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Nuova nata in casa Rimaflow: la vodka Kollontai Antisessista

La vendita servirà a finanziare progetti per donne e persone che subiscono discriminazioni di genere.

Rimaflow vodka Kollontai

Nuova nata in casa Rimaflow: la vodka Kollontai Antisessista.

Nuova nata in casa Rimaflow: la vodka Kollontai Antisessista

TREZZANO SUL NAVIGLIO – Dall’Amaro Partigiano alla Vodka Antisessista. Un altro liquore con un significato da diffondere è nato in casa Rimaflow. Il primo era un digestivo dal sapore intenso e ricco di storia: realizzato in collaborazione con gli Archivi della Resistenza a Massa Carrara, ripercorre attraverso le erbe che trovavano nei loro percorsi, i tragitti dei partigiani.

Perché proprio una vodka antisessista?

La vodka è invece un triplo distillato di alta qualità, prodotto in sinergia del Comitato Kollontai, formato da esponenti del movimento femminista e lgbtiq. Perché proprio una vodka antisessista? “L’autoproduzione Fuorimercato pone l’accento sulla strumentalizzazione della violenza subita dalle donne e al contempo per far emergere le forme di autodeterminazione – spiegano –. L’alcol è spesso utilizzato per giustificare la violenza sulle donne o per colpevolizzarle per ciò che hanno subito. Assistiamo a vicende mediatiche e giudiziarie fortemente sessiste e denigratorie, volte a minare la credibilità delle vittime di violenza, facendosi portatrici di una verità completamente ribaltata che risponde alla logica del “se l’è cercata”. La violenza non è responsabilità di chi beve o dell’alcol, ma di chi la compie”.

I proventi della vendita

E ancora: “Di fronte a una continua ridefinizione della libertà delle donne e delle soggettività lgbtiq, ribadiamo il diritto e la voglia di decidere come disporre dei nostri corpi in ogni circostanza, continuando a rivendicare e costruire spazi di autonomia”. Per questo, i proventi della vendita della vodka serviranno a finanziare progetti di aiuto, assistenza, accoglienza “per donne e soggettività lgbtiq. Inclusione sociale e lavorativa, che risponde alla necessità di avviare percorsi di autonomia economica, rompendo gli schemi del mercato economico e lavorativo attraverso la creazione di un lavoro dignitosamente retribuito, basato sui principi dell’autorganizzazione, gestione condivisa e sorellanza. Vogliamo costruire uno spazio aperto e a disposizione di chi vive una condizione di fragilità: persone che affrontano un percorso di fuoriuscita dalla violenza o che sono espulse dal mercato del lavoro o non riescono ad accedervi, a causa delle discriminazioni di genere. L’obiettivo è permettere a chi ne fa parte di sottrarsi al ricatto della precarietà e all’obbligo di accettare qualunque condizione lavorativa e salariale”.

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