Mobilitazione all'Istituto Sacra Famiglia: "Condizioni di lavoro preoccupanti"

La richiesta delle sigle sindacali: più protezioni e riposi. Sulla questione è intervenuta anche l'onorevole Mammì (M5S).

Mobilitazione all'Istituto Sacra Famiglia: "Condizioni di lavoro preoccupanti"
Attualità 02 Novembre 2020 ore 15:08

Mobilitazione all'Istituto Sacra Famiglia: "Condizioni di lavoro preoccupanti".

Mobilitazione all'Istituto Sacra Famiglia: "Condizioni di lavoro preoccupanti"

CESANO BOSCONE – Un volantino per esprimere preoccupazione “per le condizioni di lavoro all’interno dell’Istituto Sacra Famiglia”, firmato da Cisl Fp, Cobas Pi Sanità, Cobas Lp Sanità e Fials. “Chiediamo, vista la grave e penosa situazione in cui versa il nostro Istituto, un'azione compatta, unitaria e comune per imporre alla nostra azienda l'immediato rispetto della salute e della sicurezza dei lavoratori, dei loro famigliari, nonché dei pazienti che essi accudiscono ogni giorno – si legge sul documento –. In Sacra Famiglia è in atto una vera e propria emergenza sanitaria, su cui occorre immediatamente intervenire. Ognuno, in ogni reparto, è chiamato alla mobilitazione per porvi rimedio, per fermarla o per evitare il peggio".

Le criticità

"È sotto gli occhi di tutti quello che sta avvenendo al San Giuseppe: un reparto praticamente in ginocchio che al 21 ottobre aveva 53 positivi su 70 ospiti e almeno una ventina tra operatori, infermieri ed educatori sono risultati positivi o in quarantena. Alla data del 24 ottobre, nel primo nucleo del San Giuseppe, dei 14 operatori turnisti previsti in organico, gli scampati all'infezione del covid sono 6 e tra i pazienti invece è certo che al S. Rita vi sono 11 positivi, mentre gli operatori sono ancora in attesa del tampone”.

I rappresentanti dei lavoratori proseguono:

“La salute dei nostri ospiti, la salute di noi tutti e dei nostri cari è a rischio, l'infezione potrebbe diffondersi e raggiungere al galoppo gli altri reparti. Non si tratta di creare allarmi ingiustificati. Visto quanto sta avvenendo, si tratta di non sottovalutare il pericolo. Non è più possibile che si preveda una logica demenziale di agire solo in presenza dei sintomi o degli effetti del covid. Non è accettabile il buonismo di maniera di don Bove, pronto però ad additare l'irresponsabilità dei lavoratori per aver introdotto il virus in azienda e assolvendo la cattiva gestione degli amministratori. È ora di dire veramente basta a chi ci fa lavorare con pochi e insufficienti riposi dentro una vergognosa e scellerata turnazione. È ora di dire basta a chi non conosce e non svolge il nostro lavoro. Eseguire il tampone solo quando si manifestano i sintomi non vuol dire decretare la morte di ospiti già debilitati da patologie pregresse?”.

E ancora:

“La Sacra Famiglia in tutti questi mesi non ha provveduto a fronteggiare adeguatamente l'emergenza sanitaria all'interno dell'azienda. Pertanto, chiediamo: che i Dispositivi di Sicurezza Individuale (DPI) siano gli stessi che si usano nei reparti covid degli ospedali, comprese le mascherine ffp2 e ffp3. I DPI attualmente in uso non sono sufficienti. I camici-grembiuli non sigillano, si rompono facilmente, lasciano parti scoperte e non sono adatti a tutte le taglie dei lavoratori; i guanti sono piccoli, larghi ai polsi e anch'essi facili alla rottura. Chiediamo anche igiene e sanificazione in ogni ambiente di lavoro e in ogni locale comune. Quelle attuali sono assolutamente insufficienti. In più, chiediamo un aumento delle pause oltre quella contrattuale, conteggiate come orario di lavoro, il consumo dignitoso di un vero pasto, l’aumento dell'organico, attualmente addirittura meno di quello previsto, l’uso di stoviglie monouso in tutti i reparti, il monitoraggio di ogni reparto a campione di operatori e ospiti con tamponi o equivalenti, il monitoraggio periodico di tutti gli operatori dei reparti covid, il cambio immediato dei massacranti e vergognosi “programmati” e l’applicazione corretta della normativa sui lavoratori fragili senza alcuna discriminazione”.

L'onorevole Mammì

Sulla questione è intervenuta anche l’onorevole Stefania Mammì (M5S): “ho ricevuto la segnalazione della mobilitazione all’interno dell’Istituto. Sono molto preoccupata per la situazione della Sacra Famiglia di Cesano Boscone, un contesto che custodisce fragilità e bellezza umana. Apprendo della mobilitazione delle sigle sindacali e comprendo la preoccupazione che esprimono per la grave situazione esplosa all'interno di alcuni reparti sia per i contagi che per le morti. In questa seconda ondata emergenziale non possiamo farci trovare impreparati, gli oss e gli infermieri non possono ancora non avere dpi adeguati e fare turni massacranti. Bisogna agire con sicurezza e tutela per la salute. In alcune sezioni della struttura ci sono molti infetti, tra cui anche oss e infermieri, la situazione è critica e chi ha la responsabilità di ospitare soggetti fragili deve iniziare con il tutelare i lavoratori fornendo loro dispositivi di protezione individuale, turni non massacranti e procedure chiare. La presidenza dell'Istituto saprà certamente ascoltare i lavoratori proteggendoli insieme agli ospiti di quel luogo così fragili e indifesi”.

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