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Furti di telefoni rivenduti online come nuovi: tre arresti

Riuscivano a modificare i codici IMEI dei dispositivi e ad aggirare i sistemi di sicurezza interni così da far risultare gli apparecchi come nuovi.

Furti di telefoni rivenduti online come nuovi: tre arresti
Cronaca 21 Luglio 2020 ore 15:53

Furti di telefoni rivenduti online come nuovi: tre arresti.

Furti di telefoni rivenduti online come nuovi: tre arresti

MILANO – Un giro di soldi di migliaia di euro, tecnologie da hacker e alta, altissima specializzazione criminale. I carabinieri della Stazione di Arese della Compagnia di Rho, sotto la direzione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano, hanno eseguito tre misure cautelari ai domiciliari in seguito all’indagine “Deep phone”.

L'indagine è partita da una semplice denuncia di furto di un computer

In manette una donna italiana di 29 anni e due uomini egiziani di 28 e 36 anni, tutti residenti a Milano, colpevoli dei reati di associazione a delinquere con finalità di ricettazione e riciclaggio di dispositivi elettronici. La complessa indagine è iniziata con una semplice denuncia di furto di un computer.

Riconosciuto su un sito di e-commerce online

Quando il proprietario lo ha riconosciuto su un sito di compravendita online, si è rivolto ai carabinieri. È stato quindi predisposto un servizio di polizia giudiziaria che ha permesso di arrestare per ricettazione il venditore e recuperare il telefono, ma soprattutto di accertare che dietro a quel banale furto vi era qualcosa di più ampio: un vero e proprio mercato illecito di dispositivi rubati, in prevalenza personal computer e smartphone.

Il mercato illecito aveva i suoi punti base in 2 negozi di telefonia nel centro di Milano

Un mercato che aveva i suoi punti base in due negozi di telefonia del centro di Milano. Nel corso dell’indagine i carabinieri hanno scoperto come, grazie a sofisticati malware, gli indagati fossero capaci di modificare i codici IMEI dei cellulari, per poi rivenderli come se fossero nuovi, talvolta a un prezzo maggiorato se venduti insieme a schede SIM fittiziamente a soggetti stranieri, da loro stessi prodotte.

Modificavano codici IMEI dei cellulari per poi rivenderli come se fossero nuovi

Questo perché il codice IMEI, abbinato al codice identificativo, rappresenta l’identità del dispositivo, associato inequivocabilmente all’account del suo proprietario. Con i malware trovati all’interno di semplici chiavette USB, gli indagati riuscivano a eludere queste misure di sicurezza, così l’acquirente poteva benissimo ritenere di aver acquistato un cellulare o un pc senza nessun pregiudizio legale.

Furti telefoni rivenduti online

Telefoni e Pc “fantasma” per commettere reati

Allo stesso modo, se i dispositivi venivano abbinati a una scheda intestata a prestanome, l’acquirente riusciva a diventare irrintracciabile, un “fantasma virtuale”, così da poter utilizzare telefoni e pc per commettere reati, senza lasciare traccia.

Su insistenza degli inquirenti la casa madre ha rilasciato i segretissimi codici ID

Per attribuire la paternità dei dispositivi sequestrati e quindi dimostrare il reato, è stata necessaria una lunga attività di intermediazione con l’ufficio preposto della casa madre, che, su insistenza degli inquirenti, ha rilasciato i segretissimi codici ID, i quali hanno permesso di risalire alle identità reali di chi ha effettuato il primo accesso sui dispositivi e quindi ricollegarli alle denunce di furto presentate in passato.

Una collaborazione fondamentale

Una collaborazione fondamentale per rivelare il giro illecito e arrestare i tre responsabili, oltre a rivelare dettagli e possibilità finora sconosciute nel campo dell’investigazione telematica.

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