IN VIA DELLA RESISTENZA

Lavoratori in nero costretti a dormire nei capannoni: scoperto laboratorio abusivo a Buccinasco

Il titolare è stato denunciato per il reato di sfruttamento del lavoro e di occupazione di clandestini. Presenti anche bambini, tra cui un neonato.

Lavoratori in nero costretti a dormire nei capannoni: scoperto laboratorio abusivo a Buccinasco
Cronaca Buccinasco, 06 Luglio 2021 ore 16:57

Lavoratori in nero costretti a dormire nei capannoni: scoperto laboratorio abusivo a Buccinasco.

Lavoratori in nero costretti a dormire nei capannoni: scoperto laboratorio abusivo a Buccinasco

BUCCINASCO – Nell’ambito del controllo del territorio, nei giorni scorsi il personale della polizia locale di Buccinasco è intervenuto in un capannone in via della Resistenza, scoprendo un laboratorio di pelletteria abusivo, con una ventina di lavoratori che operavano in postazioni di lavoro prive di sicurezza e avevano adibito gli uffici ad abitazioni in pessime condizioni igieniche dove è stata anche rilevata la presenza di alcuni bambini.

Il titolare dell'attività

Un quarantenne di origini cinesi residente a Milano, è stato denunciato per il reato di sfruttamento del lavoro (caporalato) e di occupazione di clandestini. A suo carico saranno anche applicate le sanzioni previste per l’occupazione irregolare dei dipendenti. La polizia locale ha chiesto inoltre all’Ispettorato del Lavoro di emettere la sospensione dell’attività a carico dell’impresa.

L'attività svolta

L’attività di lavorazione dei pellami veniva svolta per conto di griffe rinomate e costose che, a detta del titolare, approfittano dell’importante domanda di lavoro dei laboratori cinesi in tutta Italia per imporre prezzi molto bassi, che si ripercuotono sulle condizioni di lavoro, con l’omissione anche delle basilari norme di sicurezza e igiene. L’immobile intanto è stato sottoposto a sequestro preventivo e messo a disposizione dell’Autorità giudiziaria, mentre sono in corso anche approfondimenti in ordine a illeciti edilizi. Gli agenti hanno anche denunciato tre persone per il reato di soggiorno irregolare e nei loro confronti sono state avviate le procedure amministrative per l’espulsione del territorio nazionale.

“Ringrazio il personale della polizia locale di Buccinasco – commenta il sindaco Rino Pruiti – per l’attento controllo del territorio che ha permesso di far emergere una situazione di grave precarietà con una ventina di lavoratori, tutti di nazionalità cinese, evidentemente sfruttati e costretti a lavorare e vivere negli stessi locali, senza alcuna sicurezza, tra i rifiuti e in condizioni igieniche intollerabili. Una situazione inaccettabile, grave soprattutto per la presenza di bambini piccoli tra cui un neonato”.

La tentata fuga di diversi lavoratori

All’arrivo degli agenti, diversi lavoratori hanno tentato di darsi alla fuga o di nascondersi, anche in mezzo ai rifiuti, ma sono stati prontamente fermati: gli accertamenti svolti dalla polizia locale, guidata dal comandante Gianluca Sivieri, hanno permesso di riscontrare che oltre la metà di loro lavorava in nero e tre uomini sono anche risultati irregolari sul territorio nazionale.

L'intervento di interpreti e mediatori culturali

Per comprendere la reale situazione dei lavoratori trovati nel capannone, la polizia locale con la collaborazione dei Servizi sociali del Comune, ha richiesto l’intervento di interpreti e mediatori culturali. Pur con molta reticenza, i lavoratori hanno descritto un quadro di condizioni di lavoro in palese contrasto con le generali norme contrattuali: nessuno ha saputo riferire i turni di lavoro né a quanto ammonti il proprio salario o i termini di pagamento.

Nessuna separazione tra lavoro e vita

La promiscuità tra le postazioni di lavoro e gli alloggi ricavati nello stesso stabile hanno mostrato chiaramente come non ci fosse alcuna separazione tra il lavoro e la vita al di fuori dell’attività lavorativa. Al piano terra dello stabile erano presenti oltre venti lavoratori, tutti cittadini cinesi. Gli agenti hanno riscontrato postazioni di lavoro e macchinari privi delle più elementari misure di sicurezza, anche in considerazione delle lavorazioni di taglio e cucitura delle pelli, oltre all’uso di collanti, vernici e solventi.

Sui tavoli da lavoro erano presenti anche cibo e altri effetti personali che hanno fatto supporre l’assenza di pause per il riposo e il pranzo. Al primo e al secondo piano i lavoratori utilizzavano come camere da letto in pessime condizioni igieniche i locali destinati a uffici amministrativi. Materassi per terra, rifiuti, resti di cibo in locali dove erano presenti anche bambini, tra cui un neonato.