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I giardini di viale Cermenate intitolati a Paolo Scrofani a 18 anni dalla morte FOTO

Il Dirigente del Commissariato Ticinese, intervenuto per mediare con un uomo che si era barricato in casa per evitare lo sfratto, fu ucciso da una violenta esplosione.

giardini intitolati Scrofani

I giardini di viale Cermenate intitolati a Paolo Scrofani a 18 anni dalla morte.

I giardini di viale Cermenate intitolati a Paolo Scrofani a 18 anni dalla morte

MILANO – Questa mattina a Milano si è svolta la cerimonia di intitolazione dei Giardini Pubblici di via Giovanni da Cermenate al Primo Dirigente della Polizia di Stato Paolo Scrofani, Medaglia d’Oro al  Valore Civile, caduto nell’adempimento del dovere.

Stamattina la cerimonia di intitolazione dei Giardini

Alla cerimonia hanno presenziato, insieme ai famigliari, il sindaco Giuseppe Sala, il Capo della Polizia, Direttore Generale di Pubblica Sicurezza Prefetto Franco Gabrielli,  il Questore Sergio Bracco e le massime autorità civili, militari e religiose cittadine, oltre a numerosi appartenenti alla Polizia di Stato. La cerimonia è stata preceduta dalla celebrazione della Santa Messa presso la Chiesa dei Santi Quattro Evangelisti in via Giovanni Pezzotti, officiata da monsignor Mario Delpini, arcivescovo di Milano.

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Il Dirigente del Commissariato di Porta Ticinese morì il 29 giugno 2002

L’intitolazione avviene a 18 anni dal tragico fatto, quando Paolo Scrofani, all’epoca dei fatti Dirigente del Commissariato di Porta Ticinese di Milano, morì il 29 giugno 2002 per le gravi ferite riportate il giorno prima nell’esplosione di un appartamento saturo di gas, in viale Giovanni da Cermenate al 64, esattamente di fronte ai giardini intitolati oggi. L’esplosione fu provocata da un inquilino di quello stabile che si era barricato per resistere allo sfratto disposto dall’autorità giudiziaria. Scrofani morì per un gesto di generosità.

Venne investito da un’esplosione di un appartamento saturo di gas

Si offrì volontariamente di intervenire, anche se la competenza giurisdizionale apparteneva ad altro Commissariato di zona, forte della sua qualifica di “mediatore in situazioni di crisi”, conseguita con la frequentazione di uno specifico corso. L’uomo era armato e aveva già sparato e ferito un vigile del fuoco attraverso un foro della porta di ingresso dell’appartamento. Mentre Scrofani sul pianerottolo dell’appartamento tentava di convincerlo a desistere dalla sua protesta, venne investito da un’esplosione violenta innescata.

Morì per evitare una strage

giardini intitolati Scrofani

Dei 25 feriti coinvolti Scrofani apparve subito il più grave. Ricoverato in fin di vita all’ospedale Fatebenefratelli morì nel pomeriggio del 29 giugno 2002. Aderendo a una sua precisa volontà, i suoi familiari autorizzarono l’espianto degli organi a favore di cinque persone affette da gravi patologie. Lasciò la moglie, anche lei funzionario di Polizia, Emma Ivagnes, oggi Dirigente Superiore della Polizia di Stato, e la figlia Federica, allora 12enne, oggi 30enne, anche lei appartenente alla Polizia di Stato e mamma del piccolo Paolo Angelo, presenti alla cerimonia di oggi  insieme alla madre, al fratello e alla sorella di Scrofani.

Una intera città in lutto

Lo slancio generoso di Scrofani, all’epoca venne percepito dall’intera comunità milanese come un gesto di vero eroismo. L’allora sindaco di Milano Gabriele Albertini, infatti, interprete dei comuni sentimenti della cittadinanza, non esitò, di concerto con la Giunta dell’epoca, a conferire a Scrofani, alla memoria, l’Ambrogino d’oro e a decretare il lutto cittadino durante le esequie.

Scrofani venne insignito di Medaglia d’Oro al Valore Civile dal Presidente della Repubblica Ciampi

Il 2 agosto 2002 Paolo Scrofani venne insignito di Medaglia d’Oro al Valore Civile dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, come “eroe generoso, anche dopo la morte”. Oggi, il Capo della Polizia, durante il suo intervento oratorio, ha evidenziato che nel gesto di Scrofani di intervenire volontariamente, “senza ripensamenti e senza paura né calcolo nel luogo dove poi ha perso la vita, vi è l’essenza più profonda dell’essere appartenente alla Polizia di Stato: il servizio alle comunità per garantirne la sicurezza”.

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