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Denuncia alla Don Gnocchi: “Ai lavoratori vietato indossare le mascherine per non spaventare pazienti”

La replica della Fondazione: "Mai taciuto i casi positivi, infondate accuse".

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Denuncia alla Don Gnocchi: “Ai lavoratori vietato indossare le mascherine per non spaventare pazienti”.

Denuncia alla Don Gnocchi: “Ai lavoratori vietato indossare le mascherine per non spaventare pazienti”

MILANO – La denuncia è partita ieri da 18 lavoratori della Fondazione Don Carlo Gnocchi che accusano l’Istituto di diffusione colposa dell’epidemia del coronavirus e di altri reati in materia di sicurezza del lavoro.

La denuncia dei lavoratori

Destinatari della denuncia sono il direttore generale, il direttore sanitario e il direttore dei servizi medici socio sanitari dell’Istituto Palazzolo-Fondazione Don Gnocchi, oltre che del legale rappresentante dell’Ampast, cooperativa di lavori che gestisce la struttura. “I responsabili dell’Istituto non solo hanno tenuto nascosti molti casi di lavoratori contagiati dal covid-19, anche se ne erano a conoscenza almeno dal 10 marzo scorso, ma hanno anche impedito ai lavoratori l’uso delle mascherine per non spaventare l’utenza, invece di fornire idonei dispositivi di protezione individuale”.

Chi ha aderito alla denuncia

A denunciare sono stati lavoratori risultati positivi al coronavirus ma anche altri operatori che hanno sottoscritto la denuncia pur essendo negativi. Inoltre, secondo la denuncia, i lavoratori della cooperativa erano costretti a portare a casa i vestiti infetti, mentre quelli dei dipendenti della Fondazione venivano sterilizzati all’interno della struttura. Una discriminazione che, secondo i legali, avrebbe messo in pericolo centinaia di persone.

La Fondazione: “Grave e infondata accusa”

Ma la Fondazione replica: “Già dal 24 febbraio sono stati seguiti i protocolli dell’Istituto Superiore della Sanità e dell’Oms. Grave e infondata accusa quella di aver detto agli operatori di non portare la mascherina. I dati della positività degli operatori, triste e fisiologica conseguenza dell’attuale pandemia, sono stati trattati nel rispetto della normativa sulla privacy. Affermazione assurda che sarebbero stati tenuti nascosti i casi”.

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