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Caso razzismo in campo, incontro tra le due società e i giocatori

I giovani calciatori di Idrostar e Ausonia si sono stretti la mano. Pace fatta per tutti? Non proprio...

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Caso razzismo in campo, incontro tra le due società e i giocatori.

Caso razzismo in campo, incontro tra le due società e i giocatori

CESANO BOSCONE – Alla fine, i due 13enni si sono stretti la mano. A porte chiuse, nella sede di Cesano della Idrostar, è arrivata ieri sera una delegazione dalla Ausonia 1931, dopo l’episodio denunciato dal giovane giocatore di Cesano e dalla sua società. Si parla del caso di razzismo in campo, secondo le parole di Idrostar che difende il suo calciatore.

Il racconto del ragazzo della Idrostar

Il 13enne, durante una partita dei Giovanissimi 2006 contro Ausonia, sul campo di Idrostar, ha detto di essere stato preso di mira con insulti pesantissimi, “Spero che ti venga il virus come nei mercati del tuo paese, cinese infetto”, questo il tenore delle parole secondo l’accusa. Il 13enne poi, esasperato da quelle frasi, ha chiesto la sostituzione pochi minuti prima della fine della gara.

La versione della Ausonai 1931

Ma secondo Ausonia la versione è diversa. Il gruppo di Milano precisa di avere in società “460 tesserati di cui 40 stranieri – afferma il presidente Mario Di Benedetto –, accolti senza alcun pregiudizio di etnia. Il ragazzo della Idrostar ha pure fatto da noi un provino a dicembre. Un nostro dirigente al termine della partita di sabato è sceso negli spogliatoi per capire cosa fosse accaduto parlando con il mister, giocatori e arbitro che non ha sentito nessun insulto, mentre il nostro ragazzo piangeva perché accusato di aver proferito parole che non ha mai detto. C’era stato solo un diverbio tra i due, come succede sempre. In più, la nostra associazione ha una storia di 88 anni, fatta di sport e solidarietà. Non può essere un eventuale gesto di maleducazione di un ragazzo di 13 anni su 460 tesserati a infangare il nome della società”.

La visita della delegazione di Ausonia 1931 presso Idrostar

Insomma, per Ausonia quegli insulti non ci sono stati, ma Idrostar difende la sua posizione. Non è stato solo il ragazzo, infatti, a sentire quelle parole. Ma Ausonia ha deciso di chiudere la questione con la visita del ragazzino nella società sportiva cesanese. Ieri sera, con il vice presidente di Ausonia Alcibiade Ariotti e con la mamma, alla presenza del delegato della Figc Luigi Dubini e dell’assessore allo Sport di Cesano Salvatore Gattuso, il giocatore dell’Ausonia si è chiarito con gli avversari sul campo, il 13enne di Idrostar, suo fratello e il presidente Ettore Leporatti.

La stretta di mano tra i ragazzi

I due ragazzini si sono stretti la mano, il giovane difensore dell’Ausonia visibilmente provato da tutta la vicenda ha ripetuto di non aver pronunciato quelle brutte parole ma si è detto dispiaciuto per aver ferito il coetaneo. Dall’altra parte, il giocatore dell’idrostar ha continuato a sostenere di aver sentito più volte quegli insulti e che lo avevano toccato così tanto da piangere in campo e chiedere immediata sostituzione.

L’impegno delle due società

I vertici di Ausonia hanno ribadito di voler lanciare un messaggio educativo con la delegazione e la stretta di mano. Stessa cosa per Idrostar: ieri il responsabile della scuola calcio ha fatto il giro dei campi per fare un discorso a tutti i giocatori, soprattutto ai più piccoli. Ha parlato dell’accaduto con parole semplici ma incisive, lanciando un messaggio: “Tutti dobbiamo rispettarci a vicenda. Alti, bassi, chi mangia di più, chi mangia di meno, chi viene da un Paese, chi è italiano: siamo tutti uguali, tutti i giocatori vanno rispettati. L’avversario è importante, altrimenti con chi le facciamo le partite? Come facciamo a divertirci? Ma se non c’è rispetto non c’è divertimento”. Insomma, il seme educativo è piantato, sperando che germogli.

Tutto finito? Non proprio.

Il fratello del giocatore dell’Idrostar infatti non è “soddisfatto di queste scuse – si è sfogato dopo l’incontro –. Ausonia continua a sostenere che non sono mai avvenuti questi insulti. Io credo a mio fratello e a chi ha sentito quelle brutte parole. Mio fratello è un giocatore rispettoso ed educato, avrà preso un’ammonizione in due anni. Non è mai uscito dal campo in lacrime. Ausonia ci deve delle scuse pubbliche. Noi non ce l’abbiamo con il giovane giocatore, a quell’età magari non sa neanche cosa sta dicendo, non è consapevole della gravità di certe parole. Ma la società deve chiedere pubblicamente scusa: quelle frasi offendono tutta la comunità cinese che sta soffrendo”.

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