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Prima sera di coprifuoco: Milano si spegne in un silenzio irreale VIDEO

Giù le saracinesche dei locali, chiuse le porte, spente le insegne.

Prima sera coprifuoco Milano

Prima sera di coprifuoco: Milano si spegne in un silenzio irreale.

Prima sera di coprifuoco: Milano si spegne in un silenzio irreale

MILANO – Un silenzio irreale in una città abituata alla vita, alla frenesia. Giovedì sera, nella prima serata di coprifuoco, Milano si è spenta. Giù le saracinesche dei locali, chiuse le porte, spente le insegne.


In giro solo lavoratori e forze dell’ordine

Solo i lavoratori, con in tasca l’autocertificazione, o chi aveva una motivazione valida, potevano girare in una città deserta, raggiungendo le proprie destinazioni. Sulla strada, tante forze dell’ordine, affinché vengano rispettati i divieti, le regole imposte per limitare il contagio, ma con spirito diverso dalla mera repressione: non è un voler “far cassa” come qualcuno erroneamente sostiene.

Regole nate e create sotto l’ombra delle polemiche.

Quelle di chi ha ritenuto sbagliato chiudere i locali alle 23, perché “il virus non gira mica di notte, gira negli autobus pieni, nelle aziende che non rispettano le misure, in chi potrebbe stabilire il lavoro agile e continua a chiedere la presenza nelle imprese, nelle società sportive che spesso non obbligano all’uso della mascherina negli spogliatoi. Lì gira il virus”, dicono sconsolati anche i ristoratori, i più penalizzati dal provvedimento di chiusura serale. Ma c’è anche chi ha paura, chi teme un tracollo, con Milano capofila di una crescita esponenziale dei contagi, una corsa che si fa fatica ad arrestare.

Accuse anche ai giornali

C’è chi accusa i giornalisti di diffondere terrorismo, solo perché pubblicano i dati e i pareri, anche contrastanti, degli esperti o dei politici. E poi c’è ancora quella troppo folta compagine dei cosiddetti negazionisti, che anche di fronte alle testimonianze di chi ha passato settimane intubato e di chi ha perso un parente senza neanche poterlo salutare, negano l’esistenza del virus e si rifiutano di proteggere se stessi e gli altri.

La protesta dei ristoratori a Palazzo Lombardia

È iniziato il coprifuoco, tra le proteste dei ristoratori che ieri hanno manifestato davanti al palazzo di Regione Lombardia per esprimere soprattutto preoccupazione per le sorti economiche. “Sono già tante le attività produttive che non sono state in grado di affrontare il lockdown, molte attività sono già “fuorilegge” da marzo. Un periodo durissimo, anche per i lavoratori che non hanno neanche ricevuto la cassa integrazione. Enormi perdite che pesano su troppe famiglie, chiediamo aiuto alle istituzioni”. Ma il divieto, almeno per ora, rimane: niente spostamenti dalle 23 alle 5 del mattino. E lo spettro di una zona rossa milanese, per evitare il dilagare dei contagi e l’affollamento degli ospedali, come è capitato già all’apice dell’emergenza, non è purtroppo così lontano.

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