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Tatuaggi a colori vietati dal 4 gennaio perché “pericolosi”: facciamo chiarezza

Ne abbiamo parlato con Yuri Basso, membro del direttivo della Confederazione Nazionale Tatuatori e Piercer

Tatuaggi a colori vietati dal 4 gennaio perché “pericolosi”: facciamo chiarezza
Attualità Naviglio grande, 18 Dicembre 2021 ore 17:02

Tatuaggi a colori vietati dal 4 gennaio perché “pericolosi”: facciamo chiarezza.

Tatuaggi a colori vietati dal 4 gennaio perché “pericolosi”: facciamo chiarezza

La notizia è girata da giornale a giornale come un fulmine nella giornata di giovedì 16 dicembre: dal 4 gennaio 2022 saranno banditi dall’Unione Europea 4000 prodotti, secondo il nuovo regolamento Reach della Ue (articolo 75, comma 12) tra cui ci sono anche 27 pigmenti utilizzati per realizzare i tatuaggi.

Il problema dell'acool isopropilico

Gli inchiostri colorati particolarmente incriminati sono quelli contenenti alcool isopropilico, un solvente che l’Ue ha deciso di vietare in quanto potenzialmente dannosi per la pelle, poichè in grado di irritare gli occhi, seccare l'epidermide, causare danni al sistema nervoso e dichiarati potenzialmente cancerogeni, per quanto non esistano studi certi sulla questione.

Ne abbiamo parlato con Yuri Basso, membro del direttivo della Confederazione Nazionale Tatuatori e Piercer (deleghe a sicurezza, igiene e rapporti con gli esteri) e co-fondatore del CETA (Council of European Tattoo Association)

Quindi si ferma l’attività dei tatuaggi, almeno “a colori”?

“Non è così. Il problema è legato principalmente ad una sostanza (l’alcool isopropilico sopracitato, ndr) che viene utilizzate nelle miscele di svariati pigmenti, come additivo fluidificante. L’alternativa già esiste per buona parte delle colorazioni e stiamo lavorando per avere al più presto prodotti certificati in sostituzione di quelli messi al bando. Lo stesso “nero”, in alcune miscele, contiene questa sostanza. Ma esistono delle alternative prive di isopropanolo”.

Invece due pigmenti destano maggiore preoccupazione, in termini di “sostituzione”?

“Sì, è il caso del Blu PB 15:3′ e il ‘Verde PG 7 per cui non esiste al momento alternativa. Tali pigmenti verranno vietati solo a partire dal 2023, anche se su un principio di ‘massima precauzione’ e non su solide basi scientifiche”.

Sui pigmenti per tatuaggi "incriminati"

“Queste affermazioni – come riporta il comunicato congiunto del CNTP (Confederazione Nazionale Tatuatori e Piercer) e AIPP (Associazione Italiana Piercer Professionisti) - sono sostenute da esperti tra cui chimici, ingegneri, medici e dermatologi, alcuni facenti parte del CETA, dell’ESTP (European Society of Tattoo and Pigments Research - https://estpresearch.org) e dallo stesso organo regolatore REACH, che ammette di non avere prove della pericolosità di questi due pigmenti in particolare, ma solo vaghe supposizioni, comunque non sufficienti, a nostro parere, per giustificare un regolamento di questa portata.

Ci teniamo inoltre a specificare – prosegue il comunicato - che come Associazioni di categoria siamo assolutamente favorevoli a leggi atte a mettere in sicurezza il consumatore e facciamo notare che nel tempo la nostra categoria si è autoregolamentata su diversi aspetti, soprattutto igienico sanitari, ancor prima che venissero regolamentati da leggi specifiche”.

Ma perché i titoloni su tutti i giornali nella giornata di ieri?

“Questo dovresti chiederlo ai tuoi colleghi... Il problema esiste e ci stiamo lavorando da un anno. La pandemia di certo ha rallentato tutto questo processo di riformulazione delle miscele, ma diverse aziende produttrici sono pronte per inserire sul mercato già dal 4 gennaio 2022 i nuovi colori conformi al REACH, altre stanno ultimando la formulazione delle nuove gamme cromatiche, nonostante alcune difficoltà dovute alle numerose discrepanze nella legge stessa e proprio al problema pandemia Covid-19, che non ha dato il tempo necessario ai produttori di adeguarsi in tal senso, non potendo fare tutti i test necessari nelle tempistiche richieste”.

Ma chi fino all’altro ieri si è regalato un tatuaggio a colori ha di che temere?

“Il nostro obiettivo è ed è sempre stato quello di lavorare nella massima sicurezza per il consumatore. Tutti i pigmenti utilizzati fino ad oggi sono regolamentati dalla normativa ResAP(2008)1, non erano frutto del caso. È necessario però – come specificato nel comunicato emesso - fare chiarezza e promuovere la giusta comunicazione riguardo questa nuova legge che sta destando preoccupazione tra gli operatori professionali e consumatori di tutta Europa”.

Insomma, possiamo dire che sia stato fatto un po’ un pasticcio nel metodo comunicativo?

“Sicuramente. Ieri (gioved' 16, ndr) abbiamo assistito ad una campagna mediatica nociva e discriminatoria nei confronti di tematiche prettamente tecniche, che richiederebbero maggiore attenzione e competenza prima di essere comunicate con toni terroristici e lesivi per un settore già duramente colpito in questo momento storico”.

I numeri sui tatuaggi in Italia

In Italia il 12,8% della popolazione ha almeno un tatuaggio: sono circa 7 milioni le persone che per motivi prettamente estetici o per finalità mediche si sono ‘dipinte’ il corpo. In Europa il numero sale a 60 milioni.

Questo è il quadro emerso da uno studio condotto dall'Istituto superiore di sanità (Iss), diffuso sul sito Epicentro.
Secondo i risultati dell’indagine, eseguita su un campione composto da 7608 individui, di età minima di 12 anni, nella Penisola i tatuaggi piacciono più alle donne che agli uomini. Ne ha almeno uno il 13,8% delle donne, che preferiscono tatuarsi la schiena, i piedi e le caviglie. Tra gli uomini la percentuale è all’11,7% e le parti del corpo più tatuate sono le braccia, le spalle e le gambe.

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