Prostituzione in Italia | Un milione di donne sfruttate. I clienti sono 9 milioni

L'incontro con Lule Onlus tenutosi mercoledì sera in Cascina Fagnana, con il contributo dell'associazione di giovani LHUB.

Prostituzione in Italia | Un milione di donne sfruttate. I clienti sono 9 milioni
Attualità 12 Aprile 2018 ore 16:49

Prostituzione in Italia | Un milione di donne sfruttate. I clienti sono 9 milioni.

Prostituzione in Italia | Un milione di donne sfruttate. I clienti sono 9 milioni

BUCCINASCO – Quando hanno il ciclo gli dicono “mettiti dentro una spugna” e le mandano a lavorare. Febbre, emicrania, bronchite, dolori mestruali: non contano nulla. In strada si va comunque. In qualsiasi condizione. Con il freddo, a meno dieci gradi sui marciapiedi ghiacciati. A quaranta, sotto il sole che brucia la testa. Il racconto della realtà della prostituzione passa anche dalle immagini crude, violente, lontane da un immaginario che vede le prostitute come “disturbo, presenze scomode, che infastidiscono i cittadini”. Lontanissime da quello che molti uomini ancora pensano, che “se batte i marciapiedi un po’ le piace”.

La testimonianza di Lule

A provare a rompere gli schemi di stereotipi atroci ci ha pensato Marzia Gotti, responsabile servizi di prossimità territoriale dell’associazione Lule Onlus. Con altri specialisti e volontari fa il giro di marciapiedi e statali per aiutare chi è costretto a una schiavitù sessuale sempre più allarmante.

Numeri spaventosi

Sono un milione le donne che vengono trafficate (brutto da dire, ma è così) ogni anno, messe sulla strada o dentro appartamenti che tocca a loro pagare. Il 35% sono minorenni. In Italia ci sono circa 50mila prostitute, di cui 4mila solo in Lombardia. Di queste, la maggior parte arriva dalla Nigeria, poi dalla Romania e dall’Albania. A farle arrivare sulle nostre strade ci pensano i reclutatori, che vanno a indagare nelle realtà più critiche famigliari: ragazze con poca istruzione, che hanno subito dei lutti, che non hanno lavoro.

Disperate, insomma

Prostituzione in Italia“Le fanno innamorare”, ha spiegato Marzia Gotti, “promettono loro di realizzare i propri sogni. Poi gli mettono in mano documenti falsi e le fanno arrivare in Italia, attraverso intermediari locali. Sono organizzazioni criminali, è una vera mafia dello sfruttamento”. Il viaggio costa: le rumene pagano 300 euro, chi arriva da più lontano deve sborsare 3-5mila euro. Tutti soldi che gli sfruttatori fanno pagare, con interessi carissimi.

Lo sfruttamento

Se una donna riesce a guadagnare circa 12mila euro in un mese (a prestazione, prendono 20 euro le nigeriane, 30 le ragazze dell’Est Europa: c’è razzismo anche nella prostituzione). Di quei soldi gliene rimangono in tasca meno di mille. A loro carico, poi, affitti e spese. Insomma, un circuito di debiti fatto di ricatti e minacce da cui non si esce.

Il difficile “lavoro” di Lule

A tendere la mano, i volontari specializzati di Lule che avvicinano le ragazze durante le uscite serali e pomeridiane (sulla Binasca, soprattutto) e si offrono di aiutarle, di farle uscire da quel cerchio, di rompere le catene. Un lavoro difficile, soprattutto per conquistare una fiducia nel prossimo che il destino ha minato, facendo incontrare a queste ragazze mostri senza scrupoli che possono contare su un giro d’affari garantito da 9 milioni di clienti in Italia. Uno su tre.

I “consumatori”

Di tutte le età, di ogni ceto sociale, con ogni tipo di istruzione. “Anche giovani, ragazzini, che vengono “iniziati” con riti particolari, giri con prostitute”, ha raccontato l’esperta, tornata da poco da una visita dei territori della Romania più a rischio. Clienti che non si limitano a comprare rapporti sessuali, ma che creano blog e siti con stelline, commenti, prestazioni, persino con coordinate di Google Maps. Un TripAdvisor della prostituzione, con voti, giudizi e consigli sulle donne, trattate come ristoranti e locali.

Cosa fare

“Cosa possiamo fare noi, cittadini comuni, per mettere fine a questo sfruttamento?”, chiede una giovane dalla platea, durante l’incontro che si è tenuto mercoledì sera in Cascina Fagnana, con il contributo dell’associazione di giovani LHUB. “Non bisogna improvvisarsi, sconsigliamo di fermare direttamente le ragazze per strada: noi viaggiamo sempre in tre, con esperti e professionisti – ha chiarito Gotti –. Quello che tutti possono e devono fare è informare, raccontare, far conoscere queste realtà. Siamo anche nelle scuole, per sensibilizzare sul tema già da giovani. È un popolo silenzioso, di donne accomunate dalla sopportazione alle violenze”.

Francesca Grillo

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