Attualità
LA POLEMICA

Lo chef La Mantia: "Non si trova personale, pago 22mila euro lordi l'anno"

La questione non è riferibile a una mancanza di interesse da parte dei ragazzi, ma a un cambio della mentalità.

Lo chef La Mantia: "Non si trova personale, pago 22mila euro lordi l'anno"
Attualità Naviglio grande, 27 Aprile 2022 ore 10:15

MILANO – Hanno scatenato polemiche le dichiarazioni dello chef Filippo La Mantia che ha detto la sua sulla mancanza di personale giovane nel settore della ristorazione.

Il racconto

“Servo io i clienti – ha raccontato il cuoco siciliano – perché non si trovano camerieri. Non ci sono più giovani che vogliono fare questo mestiere. Offriamo come base 22mila euro lordi l'anno, circa 1.300/1.400 euro al mese netti, con turni di otto ore, straordinari pagati e impegno nella fascia oraria 16-24. Eppure, nonostante questo, non si trova personale”. Lo chef, che ha aperto il suo ristorante al Mercato Centrale di Milano, si aggiunge alla schiera degli altri professionisti che hanno lamentato lo stesso problema: la mancanza di giovani che vogliono lavorare nei loro ristoranti.

La ristorazione

La Mantia racconta al Corriere che nonostante gli ottanta colloqui fatti non è riuscito ad ampliare la sua squadra e si deve affidare ad agenzie di catering per il personale a chiamata, con costi più elevati. La Mantia non è il primo cuoco a lamentare l'assenza di personale. Prima di lui, Antonino Cannavacciuolo, Viviana Varese e Alessandro Borghese che qualche giorno fa aveva sollevato le reazioni sui social per aver dichiarato che “lavorare per imparare non significa per forza essere pagati”, scatenando indignazione tra chi sostiene che il lavoro debba essere sempre pagato.

Le cause

Per La Mantia la questione non è riferibile a una mancanza di interesse da parte dei ragazzi, ma a un “cambio della mentalità, dovuto anche al periodo covid, i giovani non sempre vogliono lavorare fino a tardi o nei giorni di festa e fare rinunce, mettono al centro della propria vita il tempo. Non si cerca più questo lavoro che per alcuni, troppo pochi, rimane una vocazione”.