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Cronaca Corsico -

Niente pandoro in mensa ai bambini che non pagano: “Ennesima discriminazione”

“Un errore – spiega l’assessore all’Istruzione Fabio Raimondo – Un disagio di natura tecnica".

Niente pandoro in mensa

Niente pandoro in mensa ai bambini che non pagano: “Ennesima discriminazione”.

Niente pandoro in mensa ai bambini che non pagano: “Ennesima discriminazione”

CORSICO – Esistono bambini che non possono mangiare il piatto caldo a mensa, insieme agli altri compagni, e se ne è parlato molto. Qualcuno ne ha parlato in modo politico, rivendicando diritti e doveri. Altri si sono messi dalla parte di chi questa situazione la vive ogni giorno, chi la subisce, chi ne paga le conseguenze. Nessuna retorica, solo una verità che ancora non si capisce quanto possa fare male, a tutti.

Il caso Corsico, poi esteso ad altri Comuni

Succede che a Corsico (ma non solo qui) il diktat del sindaco di centrodestra Filippo Errante ha vietato ai bambini di genitori morosi di mangiare il pasto caldo a scuola. È vero, non c’è la discriminazione dei tavoli separati, come succede altrove, ma la discriminazione, in altra forma, c’è. Esistono due famiglie (se togliamo la terza tipologia, cioè coloro che seguono alimentazioni o scelte particolari nutrizionali): quelle che mandano a scuola il figlio con il panino, perché magari è un po’ schizzinoso e preferiscono dargli il cibo che gli piace, e quelle che non hanno la possibilità di scegliere, che il panino se lo devono portare per forza, magari vuoto.

Bambini “diversi”

Il caos viene fuori quando arriva l’ora di pranzo e ci sono tre bambini diversi: quello che porta pane e nutella, tutti i giorni, e suscita le invidie di chi si deve mangiare la minestra (secondo bambino) e quello che si deve portare il panino che il più delle volte finisce prima di pranzo, per la fame. E allora qualche maestra rinuncia al suo piatto o si approfitta dei pasti in più che il gestore consegna. Nel corso di questi mesi, da quando il Comune ha deciso che chi non paga la mensa si deve portare da casa il piatto o il panino, se ne sono viste parecchie, persino bambini che consumavano dolciumi a pranzo o addirittura fast food, messi in cartella da genitori frettolosi (anche in tema di riguardo alimentare).

L’apertura del Comune e le proteste in questi anni

Il Comune, da parte sua, ha sempre detto che “chi non può pagare viene aiutato dai servizi sociali”, ma le famiglie (soprattutto straniere ma non solo) non se la sentono di rivolgersi all’ente, un po’ per paura, un po’ per mancata conoscenza della normativa, un po’ (tanto) per la vergogna. Nel corso di questi tre anni, ci sono state manifestazioni e proteste, perché “non si può far pagare a un bambino la colpa dei genitori, quando si tratta di colpa”, dicevano i cittadini attivi (in prima linea Nessun Dorma), incoraggiando un sistema di riscossione dei crediti volto a punire i furbetti, ma senza toccare i bambini che meritano un pasto caldo ogni giorno (soprattutto se è l’unico che consumano).

La questione “pandoro”

Con il pugno duro il Comune ha dichiarato di aver recuperato parecchi soldi, ma molti si sono chiesti se ne è valsa la pena, sulla pelle dei bambini, tutti, pure di quelli che mangiano in mensa. Sì, perché la discriminazione la avvertono. Succede, per esempio, che non venga servita la fetta di pandoro a tutti i bambini, prevista dal menu speciale natalizio. Una bambina si accorge di un compagno che ci rimane male, e con sensibilità va dalla maestra e le chiede di intervenire. La fetta di pandoro viene consegnata al bambino che non può mangiare in mensa, ma solo perché un altro ha rinunciato.

L’assessore Raimondo sulla vicenda

“Un errore – spiega l’assessore all’Istruzione Fabio Raimondo –. Un disagio di natura tecnica. Un’errata comunicazione da parte di Camst – l’azienda che si occupa della ristorazione scolastica, ndr – ai terminali di distribuzione scolastica ha impedito ad alcuni bimbi di festeggiare insieme ai loro compagni il Natale. Un errore tecnico, di fronte al quale credo sia immotivato e strumentale l’attacco che viene sferrato in queste ore attraverso i social network. Oggi, comunque, il pandoro sarà servito”.

“In occasione delle festività, sia a Natale sia a Pasqua, le indicazioni del Comune alla società di distribuzione sono sempre le medesime: il dolce della ricorrenza va dato a tutti i piccoli, anche a coloro che hanno scelto di non usufruire del servizio di refezione scolastica comunale”, spiegano dal Comune che prosegue: “In mattinata, il funzionario responsabile dell’ufficio scuola ha chiesto al direttore del Centro produzione pasti una relazione chiara, esaustiva quanto tempestiva di ciò che è accaduto ieri, al fine di avviare l’eventuale procedura sanzionatoria prevista dal vigente capitolato d’appalto”.

Non solo l’affaire pandoro

Insomma, il pandoro per il Comune è stato un errore di comunicazione. Rimane, tuttavia, il problema del momento del pasto, diventato, per alcuni genitori e insegnanti, totalmente diseducativo, con discriminazioni e problemi anche di corretta alimentazione del bambino. “La scuola – hanno detto alcune mamme – dovrebbe essere un ente di educazione, il momento del pranzo dovrebbe essere vissuto con serenità. Il pasto dovrebbe essere equilibrato per la corretta crescita dei bambini e se ai genitori non interessa, a quelli che danno pane e dolci o salumi tutti i giorni, a maggior ragione deve essere la scuola a farsi carico dell’educazione alimentare. Dall’altra parte, chi non può permettersi una dieta equilibrata perché ha i genitori che vivono una difficoltà economica, va aiutato offrendo un pasto caldo”.

La posizione del CGD

Insomma, la questione mensa rimane per molti irrisolta. Il Coordinamento Genitori Democratici ci aveva provato, chiedendo al tribunale di fermare il diktat, ma il Tar aveva dato ragione al Comune, soprattutto perché non erano stati i genitori dei morosi a chiedere l’intervento del giudice. Ma non si sono fermati. “In altri comuni c’è lo stesso pugno duro contro gli evasori – aggiungono i genitori – ma senza dover togliere il cibo ai piccoli”.

Che loro, i bambini, non c’entrano nulla con le scelte dei genitori. Che siano scelte ingiuste, come quella di non pagare pur potendo, o situazioni obbligate, come quelle di non poter pagare. I bambini, in ogni caso, non c’entrano nulla e devono essere loro a farne le spese, perché bisogna pagare i conti. Siamo sicuri che ne valga la pena?

Francesca Grillo

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