Allarme covid nelle carceri: 260 positivi in tre istituti penitenziari

"Particolarmente critica la situazione a San Vittore, dove molti detenuti non hanno ancora ricevuto abiti adatti per proteggersi dal freddo”.

Allarme covid nelle carceri: 260 positivi in tre istituti penitenziari
Cronaca 29 Dicembre 2020 ore 10:00

Allarme covid nelle carceri: 260 positivi in tre istituti penitenziari.

Allarme covid nelle carceri: 260 positivi in tre istituti penitenziari

MILANO – Numeri preoccupanti, allarme sovraffollamento e aumento dei contagi nelle carceri lombarde.

L’allarme lanciato da Caritas Ambrosiana

L’allarme arriva da un’indagine di Caritas Ambrosiana che parla degli istituti penitenziari di San Vittore, Bollate e Opera, sottolineando “un aumento dei positivi al Covid rispetto alla prima ondata, di misure coercitive assunte in nome della sicurezza sanitaria, della sospensione di alcune attività risocializzati come la scuola e di servizi essenziali affidati ai volontari, la cui presenza è stata drasticamente ridimensionata in nome della sicurezza sanitaria”.

7,7% di positivi in più rispetto alla prima ondata

I detenuti risultati positivi al covid nei tre istituti penitenziari sono 260, ovvero il 7,7%, una percentuale più alta rispetto a quella della prima ondata dell’emergenza. Caritas spiega inoltre che si assiste a una preoccupante situazione di sovraffollamento: “I posti teoricamente disponibili sono solo 2.923 a fonte dei 3.400 detenuti presenti.

Situazioni critiche nell’organizzazione degli spazi

Una condizione fortemente aggravata dalla riorganizzazione degli spazi legata alla necessità di predisporre reparti sanitari per gli ammalati e per l’isolamento dei detenuti positivi al covid. Per liberare questi spazi molti reclusi sono stati trasferiti in altri reparti, trovandosi così a condividere la cella con più persone di prima. Una scelta che ha provocato persino nel carcere di Milano Bollate situazioni critiche”.

Preoccupazione per le attività fermate a causa dell’emergenze

A impensierire gli operatori c’è anche la chiusura della scuola e delle attività lavorative, culturali, ricreative e di sostegno psicologico e sociale: attività che si sono fermate a causa dell’emergenza e nulla è stato attivato in forma online o a distanza. Meno volontari significa anche meno indumenti portati dall’esterno per i più bisognosi e scarsa distribuzione di prodotti per l’igiene “che l’amministrazione penitenziaria non riesce a garantire, nemmeno per quei prodotti essenziali previsti dalla normativa – spiegano da Caritas –. Dalle informazioni raccolte dagli operatori, risulta che la situazione sia particolarmente critica nella casa circondariale di San Vittore, dove molti detenuti non hanno ancora ricevuto abiti adatti per proteggersi dal freddo”.

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