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La legge contro l’omofobia, Fratelli d’Italia in Regione: “Viola la libertà di parola”

Alla Camera i deputati di Fratelli d’Italia avevano già palesato contrarietà, manifestando con un bavaglio alla bocca.

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La legge contro l’omofobia, Fratelli d’Italia in Regione: “Viola la libertà di parola”.

La legge contro l’omofobia, Fratelli d’Italia in Regione: “Viola la libertà di parola”

MILANO – L’approvazione alla Camera della cosiddetta legge Zan, contro la discriminazione e la violenza di genere (ddl che mette in evidenza i reati legati a orientamento sessuale e omotransfobia), non è piaciuta a Fratelli d’Italia. Con 256 voti a favore, 193 contrari e un astenuto, il ddl è passato alla Camera e attende la conferma del senato.

Zan: “Un traguardo di civiltà”

“La legge è contro l’omotransfobia, misoginia e abilismo – ha commentato il deputato del Pd Alessandro Zan –. Iniziamo ora il percorso al Senato per raggiungere un traguardo di civiltà”. Alla Camera i deputati di Fratelli d’Italia avevano già palesato contrarietà, manifestando con un bavaglio alla bocca.

Il dissenso di Fratelli d’Italia

Anche a livello regionale gli esponenti del partito di Giorgia Meloni si sono detti contrari. “Ho presentato nei giorni scorsi in Regione una mozione per chiedere che il presidente della Giunta si faccia portavoce presso il Parlamento e presso la Presidenza della II Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, del dissenso all’approvazione della proposta di legge Zan suscettibile di violare la libertà di pensiero, la libertà di parola, la libertà di opinione, la libertà di associazione, la libertà di stampa, la libertà di educazione, la libertà di insegnamento e la libertà religiosa”, scrive in una nota Barbara Mazzali, consigliere regionale di Fratelli d’Italia.

La nota del consigliere regionale di Fratelli d’Italia

“Anche dalla Lombardia vogliamo far sentire la nostra voce di dissenso. Esistono già leggi con cui, giustamente, reprimere ogni comportamento violento o persecutorio, chiunque sia la vittima, senza distinzioni. Altro è imbavagliare i cittadini. Per esempio si potrebbe arrivare ad accusare penalmente una persona che dichiara che una famiglia debba essere formata dalla mamma e dal papà – ancora Mazzali –. Ricordo quanto è accaduto in Francia, dove la cosiddetta legge Taubira è stata applicata, anche con arresti, verso persone ree di indossare in pubblico una felpa recante il logo della Manif pour tous, cioè un disegno con le sagome di un papà, di una mamma e di due bambini. Spero che Regione Lombardia faccia sentire la sua voce”.

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