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Quando si parte con entusiasmo e ci si ferma a metà

La lettera di G., 22 anni

Quando si parte con entusiasmo e ci si ferma a metà

Una lettrice ci scrive per raccontare una difficoltà che vive da tempo e che, come spesso accade, incide anche sul suo umore.

Gentile Dottore,

ho 22 anni e mi succede spesso di iniziare cose nuove con molta voglia, ma poi, quando sono più o meno a metà, mi blocco. Non è una decisione vera e propria: è come se la spinta iniziale si spegnesse.

Questa cosa mi pesa molto sull’umore. All’inizio mi sento carica e positiva, poi subentrano frustrazione, irritabilità, a volte anche scoraggiamento. Più mi sento così, più faccio fatica ad andare avanti.

Vorrei capire cosa mi sta succedendo e come poter gestire meglio questa instabilità che ormai riconosco come parte della mia quotidianità.

G.

Non è il problema di iniziare

Quello che emerge con chiarezza non è una difficoltà a mettersi in moto, bensì il contrario. G. descrive una spinta iniziale viva, autentica, fatta di interesse e di investimento emotivo. Questo dice molto sulle sue risorse: curiosità, desiderio, capacità di immaginarsi dentro un progetto. La fatica arriva dopo, quando l’energia del nuovo lascia spazio a una fase meno brillante, più silenziosa, in cui i risultati non sono immediati e il cammino sembra rallentare. È spesso in questo passaggio che l’entusiasmo si spegne e subentra una sensazione di vuoto o di blocco difficile da spiegare.

La fatica emotiva di restare

Restare, più che iniziare, è la parte emotivamente più complessa. Quando qualcosa si interrompe a metà, non si perde solo un obiettivo pratico, ma si incrina anche l’immagine che si ha di sé. Pensieri come “non sono costante” o “c’è qualcosa che non va in me” tendono a comparire quasi automaticamente. Questi pensieri, col tempo, diventano una lente attraverso cui si legge ogni nuova esperienza. L’umore ne risente: alla frustrazione si aggiunge l’irritabilità, allo scoraggiamento la delusione verso se stessi. È un ciclo che non nasce per mancanza di volontà, ma per un sovraccarico emotivo spesso non riconosciuto.In alcuni casi, parlarne con uno psicologo può aiutare a riconoscere questi meccanismi prima che diventino convinzioni rigide su di sé.

Il punto in cui qualcosa cambia

La parte centrale di ogni percorso è una zona delicata. È il momento in cui il desiderio iniziale incontra la realtà quotidiana, fatta di limiti, di attese, di imperfezioni. Qui emergono dubbi, stanchezza, a volte anche la paura di non essere all’altezza delle proprie aspettative. Se non si dà spazio a queste sensazioni, il rischio è viverle come un fallimento personale invece che come un passaggio naturale. In realtà, è proprio in questa fase che si gioca la possibilità di conoscersi meglio.

Fermarsi a capire, non a giudicarsi

Scrivere, come ha fatto G., è già un atto di ascolto verso di sé. Fermarsi non significa rinunciare, ma sospendere il giudizio per fare spazio alla comprensione. Chiedersi cosa succede dentro, piuttosto che forzarsi ad andare avanti o colpevolizzarsi per essersi fermati, può aprire nuove possibilità. Imparare a stare “nel mezzo” — senza idealizzarlo né temerlo — è spesso una competenza che si costruisce nel tempo. Non sempre la difficoltà sta nel portare a termine le cose, ma nel riconoscere e rispettare il ritmo emotivo con cui le si attraversa.

Dott. Fabiano Foschini

Psicologo

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