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il 68% dei comuni "rimandati"

Beni confiscati, il report di Libera sui dati pubblicati: “Lombardia tra le regioni meno trasparenti”.

Il 68% dei comuni monitorati non pubblica elenco e informazioni sui beni confiscati alle mafie. Bene, invece, il Comune di Milano.

Beni confiscati, il report di Libera sui dati pubblicati: “Lombardia tra le regioni meno trasparenti”.
Cronaca Naviglio grande, 01 Marzo 2021 ore 11:36

Beni confiscati, il report di Libera sui dati pubblicati: “Lombardia tra le regioni meno trasparenti”.

Beni confiscati, il report di Libera sui dati pubblicati: “Lombardia tra le regioni meno trasparenti”

MILANO – La Lombardia è tra le Regioni meno trasparenti. Su 184 comuni monitorati destinatari di beni immobili confiscati 125 non pubblicano l’elenco e informazioni sul loro sito internet. Ciò significa che ben il 68% dei comuni è totalmente inadempiente.

Ottimo risultato per la città di Milano

Ottima, invece, la performance di Milano: presenta un elenco regolarmente disponibile,  pubblicato correttamente in un link specifico e risulta regolarmente aggiornato. Libera presenta “RimanDATI” il primo Report nazionale sullo stato della trasparenza dei beni confiscati nelle amministrazioni locali in collaborazione con il  Gruppo Abele e il Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università di Torino.

Su 184 comuni monitorati, 125 i comuni bocciati

Primo appuntamento di una serie di iniziative in occasione dell’anniversario dei venticinque anni dall’approvazione della Legge 109/96. Ma ci sono comuni lombardi “rimandati” sul livello di  trasparenza  della ‘filiera” della confisca dei beni mafiosi: su 184 comuni monitorati destinatari di beni immobili confiscati sono 125 i comuni che non pubblicano l’elenco sul loro sito internet.

E di questi, la maggior parte lo fa in maniera parziale e non pienamente rispondente alle indicazioni normative. A livello nazionale, su 1076 comuni monitorati destinatari di beni immobili confiscati, 670 non pubblicano l’elenco sul loro sito internet.

Peggio i comuni del sud

Il primato negativo in termini assoluti spetta ai comuni del Sud Italia, comprese le isole, con ben 392 comuni che non pubblicano l’elenco. Segue il Nord Italia con 213 comuni e il Centro con 65 comuni che non pubblicano dati.

Il primo report di Libera sullo stato della trasparenza nelle amministrazioni locali

Il Report di Libera vuole accendere una luce sulla carente trasparenza dei comuni che hanno, al contrario, la responsabilità di promuovere il riutilizzo dei patrimoni. Eppure, proprio a livello comunale le potenzialità della ‘filiera della confisca’ sono tuttora dense di ostacoli, criticità ed esitazioni.

La base di partenza del lavoro di monitoraggio – spiega Libera – coincide con il totale dei comuni italiani al cui patrimonio indisponibile sono stati “destinati” i beni immobili confiscati alle mafie per finalità istituzionali o per scopi sociali. Il primo dato ricavato dal lavoro di monitoraggio è quello più immediato e risponde alla semplice domanda: quanti comuni italiani destinatari di beni immobili confiscati pubblicano l’elenco sul loro sito internet, così come previsto dalla legge?  La Lombardia con i suoi 125 comuni che non pubblicano elenco e informazioni, con un percentuale pari al 68%, risulta tra le regione meno “virtuose”.

Il commento del vicepresidente nazionale di Libera

“Il report – commenta Davide Pati, vicepresidente nazionale di Libera – analizza l’operato dei comuni e ad essi si rivolge: sono loro gli enti più prossimi al territorio e il primo fronte per l’esercizio della cittadinanza; potenziare le loro effettive capacità di restituzione alla collettività del patrimonio sottratto alla criminalità non va inteso solo come l’adempimento di un onere amministrativo, ma come un’opportunità di buon governo del territorio.

Sono i Comuni che decidono il destino dei beni confiscati

Quando riconsegnati alle autonomie locali, i beni confiscati alle mafie rappresentano una questione eminentemente politica e per deciderne efficacemente il destino occorre favorire forme innovative di organizzazione sociale, economica e istituzionale ispirate ai principi della pubblica utilità e del bene comune. Se questo è vero, ne discende che la conoscibilità e la piena fruibilità dei dati, delle notizie e delle informazioni sui patrimoni confiscati non possono che essere a loro volta considerati elementi di primaria importanza.

“La trasparenza delle informazioni sui beni confiscati da parte degli Enti Locali”

Ecco – conclude Davide Pati – perché insistiamo nel ritenere che la trasparenza, anche in questo ambito, debba e possa essere considerata anch’essa un bene comune, in ciò confortati dalle previsioni normative del Codice Antimafia, che impongono agli Enti Locali di mettere a disposizione di tutte e di tutti i dati sui beni confiscati trasferiti al loro patrimonio, pubblicandoli in un apposito e specifico elenco. Una previsione ulteriormente rafforzata dalla legge di riforma del Codice, che, nel 2017, ha introdotto la responsabilità dirigenziale in capo ai comuni inadempienti”.

