel 2032

La condanna, con fine pena fissato al 2032, riguarda il delitto avvenuto nel capoluogo lombardo nel 2011: l’anziana vittima, dopo essere stata aiutata con la spesa, venne derubata del bancomat e strangolata con il proprio foulard, prima di essere soffocata con un cuscino. Alba Leonor Sevillano Zambrano aveva conosciuto l’anziana perchè allora era fidanzata con un uomo, italiano, i cui genitori abitavano nello stesso condominio della vittima. Fingendo di aiutare la donna con la spesa l’aveva aggirata per rubarle il bancomat – con cui è poi era riuscita a effettuare alcuni prelievi -. Poi l’ha strangolata con un foulard e l’ha uccisa.

Il Sindacato Autonomo Polizia Penitenzia: “un evento irresponsabile e gravissimo”

A rendere nota la mancata rientranza nella giornata di domenica è stato Matteo Savino, vicesegretario regionale per la Lombardia del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (Sappe). La detenuta, ammessa al regime dell’articolo 21, da circa tre anni usufruiva di permessi e lavoro esterno, con valutazioni ritenute positive nel suo percorso trattamentale.

Sono immediatamente scattate le ricerche da parte della Polizia penitenziaria. Savino ha definito l’episodio “gravissimo e irresponsabile”, pur precisando che un singolo caso non può mettere in discussione l’istituto dei permessi premio e delle misure alternative.

Il sindacato di Polizia chiede un rafforzamento dei presìdi sul territorio

Sulla vicenda è intervenuto anche Donato Capece, segretario generale del Sappe, sottolineando come la priorità sia ora il rintraccio della detenuta. Il sindacato chiede un rafforzamento dei presìdi sul territorio, compresi gli Uffici per l’Esecuzione Penale Esterna, e un incremento dell’organico della Polizia penitenziaria per garantire controlli efficaci su permessi premio, misure alternative, arresti domiciliari e servizi di piantonamento: “Servono nuove assunzioni nel Corpo di Polizia Penitenziaria – conclude -. La sicurezza dei cittadini non puo’ essere oggetto di tagli”.

Secondo i dati forniti dal Sappe, in Italia sono oltre 141mila le persone coinvolte nell’esecuzione penale esterna.