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Abusò della figlia e aggredì la famiglia: "Appena esco dal carcere uccido qualcuno"

Sorveglianza Speciale per il 45enne, scarcerato a febbraio dopo sei anni: non può avvicinarsi alla ex moglie e ai figli.

Abusò della figlia e aggredì la famiglia: "Appena esco dal carcere uccido qualcuno"
Cronaca 26 Maggio 2020 ore 09:47

Abusò della figlia e aggredì la famiglia: "Appena esco dal carcere uccido qualcuno".

Abusò della figlia e aggredì la famiglia: "Appena esco dal carcere uccido qualcuno"

MILANO – Nell’ambito dell’attività di prevenzione della violenza di genere svolta dai poliziotti della Divisione Anticrimine della Questura, è stata applicata – su proposta del Questore di Milano – la Sorveglianza Speciale di Pubblica Sicurezza nei confronti di un italiano 45enne, in carcere dal 2014 per violenza sessuale aggravata e maltrattamenti in famiglia.

Violenza e maltrattamenti in famiglia

Per molti anni l’uomo, con un passato da consumatore di cocaina, si è reso responsabile di gravi reati in ambito domestico, abusando sessualmente della figlia adolescente. Inoltre, è stato condannato per i violenti maltrattamenti in famiglia perpetrati per anni nei confronti della ex moglie e degli altri cinque figli minori. Una volta, l’uomo ha persino lanciato un coltello da cucina verso una delle figlie piccole, colpendola alla testa e provocandole una ferita. Condannato a 7 anni e 4 mesi di reclusione nel 2014, vicino della scarcerazione dal carcere di Bollate avvenuta lo scorso 4 febbraio, ha manifestato sentimenti di vendetta nei confronti della ex moglie e dei figli e verso l’assistente sociale che al tempo aveva fatto partire le indagini: “Al massimo un paio di giorni e torno in carcere: il tempo di ubriacarmi e uccidere qualcuno”, ha detto l’uomo.

L'applicazione della misura

I poliziotti della Divisione Anticrimine della Questura hanno quindi acquisito immediatamente informazioni dagli psicologi che avevano trattato il 45enne in carcere, i quali hanno segnalato negli ultimi tempi un certo nervosismo dell’uomo, con sentimenti di rancore verso la sua famiglia e l’assistente sociale che lo aveva denunciato. In un colloquio, l’uomo aveva riferito di non voler andare a dormire in un dormitorio o su un cartone, preferendo ritornare in carcere “anche con una condanna all’ergastolo”. Tutti questi elementi hanno consentito l’applicazione della misura di prevenzione che, oltre a garantire un maggiore controllo, secondo le forze dell'ordine, proibisce all’uomo di avvicinarsi alla ex moglie, ai figli e all’assistente sociale e di comunicare con loro con qualsiasi mezzo. La violazione delle norme porterebbe all’arresto. Inoltre, al 45enne è stato suggerito un percorso di recupero.

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