Cronaca
GLI SVILUPPI DELLA VICENDA

Appalto truccato a Buccinasco, le intercettazioni: "Se non vinciamo metto il cianuro"

Sembra emergere un sistema di tangenti per truccare i bandi di gara e far vincere la società che pagava i protagonisti della strategia.

Appalto truccato a Buccinasco, le intercettazioni: "Se non vinciamo metto il cianuro"
Cronaca Buccinasco, 04 Maggio 2022 ore 11:48

Appalto truccato a Buccinasco, le intercettazioni: "Se non vinciamo metto il cianuro"

BUCCINASCO – Forse la cosa peggiore in tutta la vicenda degli appalti truccati è la consapevolezza, da parte degli arrestati e indagati, di aver scelto, tra i due offerenti, la proposta peggiore.

L'esito della gara truccata

Tutti, all’interno di chi gestiva la gara, sapevano che l’altra azienda che aveva partecipato al bando per la refezione scolastica e per la costruzione del nuovo centro cottura a Buccinasco era favorita: aveva presentato un progetto migliore. Eppure, i collusi hanno forzato i punteggi, assegnando con uno scarto minimo il bando da 18 milioni di euro alla Sodexo-Fabbro Food. Un sistema di tangenti per truccare i bandi di gara (anche in altri comuni) e far vincere quella che pagava i protagonisti della strategia.

I personaggi della vicenda

A cominciare dal capofila, Carmelo Sparacino, rappresentante della Fabbro Food, e poi Fabio Grigoli, dipendente Sodexo Italia spa. E ancora Massimo Cosimo Manco e Antonietta Monteleone, commissari di gara che turbavano le gare, i giudizi per l’assegnazione dei servizi della refezione scolastica e delle rsa. A Buccinasco avevano un buon gancio dentro al Comune: “Max è il numero uno, è in auge, è lui che dà le sovvenzioni, i soldi come Comune. Quasi quasi comanda più del sindaco. Hanno tutti fiducia in lui e non sanno che cosa c’è dietro”. Sparacino parla di Massimiliano Rottigni, funzionario del Comune di Buccinasco, responsabile del Settore Istruzione e del procedimento di gara per la refezione e centro cottura.

Il sistema

Secondo Sparacino, pagato 250mila euro in nero dalle aziende di ristorazione per vincere quell’appalto milionario, Rottigni avrebbe dato una grossa mano a far vincere Sodexo-Fabbro Food. E nelle intercettazioni raccolte dai finanzieri del Nucleo operativo di Milano che hanno ricostruito il giro di favori e scambi illeciti, si nota una certa riverenza e disponibilità: “Quanto vi serve per caricare l’offerta? Un'ora? Due? Mezza giornata?”, chiede quando Sodexo ha problemi a inserire la domanda nel sistema. E ancora gli incontri, con tutti i protagonisti della strategia, per scambiarsi chiavette, osservazioni, informazioni, in modo da poter cucire l’appalto addosso a Sodexo. “Se non dovessimo vincere faccio mettere il cianuro”, dice Sparacino, sottolineando la possibilità di fare di tutto pur di aggiudicarsi quell’appalto appetitoso. “Max - Rottigni, ndr - è il numero uno adesso, qualsiasi cosa dica tutti dicono di sì, lo conosco da 30 anni, non sai quanti rinnovi abbiamo fatto insieme. Poi quando vinciamo gli mettiamo una sua statua al centro cottura, con un bel piatto davanti: gli piace mangiare...”, parla Sparacino intercettato. Il sistema per truccare l’appalto coinvolge i commissari che giudicano le offerte, tenuti buoni con promesse di lavori ben pagati.

Le promesse

Come quello della Monteleone, che esige un posto fisso, part time ma pagato full time in Sodexo, altrimenti “gli faccio le penali tutti i giorni”, minaccia in caso di mancato rispetto dei patti. Per Rottigni, invece, c’era la promessa del posto di lavoro per la compagna, assunta proprio all’inizio di aprile sempre da Sodexo. Il funzionario di Buccinasco esegue gli ordini, mette in commissione chi viene indicato dal burattinaio Sparacino, fa le modifiche ordinate, incontra gli altri componenti, dà informazioni sul bando e sugli altri partecipanti. Rottigni inciampa anche, ma nessuno se ne accorge: nell’indicare il nome della commissaria di gara Monteleone nella determina scrive Antonella, e non Antonietta, come la chiamava confidenzialmente Sparacino. In tre finiscono in carcere: il capo Sparacino e i due commissari Manco e Monteleone. Rottigni, insieme ad altri sette indagati per altre turbative d’asta e corruzioni, è agli arresti domiciliari.