La ricerca analizza nello specifico le modalità di pubblicazione degli elenchi anche su scala regionale. Sui 406 comuni italiani che hanno pubblicato l’elenco, Libera ha costruito un ranking mediato nazionale: su una scala da 0 a 100 la media  è pari a 49.11 punti. La fotografia regionale della Lombardia presenta un ranking pari a 52.00 punti appena sopra la media nazionale.

Il focus su alcuni capoluoghi di regione

Per mettere in luce la potenzialità di questi dati e le azioni di cittadinanza attiva è stato realizzato un focus su alcuni capoluoghi di regione: ottime le performance di  Milano (90.43), Genova (80.87), Roma (80.87) e Napoli(76.52). Oltre la sufficienza Reggio Calabria (65.22) e Palermo (61.72). Solo Bologna (42.61) e Firenze (46.96) non riescono a superare la media di 49.11 del ranking nazionale.

Il caso Milano

In particolare Milano presenta un elenco disponibile alla voce “beni immobili e gestione patrimonio” della sezione Amministrazione Trasparente del sito internet istituzionale del Comune. È pubblicato correttamente in un link specifico e risulta regolarmente aggiornato. L’elenco contiene tutte le informazioni richieste dalla normativa ed è dunque un ottimo documento informativo.

Mancano i dati catastali (foglio, particella e sub particella), che, pur se non espressamente richiamati dal Codice Antimafia, costituiscono una preziosa informazione per l’esatta individuazione dei beni.

L’Ente si è dotato di un regolamento che disciplina la partecipazione dei cittadini attivi alla cura, alla gestione condivisa e alla rigenerazione dei beni comuni urbani, approvato dal Consiglio Comunale nel maggio del 2019, che, pur se non specificamente dedicato ai beni confiscati, richiama comunque questa categoria tra quelle alle quali si applica l’amministrazione condivisa (l’attività di cura, gestione condivisa o rigenerazione dei beni comuni, per la fruizione collettiva) per le finalità e con le modalità dettate dalla normativa specifica.

Libera: C’è ancora tanto lavoro da fare

“Quando parliamo di trasparenza delle informazioni sui beni confiscati da parte degli Enti Locali – conclude Libera – dobbiamo necessariamente prendere atto di come ci sia ancora tanto lavoro da fare per raggiungere un quadro almeno di sufficienza e avere a disposizione dati soddisfacenti, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo. Ecco perché abbiamo detto “rimanDATI”.

I Comuni rimandati a settembre

L’esito di questo “esame” cui abbiamo sottoposto i comuni ci impone di fare come per gli studenti che non riescono a superare a pieni voti l’anno scolastico e che, per questo, vengono “rimandati a settembre”. Il nostro esame di riparazione dovrà avere i tempi e i modi di un’azione civica che induca i comuni a conformarsi pienamente a quanto impone loro la legge. Il nostro non vuole essere un giudizio tranchant, una bocciatura perentoria.

Al contrario, noi chiediamo dati pubblici e di qualità perché siamo convinti che essi ci permettano di prenderci cura di un bene comune oltre la logica del mero accesso civico, in un clima positivo e costruttivo di cooperazione con le amministrazioni. Conosciamo bene del resto la complessità della materia e le difficoltà che gli Enti Locali sono costretti ad affrontare quotidianamente, sia in termini di carichi di lavoro che di risorse umane e di competenze a disposizione.

Ma siamo convinti che, insieme, si possano e si debbano trovare le soluzioni utili a garantire la trasparenza. Con lo stesso spirito di costruzione e cooperazione, avanziamo alcune proposte politiche che, a partire dal miglioramento delle condizioni e dei livelli di trasparenza dei comuni, incidano sulla possibilità di rendere sempre più i beni confiscati, attraverso il loro riutilizzo sociale, palestre di vita e beni comuni”.

La proposta di Libera

“Proponiamo all’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata  – ancora da Libera – un documento di indirizzo da inviare a tutti gli enti destinatari di beni confiscati con un vademecum dettagliato sulle modalità di pubblicazione e sui contenuti degli elenchi da pubblicare, anche fornendo un modello comune in grado di uniformare sul piano nazionale la pubblicazione.

Proponiamo che l’attuazione dei principi della trasparenza diventi pratica condivisa non solo per le amministrazioni comunali, ma anche e soprattutto per tutte le amministrazioni pubbliche che, a vario titolo, si intrecciano con la storia del bene. Riteniamo importante che sia garantito un maggiore coordinamento e scambio lungo tutta la filiera istituzionale del bene confiscato, che consenta poi una risoluzione veloce delle criticità e una trasparenza del dato. Auspichiamo che le Politiche di coesione e i fondi a esse correlati possano diventare sempre di più  uno strumento di emancipazione e di sviluppo per le comunità”.

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