Gentile Dottore, mi chiamo T., ho 22 anni e vorrei parlarle di una difficoltà che vivo da diverso tempo. Ho una vita sessuale piuttosto attiva e cambio spesso partner, perché al momento non ho una relazione stabile. Nonostante questo, faccio molta fatica a raggiungere l’orgasmo e spesso non ci riesco affatto. All’inizio del rapporto provo molta eccitazione, ma poi, andando avanti, sembra che tutto si spenga gradualmente. Alla fine mi sento vuota e per niente appagata. La stessa cosa mi succedeva anche quando ero fidanzata, quindi non credo dipenda soltanto dal fatto che oggi frequento persone diverse. Vorrei capire da cosa potrebbe dipendere e se possa esserci una causa fisica o psicologica. A chi potrei rivolgermi per approfondire?
La ringrazio per l’attenzione.
T.
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Gentile T., ho letto con attenzione le sue parole. Quello che descrive non è banale perché, dopo l’eccitazione iniziale, non resta soltanto insoddisfazione: rimane anche una sensazione di vuoto.
Partire da quello che sente
Non credo sia utile spiegare tutto con il frequente cambio di partner. Lo racconta lei stessa: accadeva anche quando era fidanzata, quindi sarebbe ingiusto ridurre tutto al suo modo di vivere le relazioni. Il punto è capire che cosa le succede mentre l’incontro va avanti. All’inizio c’è desiderio, poi qualcosa si spegne. Forse intervengono pensieri, aspettative, timore di deludere l’altra persona oppure la sensazione di non essere davvero ascoltata. Forse proprio il tipo di stimolazione non è quello di cui il suo corpo ha bisogno. Non ho elementi per dirle quale sia la risposta, e preferisco non inventarne una. Più che chiedersi se in lei ci sia qualcosa che non va, proverei a guardare il desiderio per quello che è: qualcosa che cambia, si accende e può fermarsi. Capire dove si interrompe può dirle molto più che giudicarsi.
Ripartire da una scena concreta
Se ripensa a un incontro, provi a fermarsi nel punto in cui l’eccitazione ha cominciato a scendere. Non serve ricostruire tutto. Basta chiedersi che cosa fosse cambiato: il ritmo, il tocco, la sensazione di essere poco ascoltata. Oppure, magari, è comparso il pensiero: “Adesso dovrei arrivare all’orgasmo”. Quando entra questa attesa capita di uscire dalle sensazioni e cominciare a controllarsi. Spesso succede senza rendersene conto, quasi come se una parte di sé osservasse l’altra dall’esterno. Altre volte, semplicemente, manca la libertà di dire “così mi piace”, “più piano”, “fermiamoci un momento”. Vale la pena chiedersi se durante il rapporto riesce a guidare l’altra persona oppure se tende ad adattarsi. Non deve trovare subito una risposta. Può cominciare soltanto a notare quando si sente presente e quando, invece, si accorge di stare facendo qualcosa senza sentirlo davvero suo.
Il piacere ha bisogno dei suoi tempi
Può osservare come vive il piacere da sola. Conosce i gesti, i ritmi o le fantasie che le permettono di lasciarsi andare? Riesce a raggiungere l’orgasmo con l’autoerotismo oppure anche lì l’eccitazione si interrompe? Sono informazioni importanti, non perché debba mettersi alla prova, ma perché possono aiutarla a conoscere meglio il linguaggio del suo corpo. Per molte donne la penetrazione, da sola, non basta: serve una stimolazione del clitoride più diretta, continua e adatta ai propri tempi. Dirlo al partner non rovina la spontaneità. Anzi, può rendere l’incontro più vero. Vanno considerati anche fattori molto concreti: stanchezza, stress, dolore, secchezza, farmaci o cambiamenti ormonali. Se avverte fastidio, se nota un cambiamento improvviso o se la difficoltà è presente in ogni situazione, parlarne con il medico o con la ginecologa può aiutarla a escludere eventuali cause fisiche.
Non deve affrontare tutto da sola
Quel senso di vuoto merita attenzione. Non perché nasconda qualcosa di grave, ma perché sembra lasciarle una sofferenza che va oltre il piacere mancato. Un confronto con uno psicologo specializzato in sessuologia potrebbe offrirle uno spazio per parlare di desiderio, aspettative, corpo e relazioni, senza sentirsi giudicata. Non per dirle come vivere la sua sessualità o quanti partner avere. Servirebbe a capire che cosa la coinvolge e che cosa la porta a spegnersi. Nel frattempo cerchi di non misurare ogni incontro soltanto sull’orgasmo. Si chieda anche se si è sentita libera, rispettata, desiderata e capace di chiedere ciò che voleva. Forse il punto da cui partire è proprio questo: non “perché non funziono?”, ma “che cosa mi serve per restare in contatto con quello che sento?”. È una domanda semplice, ma può aprire una strada più gentile.
Dott. Fabiano Foschini
Psicologo
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