Sara si racconta: “Per ottenere quello che si desidera occorre non arrendersi mai…”

Un viaggio nelle nuove generazioni pronte a "riconquistare quello che i nostri padri ci hanno lasciato in eredità".

Sara si racconta: “Per ottenere quello che si desidera occorre non arrendersi mai…”
Attualità 15 Settembre 2020 ore 21:08

Sara si racconta: “Per ottenere quello che si desidera occorre non arrendersi mai…”

Sara si racconta: “Per ottenere quello che si desidera occorre non arrendersi mai…”

È l’incontro con una straordinaria normalità dal sapore specialissimo della vita. C’è qualcosa di più che il carattere anche se per me il “carattere” indica uno sguardo ideale alla meta da raggiungere. Così incontriamo a tu per tu Sara, testimone di una vitalità con cui confrontarsi, interrogarsi con un punto di domanda lungo quanto una vita: cosa vuoi dalla vita che non sia giù stato dato? Con Sara è necessario fare silenzio intorno, ha generato in me un effetto dirompente. Le sue parole, parola per parola, mi costringono a continuare la nostra chiacchierata, con la domanda nel cuore: “E tu, Renato, cosa vuoi dalla vita? Ma Chi è Sara Melgrani?

Sara chi sei?

Bella domanda! A parte gli scherzi, sono una ragazza “normale” di 30 anni (l’ho messo tra virgolette, perché sono una ragazza disabile motoria, anche se penso che i disabili siano uguali a tutti gli altri: hanno pensieri, idee, sentimenti, obiettivi come tutti gli altri, e penso anche che bisogna lottare e non arrendersi mai se si vuole ottenere quello che si desidera). Amo le cose semplici, come uscire e parlare con i miei amici, fare shopping, andare al cinema, fare un giro in bicicletta, ma anche stare a casa sul divano a vedere un film con il mio fidanzato. Per me le due cose più importanti sono la famiglia e l’amore. La mia famiglia è importantissima in quanto è grazie a lei se sono diventata la persona forte e autonoma che sono adesso, tra sgridate, litigate, pianti ma anche sorrisi, frasi di incoraggiamento e di incitamento, è sempre stata il mio punto di riferimento. Mi è sempre stata accanto in qualsiasi decisione presa, obiettivo ottenuto, delusione ricevuta e soddisfazione raggiunta. È vero, non è stata una passeggiata, però insieme ce l’abbiamo fatta a conquistare il “mondo”. Per questo non smetterò mai di ringraziarla per tutto quello che ha fatto e che continua a fare.

Sento di un certo innamoramento…

L’altra cosa di cui non posso fare a meno è l’amore dei miei amici e l’amore incondizionato per il mio fidanzato, Dario. Penso di essere molto fortunata ad avere così tanti amici e ad avere accanto da un anno e mezzo un ragazzo così meraviglioso e unico. Sai, a volte penso di non meritarmi tutto questo amore: la vita mi ha messo davanti a mille difficoltà, però mi ha anche fatto incontrare un sacco di persone che mi vogliono bene e che, quando sono stufa di combattere, mi incitano a non mollare, a rialzarmi e a continuare a sognare. Quindi, se posso ringraziare ognuno di loro, te ne sono molto grata: grazie a mia mamma Anna che è la mia roccia e che mi insegna ogni giorno ad essere forte in tutte le situazione; a mio papà Angelo che mi ha insegnato la bontà d’animo e che, nonostante non ci sia più, me la continua a insegnare; a mia sorella Nadia che mi insegna ogni giorno ad affrontare ogni difficoltà; ai miei nipoti Federico e Beatrice che sono i miei tesori più preziosi e che mi insegnano a guardare il mondo con gli occhi di due adolescenti; a mia nonna Dina che mi ha insegnato la dolcezza che solo una nonna può donare e per ultimo, ma non per importanza, il mio ragazzo Dario che mi ha re-insegnato ad amare e mi insegna tutti i giorni a combattere e a vincere la nostra disabilità. Ecco chi è Sara!

Tanta roba Sara, tanta roba! Hai conquistato due lauree… e adesso verso la terza: Scienze della comunicazione. Perché?

Ebbene sì, ho già due lauree. Sono laureata in Scienze umane dell’ambiente, del territorio e del paesaggio e specializzata in Valorizzazione culturale del territorio e del paesaggio, presso la Statale di Milano. Lauree molto interessanti ma con pochi sbocchi lavorativi. A volte penso che siano dei pezzi di carta privi di valore e che non aumentino le chance di trovare impiego. Per un disabile è ancora più difficile in quanto viviamo in una società basata su una frenetica produttività e, nonostante le idee dell’opinione pubblica, le belle parole e le finte promesse dei politici, nessun datore di lavoro vuole assumere un dipendente invalido che possa produrre meno o che pensa erroneamente che possa produrre meno. Nonostante ciò, ho deciso di cimentarmi in questo nuovo percorso, ossia Scienze della comunicazione, presso il Campus universitario di Savona, sperando di essere più fortunata e di trovare finalmente un’occupazione.

Guardati intorno… Come pensi di conquistare un pezzo di Mondo?

Sai Renato, potrei essere un po’ presuntuosa ma penso di aver già conquistato il mio pezzo di mondo. Quando ero bambina, i miei sogni erano: diventare autonoma, trovare il principe azzurro, sposarmi, diventare mamma e trovare un lavoro. Beh, tre sogni su cinque li ho realizzati, quindi ritengo di essere già soddisfatta. Questo, però, non significa che smetterò di combattere per i miei sogni e per difendere questo mio pezzo di Mondo.

Hai degli esempi a cui guardare?

Si, certamente! I miei genitori sono l’esempio più evidente per la mia vita in quanto, oltre ad essersi amati fino all’ultimo, mi hanno insegnato ad amare, aiutare e rispettare gli altri, mi hanno insegnato ad ascoltare, mi hanno insegnato che bisogna lottare per raggiungere gli obiettivi senza arrendersi davanti agli ostacoli che la vita, ahimè, ti mette davanti. Mi hanno insegnato a combattere e a rimettermi in piedi anche quando ero stufa di lottare per la mia autonomia, mi hanno insegnato ad essere buona, gentile e sensibile, mi hanno insegnato ad amare e rispettare la vita, anche se questa a volte ti fa faticare. Mi hanno insegnato il valore dell’Amore e della vita. A loro devo tanto, forse tutto. Ecco, loro sono l’esempio a cui voglio assomigliare.

Cos’è il dolore, e poi la gioia?

Il dolore è una componente della vita di ogni persona, indipendentemente dallo status sociale, dall’età, dalla disabilità o meno. Ma il dolore è al tempo stesso ciò che ci fa capire cos’è la gioia nel bene e nel male. Quante volte capita che dopo aver sofferto arriva qualcosa che ci fa gioire, o viceversa?

Per mia filosofia, non intendo il dolore la mia disabilità o mali minori, per me il vero dolore è la morte di un caro, una malattia incurabile o la perdita di un amico, mentre la gioia non è solo il tempo trascorso con la famiglia, con il fidanzato, con un amico/a, con un figlio/a, ma è anche un obiettivo raggiunto o un ostacolo superato. Visto che il dolore e la gioia sono motori così potenti della nostra vita, siamo sicuri di considerare dolore ciò per cui vale veramente la pena soffrire e di sapere riconoscere la vera gioia?

Grazie Sara, davvero grazie di quello che mi lasci e, sono certo, lasci a chi ti leggerà. “…E tu cosa vuoi dalla vita?” Mi sento spaesato…

CronistaINLibertà
a cura di Renato Caporale

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