la cronaca

Milano travolta da due giorni di proteste e devastazioni: le ragioni del corteo oscurate dagli scontri

La mobilitazione contro il caro vita aveva riunito migliaia di persone, in gran parte scese in piazza pacificamente. A rubare la scena sono stati però i gruppi violenti, tra saccheggi, vetrine distrutte e scontri con la polizia

Milano travolta da due giorni di proteste e devastazioni: le ragioni del corteo oscurate dagli scontri
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La stragrande maggioranza dei manifestanti era scesa in piazza per protestare pacificamente contro il caro vita. Le loro ragioni, condivisibili o meno, avrebbero meritato di essere al centro del dibattito.

Proteste e devastazioni: le ragioni del corteo oscurate dagli scontri

MILANO – A Milano, invece, come spesso accade quando una manifestazione degenera, le istanze di chi ha partecipato senza ricorrere alla violenza sono state oscurate da vandalismi, saccheggi e scontri con le forze dell’ordine.

Per due pomeriggi consecutivi, sabato 17 e domenica 18 ottobre, il centro cittadino è stato teatro di devastazioni che hanno coinvolto negozi, vetrine, arredi urbani e mezzi delle forze di polizia, con pesanti ripercussioni anche per residenti, turisti e commercianti.

La protesta contro l’aumento dei prezzi, organizzata dal movimento “Italia in Piazza”, si è intrecciata con le azioni di gruppi di giovani, molti dei quali con il volto coperto, che hanno preso di mira le vie dello shopping e affrontato gli agenti. Il bilancio è pesante: arresti, denunce, feriti e danni ingenti alle attività commerciali.

Secondo la Questura, dopo gli scontri di sabato sono state accompagnate in questura 72 persone: 16 sono state arrestate e 22 denunciate. Tra le persone coinvolte, numerosi giovanissimi. Domenica i disordini sono ripresi e oltre 200 ragazzi sono stati fermati, con 160 accompagnati in questura.

Dal corteo di sabato ai saccheggi: il centro nel caos

Sabato la manifestazione era partita da piazza Duomo, dove si erano radunate circa 5mila persone, dirette verso il piazzale del Cimitero Monumentale. La composizione del corteo era eterogenea, con una significativa presenza di studenti e giovanissimi. Secondo la ricostruzione della Questura, fin dalle prime fasi erano presenti piccoli gruppi di ragazzi a volto coperto intenzionati a provocare disordini.

I primi momenti di tensione si sono verificati in via Broletto, dove sono stati lanciati oggetti contro le forze dell’ordine e la polizia ha effettuato cariche per contenere la situazione. La strada stretta ha contribuito a bloccare il passaggio dei manifestanti per circa un’ora, mentre il corteo si divideva e parte dei partecipanti cercava percorsi alternativi verso largo Cairoli e il Castello Sforzesco.

Nel frattempo, tra piazza Duomo, corso Vittorio Emanuele II, piazza dei Mercanti e San Babila, sono cominciati i danneggiamenti. Alcuni negozi sono stati saccheggiati, tra cui il punto vendita Foot Locker di corso Vittorio Emanuele II. Sono state infrante vetrine, danneggiate pensiline del tram e distrutti arredi esterni dei locali. Contro le forze dell’ordine sono stati lanciati sassi, bottiglie, petardi e altri oggetti.

Durante gli scontri è rimasto ferito alla testa il dirigente di polizia Angelo De Simone, colpito da una pietra. Gli agenti hanno risposto con cariche di alleggerimento, lacrimogeni e l’impiego di un idrante, mentre alcuni gruppi continuavano a spostarsi rapidamente da una strada all’altra.

La situazione ha avuto conseguenze anche per chi si trovava in centro senza partecipare alla protesta. Diversi residenti e turisti sono rimasti bloccati nei locali in cui avevano cercato riparo e nella metropolitana di Duomo, chiusa durante gli scontri. Anche le attività legate alla visita della cattedrale sono state condizionate dagli eventi: l’arcivescovo Mario Delpini stava celebrando una funzione all’interno del Duomo e, al termine, i fedeli sono stati accompagnati all’esterno attraverso un passaggio sotterraneo con uscita in piazza Fontana.

Sala: “Servivano più agenti”. E avverte sul rischio escalation

Già domenica mattina, prima che la violenza tornasse a investire il centro, il sindaco Giuseppe Sala aveva espresso preoccupazione per la gestione dell’ordine pubblico. Intervenendo a Rtl, aveva contestato l’adeguatezza del dispositivo di sicurezza impiegato il giorno precedente, sostenendo che in piazza Duomo gli agenti fossero troppo pochi rispetto al numero di persone coinvolte negli scontri.

“Ho l’impressione che si stia sottovalutando il momento e che le forze disponibili a Milano alla Questura non fossero adeguate”, aveva dichiarato, precisando di non voler attribuire responsabilità al questore. Sala aveva anche invitato a distinguere la componente pacifica della protesta dai gruppi violenti, sottolineando come non si trattasse soltanto delle tradizionali frange organizzate, ma di un fenomeno più difficile da interpretare e gestire.

