Protesta degli studenti al Falcone-Righi: “Con queste regole venire a scuola è un disagio”

Replica della dirigente Maria Vittoria Amantea: "Rigorosa, devo proteggervi" e commento del neo sindaco Stefano Ventura: "Momento critico, c'è bisogno di dialogo".

Protesta degli studenti al Falcone-Righi: “Con queste regole venire a scuola è un disagio”
Attualità 10 Ottobre 2020 ore 10:42

Protesta degli studenti al Falcone-Righi: “Con queste regole venire a scuola è un disagio”.

Protesta degli studenti al Falcone-Righi: “Con queste regole venire a scuola è un disagio”

CORSICO – Un altro giorno di proteste all’istituto Falcone Righi, dove gli studenti stanno manifestando contro “regole troppo rigide, insostenibili, siamo esasperati”, raccontano al picchetto davanti alla scuola. I ragazzi dell’istituto eccellente, entrato più volte nelle classifiche delle migliori scuole lombarde, si sentono “privati del diritto allo studio. Già viviamo in una situazione di emergenza da mesi, senza prospettive sul futuro, in più ogni volta che andiamo a scuola dobbiamo sottostare a regolamenti senza senso, a partire dal fatto che non possiamo portare la merenda in classe. Dobbiamo raccogliere le ordinazioni il giorno prima, delegare il rappresentante di classe che raccoglie tutti i soldi, quindi con passaggi di banconote e monete da mano a mano, e poi va lui a prendere tutto al bar della scuola. Diventa dispendioso per noi studenti che potremmo benissimo portare da casa la nostra merenda e soprattutto la borraccia con l’acqua”.

Le ragioni della protesta

I problemi passano anche dal foglio in acetato, una plastica trasparente utilizzata dagli studenti per prendere appunti con il proprio pennarello. Dopo aver finito la pagina, col telefono devono fare una foto, cancellare il foglio e ricominciare con gli appunti. “Sembra una sciocchezza, ma scrivere così per i mancini è un disastro. E poi non possiamo portare nulla a casa o da casa: siamo costretti a studiare in appunti scattati con il cellulare”, esprimono il disagio gli studenti. Polemiche anche per “i turni per andare in bagno: ogni classe ha il suo”, spiega Federica, 18 anni, rappresentante di istituto. Passando per “la mancanza di supporti informatici. Ci erano stati promessi i tablet ma non sono ancora attivi. Noi di quinta che seguiamo il percorso di informatica non abbiamo ancora i computer a disposizione, perché viene data la priorità alle prime. Ma noi dobbiamo affrontare un esame quest’anno: come faremo?”, si domanda perplesso Andrea, futuro informatico. Insomma, se già la ripresa della scuola è iniziata tra dubbi e incertezze, gli studenti dell’istituto tecnico sono “esasperati. Veniamo a scuola tre giorni a settimana, il resto è tutta didattica a distanza. In questi tre giorni viviamo una situazione pesante e senza via di uscita”.

La replica della dirigente scolastica

La dirigente scolastica Maria Vittoria Amantea replica ai ragazzi e difende le sue scelte: “Mi dispiace molto per questo comportamento, sono convinta che in situazioni di emergenza sia necessario fare squadra e stare uniti. So cosa significa vivere 54 giorni chiusa in casa per il covid, una malattia terribile che lascia strascichi importanti. È proprio da questo che voglio proteggere gli studenti, il personale scolastico e le loro famiglie – 1.400 studenti e 300 persone che lavorano a scuola, ndr –. Forse non è comprensibile, ma i dirigenti scolastici molto spesso sono soli, con il peso delle responsabilità sulle spalle. I tablet sono arrivati ma abbiamo problemi di rete e connessioni. Non abbiamo avuto neanche il tempo di provare ad assestarci: la scuola è iniziata subito dopo la pausa estiva, quando tutte le ditte erano chiuse o in ritardo. Ci mancano ancora metà dei docenti. Abbiamo investito migliaia di euro per adeguare la scuola, acquistare i dispositivi, prepararci. Ho lavorato tutta l’estate: di più non si poteva fare. Il foglio in acetato sarà sostituito: potranno portare un quaderno da lasciare a scuola. Per il bar stiamo pensando a buoni da utilizzare per le consumazioni, destinati agli studenti in difficoltà economica, per non gravare sulle famiglie. Nei prossimi giorni, come ho già fatto, incontrerò gli studenti e i genitori. Vorrei però che i ragazzi capissero che non mi diverto a essere così rigorosa, che prima di prendere queste decisioni mi consulto con esperti e tecnici. E soprattutto ora che aumentano i contagi, non posso permettermi di allentare la presa. La salute di ragazzi, famiglie e personale ha la priorità”.

“Le norme vanno modificate”

Ma per i ragazzi le norme vanno modificate, almeno in parte, “almeno per rendere più vivibile il tempo della scuola. Al Vico non hanno tutte queste restrizioni e contano zero contagi, diversamente da qui”, dove sono stati segnalati sei casi positivi, tre nel personale scolastico e tre studenti. “Vorremmo un po’ di comprensione – ancora gli studenti –, e far capire alla preside che anche per noi è difficile vivere così. La scuola deve essere anche tempo di qualità, non di sole restrizioni senza via di uscita”.

Sul caso interviene il neo sindaco di Corsico Stefano Ventura

Anche il neo sindaco Stefano Ventura è intervenuto sulla questione, al suo primo commento da sindaco su una criticità che vivono i cittadini (molti studenti sono infatti di Corsico): “Comprendo le difficoltà per gli studenti, già oppressi da mesi di lockdown e da un clima di incertezza per il futuro. Così come capisco il rigore e il peso delle decisioni difficili della dirigente scolastica. Una situazione non semplice che merita massima attenzione. Da parte mia, per quanto in mio potere, sono disponibile a scambiare due parole con i ragazzi e con la preside, cercando di aiutare attraverso un dialogo costruttivo, alla ricerca di soluzioni che possano conciliare esigenze quotidiane e doverosa tutela della salute”.

FG

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