Furti ai turisti in metropolitana: arrestata la banda

Le indagini hanno avuto origine dalla denuncia di un connazionale costretto a delinquere per la banda.

Cronaca 19 Dicembre 2019 ore 11:32

Furti ai turisti in metropolitana: arrestata la banda.

Furti ai turisti in metropolitana: arrestata la banda

MILANO – Devono rispondere dell’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati contro il patrimonio, in particolare furti con destrezza a danno di turisti all’interno delle metropolitane, otto cittadini di origine bosniaca arrestati dalla polizia.

Una ricercata arrestata all’aeroporto di Lisbona

L’ordinanza di custodia cautelare emessa nei confronti degli indagati è stata eseguita anche con la collaborazione del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia. Su indicazione della Squadra Mobile di Milano, una ricercata è stata arrestata all’aeroporto di Lisbona in partenza per Londra e un’altra è stata fermata a Barcellona, dove avevano delle ville di proprietà.

La denuncia del connazionale

L’indagine ha origine da una denuncia per estorsione presentata da una giovane di origini bosniache nei confronti di altri connazionali che la costringevano a delinquere per loro. Chiedevano infatti una somma di denaro in cambio dell’autorizzazione a vivere e rubare nella città di Milano, dopo essersi “formata” nel settore specializzato dei furti presso le metropolitane di Roma sotto la protezione del suo capo, O.M.

Una serie indeterminata di furti a Milano, Venezia e Genova

Dalle attività tecniche di intercettazione, è emerso che il capo O.M. e i suoi famigliari, tra cui il figlio O.S., minorenne all’epoca dei fatti, i nipoti O.A. e O.R., le rispettive mogli e compagne, avevano costituito una associazione finalizzata alla commissione di una serie indeterminata di furti a Milano, Venezia e Genova.

Le vittime

Soprattutto turisti, prevalentemente stranieri, ritenuti meno attenti e con maggiore disponibilità di denaro contante. L’ associazione era fondata su un vincolo famigliare tra i consociati, tutti dimoranti presso domicili, tra cui uno in via Famagosta al 4 a Milano, e in possesso di veicoli comuni per gli spostamenti necessari per il compimento dei reati. A volte alloggiavano in alberghi o abitazioni gestite da persone compiacenti.

Nell’organizzazione anche minorenni

Nel gruppo erano presenti anche minorenni che attraverso i cellulari comunicavano a capi i propri spostamenti e quelli delle forze dell’ordine, oltre alla presenza di potenziali vittime dei furti. Le zone del centro erano inoltre suddivise in altrettante aree di competenza.

Meccanismi fondati sulla conoscenza del sistema penale italiano

Infine, a dimostrazione di un meccanismo ben collaudato e fondato sulla buona conoscenza del sistema penale italiano (con riferimento alla tutela delle donne incinte e madri di bambini in tenera età) è stato accertato il ricorso a babysitter che, oltre a occuparsi sin dalla nascita della gestione dei figli minori dei sodali, all’occorrenza avevano il compito di condurre immediatamente il neonato da un’altra donna rom, che a sua volta doveva portare il bambino presso l’ufficio di polizia in cui si trovava la madre arrestata, così da ottenere un differimento di pena o la denuncia in stato di libertà in alternativa all’arresto in flagranza. Il tutto sotto la regia degli uomini.

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