Il sindaco aveva manifestato il timore che quanto accaduto potesse essere soltanto l’inizio di una fase più problematica, con il rischio di un’escalation e di nuove tensioni. Una preoccupazione che non gli ha impedito di condannare senza ambiguità le violenze e di esprimere solidarietà alle forze dell’ordine.

Domenica il bis: negozi assaltati e nuove cariche

Le preoccupazioni si sono concretizzate nel pomeriggio di domenica. Poco prima delle 17, tra piazza Duomo, via Torino,  corso Magenta, gruppi di ragazzi con il volto coperto hanno ricominciato a lanciare oggetti contro le vetrine e in mezzo alla strada. Tra gli obiettivi è finito il supermercato Carrefour di via Torino, saccheggiato con il furto di alimenti e alcolici.

Dopo una prima fase in cui la situazione sembrava essere tornata sotto controllo, gli scontri sono ripresi dopo le 17 del pomeriggio tra piazza Duomo e piazza dei Mercanti, con nuovi lanci di sassi e bombe carta. Le forze dell’ordine hanno utilizzato lacrimogeni e cariche per disperdere i gruppi, che si sono poi spostati lungo le vie del centro, rendendo difficile contenerli.

I danneggiamenti hanno interessato diverse zone commerciali. In via Orefici sono state infrante le vetrine di Levi’s, Under Armour e della profumeria Perlier; in via Dante è stato colpito il punto vendita Enel. In corso Buenos Aires è stata danneggiata la sartoria Luigi Fusaro, dalla quale, secondo quanto riferito dai responsabili, sarebbe stato portato via anche il registratore di cassa con l’incasso della giornata.

I disordini in centro (Foto Mianews)

Altri episodi hanno coinvolto il negozio Decathlon in piazza Castello, dove sono stati rubati vestiti, scarpe e biciclette, e un punto vendita Vodafone, dal quale è stato sottratto un estintore. Disordini sono stati segnalati anche tra via Moscova, largo La Foppa e corso Garibaldi. In serata sono state danneggiate altre vetrine in piazza Duomo e rovesciati cestini nell’area davanti al Teatro alla Scala.

I disordini in centro (Foto Mianews)

La metropolitana di Duomo è stata nuovamente chiusa e le visite turistiche alla cattedrale interrotte in anticipo. La polizia ha faticato a intercettare i gruppi, che si muovevano rapidamente tra Cordusio, le Cinque Vie e il Castello Sforzesco.

Piantedosi attacca Sala: “Sinistra radical chic”

Gli scontri hanno aperto un confronto politico sulla gestione della sicurezza. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha criticato le dichiarazioni del sindaco, accusandolo di spostare l’attenzione dai responsabili delle devastazioni alle presunte carenze delle forze dell’ordine.

Piantedosi ha definito le parole di Sala il riflesso di una “certa sinistra radical chic”, sostenendo che la responsabilità delle violenze non possa essere trasferita sulla Questura o sul numero degli agenti impiegati. Il ministro ha assicurato che l’adeguatezza dei dispositivi di sicurezza viene valutata anche a posteriori, proprio per migliorare la gestione di fenomeni nuovi, e ha ribadito che i responsabili saranno chiamati a rispondere delle proprie azioni, anche se minorenni.

Il sindaco ha replicato con durezza, contestando gli attacchi personali e ricordando di aver condannato fin dall’inizio le violenze. “Pensi a fare la sua parte e eviti gli attacchi personali”, ha detto Sala rivolgendosi al ministro, aggiungendo di essere disponibile a collaborare, come sempre, per affrontare il problema.

Domenica, mentre i disordini erano ancora in corso, Sala ha ribadito la sua “condanna totale” per le azioni criminali e ha chiarito che la richiesta di un maggiore numero di agenti non aveva intenti polemici, ma nasceva dalla conoscenza della città. Ha inoltre assicurato che la polizia locale avrebbe fatto la propria parte, nel rispetto delle regole, a sostegno delle forze di polizia statali.

Anche il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, è intervenuto condannando le devastazioni e chiedendo che alle forze dell’ordine siano garantiti gli strumenti necessari per intervenire con fermezza.

Il nodo resta distinguere protesta e violenza

Il bilancio delle due giornate va oltre i danni materiali. Secondo i dati diffusi dalla Questura dopo gli scontri di sabato, 104 operatori delle forze dell’ordine avevano fatto ricorso alle cure mediche, insieme ad altre 13 persone. Si tratta di un dato iniziale, suscettibile di aggiornamento. Per 19 giovani è stato inoltre avviato il procedimento per l’applicazione del Daspo urbano, in alcuni casi accompagnato da ulteriori misure.

La gestione dell’ordine pubblico e le responsabilità individuali saranno ora al centro delle indagini. Resta però un elemento che le immagini delle devastazioni rischiano di far passare in secondo piano: una manifestazione contro il carovita non coincide con le azioni di chi devasta negozi, aggredisce agenti o saccheggia attività commerciali.

Condannare i vandalismi e gli scontri non significa ignorare le ragioni di chi ha scelto di protestare pacificamente. Al contrario, separare nettamente le due componenti è essenziale perché le richieste dei manifestanti possano essere discusse nel merito, senza essere travolte dalla violenza di una parte dei presenti. A Milano, in questo fine settimana, è stato proprio questo spazio di confronto a essere oscurato dalle devastazioni.