La manifestazione per ricordare Daniele Della Calce, è nata nel 2019 ed è cresciuta fino a diventare un appuntamento capace di coinvolgere centinaia di persone, grazie all’impegno di Ivan Plachesi, tra i promotori dell’evento, e un gruppo di volontari unito dal desiderio di mantenere vivo il ricordo dell’amico.
“Coppa Rovido è nata da una tragedia, oggi è diventata una storia di tutti”
BUCCINASCO – Ci sono iniziative che nascono da un’idea. Altre che nascono da un bisogno. Coppa Rovido appartiene alla seconda categoria. È il tentativo di un gruppo di amici di dare un senso al dolore, di trasformare l’assenza in presenza, il ricordo in qualcosa di concreto e condiviso.
Quello che nel 2019 era iniziato come un modo per commemorare Daniele Della Calce è diventato negli anni una manifestazione capace di coinvolgere centinaia di persone, ben oltre il gruppo originario che l’ha ideata. A raccontarne la crescita è Ivan Plachesi, tra i promotori dell’evento e recentemente premiato con il Premio Castellum per il lavoro svolto attorno alla Coppa.
Un riconoscimento che lui vive come una gratificazione, ma soprattutto come una responsabilità verso un progetto che continua a crescere anno dopo anno. Intanto, partiamo da quanto accaduto qualche settimana fa.

L’intervista a Ivan Plachesi
Che effetto ti ha fatto ricevere il Premio Castellum dal Comune di Buccinasco per la Coppa Rovido?
Sicuramente è stata una sorpresa. Non me lo aspettavo e proprio per questo la gratificazione è stata enorme. Ricevere questo premio significa sapere che diverse persone si sono prese il tempo di scrivere qualcosa su di me e sul lavoro che stiamo portando avanti. Non conosco nel dettaglio tutti i contenuti che sono stati presentati, ma mi è stato detto che
c’erano parole molto profonde e importanti, e questo mi ha colpito molto.
Allo stesso tempo, però, il premio mi responsabilizza. Significa che, almeno per quanto riguarda questo progetto, vengo percepito come un punto di riferimento. E allora sento ancora di più il dovere di andare avanti, di non mollare, di cercare di coinvolgere più persone possibili.

Coppa Rovido è nata come una bellissima storia di amici, ma oggi sta diventando qualcosa di più grande. Sta diventando una storia collettiva, una storia di chiunque partecipi, anche senza aver conosciuto Daniele. E proprio perché rappresento in qualche modo l’organizzazione, sento una grande responsabilità nel garantire che questo progetto continui a crescere nel modo giusto. Le sensazioni che mi porto dentro sono tre: sorpresa, gratitudine e responsabilità.
Parlaci della Coppa. Ormai è un evento da segnare annualmente sul calendario. Nata con l’intento di commemorare un amico, Daniele
Coppa Rovido nasce come risposta a un evento tragico. Quando ci siamo trovati ad affrontare la perdita di Daniele, la cosa più bella che è emersa nei giorni successivi è stata la voglia di stare insieme. Eravamo un gruppo di amici che si conosceva praticamente da sempre, dalle elementari e dalle medie, e abbiamo cercato un modo per capire come convivere con quella tragedia.
Abbiamo immaginato diverse iniziative per ricordarlo e Coppa Rovido è soltanto una di quelle nate in quel periodo. La differenza è che questa è cresciuta nel tempo, è rimasta viva e continua ancora oggi. Io fin dall’inizio ho cercato di fare da collante, di tenere insieme le idee e le persone, ma il progetto è sempre stato collettivo. La prima edizione è stata nel 2019. Poi il Covid ci ha costretto a fermarci nel 2020 e nel 2021, ma dal 2022 non ci siamo più fermati. Ogni anno è cresciuta. Cresce perché piace a noi organizzarla, ma soprattutto perché piace alle persone parteciparvi.
Oggi Coppa Rovido è contemporaneamente una manifestazione sportiva e un evento aggregativo. Attorno alla gara ciclistica si è creato qualcosa di speciale. Le persone vengono per gareggiare, ma anche per stare insieme, mangiare, ascoltare musica, incontrare amici e conoscerne di nuovi. La cosa più bella è che molte delle persone coinvolte non hanno mai conosciuto Daniele. Eppure riescono a percepire la genuinità del progetto e l’affetto che ci mettiamo nel portarne avanti il ricordo. Questo è ciò che ci dà la forza di continuare.

Dal punto di vista sportivo stiamo crescendo tanto. Quest’anno abbiamo superato i cento partecipanti alla gara, un numero che qualche anno fa sarebbe sembrato impensabile. Siamo partiti con quaranta iscritti e vedere questa crescita ci fa capire che stiamo costruendo qualcosa di davvero importante. E poi è bello vedere persone che aspettano la Coppa ogni anno, che la considerano un appuntamento fisso, che portano amici e familiari. Significa che stiamo creando una comunità.
Ogni tanto ci pensi a quanto, ovunque lui sia, possa essere orgoglioso di te e di voi che avete messo in piedi questo evento? E anche a quanto la sua famiglia possa essere felice per l’amico che sei?
Sì, ma mi piace sempre parlare al plurale. Non penso mai a quello che ho fatto io. Penso a quello che abbiamo fatto noi. Perché senza il gruppo tutto questo non esisterebbe. Sono convinto che Daniele sarebbe contento. Anzi, mi piace pensare che un evento del genere avrebbe potuto nascere anche se lui fosse ancora qui con noi, perché racchiude tanti valori che appartenevano a lui e che appartengono al nostro gruppo di amici.
Pochi mesi prima dell’incidente avevamo fatto insieme un viaggio in bicicletta in Toscana. Eravamo io, lui e un altro amico. Ci era piaciuto così tanto che stavamo progettando qualcosa di ancora più ambizioso: attraversare l’Italia da nord a sud alternando bici e treni. Quel viaggio non si è mai realizzato, ma in qualche modo credo che stiamo continuando a
farlo. Quest’anno, durante la manifestazione, ho fatto un calcolo approssimativo. Sommando tutte le partecipazioni delle varie edizioni siamo arrivati a percorrere centinaia di chilometri. Mi piace immaginare che quei chilometri siano il viaggio che volevamo fare insieme. È una metafora, certo, ma è una metafora che racconta bene lo spirito di Coppa Rovido.
Per quanto riguarda la famiglia, il fratello Alessandro è ormai parte integrante dell’organizzazione. Questa è una cosa che mi rende particolarmente felice. Ogni anno si coinvolge sempre di più e vedere la soddisfazione nei suoi occhi ripaga di tutta la fatica. Anche i genitori, Giorgio e Paola, ci hanno sempre sostenuto. Non hanno mai imposto limiti o condizioni. Ci sono sempre stati accanto, accompagnandoci in questo percorso. E non è affatto scontato. Mi chiedo sempre se Giorgio, Paola e Alessandro sono contenti di quello che stiamo facendo? Se la risposta è sì, allora per me non esistono ostacoli. Il loro sostegno è la cosa più importante e il segnale che stiamo percorrendo la strada giusta.
Cambiamo pagina e parliamo di futuro. C’è qualcosa che vorresti fare ma che non sei ancora riuscito a organizzare, sempre in relazione alla Coppa o a Daniele?
Il sogno che ho fin dal primo giorno è riuscire ad affiancare alla gara amatoriale una competizione ciclistica riconosciuta, capace di percorrere l’intero anello di Rovido. Oggi abbiamo trovato una soluzione che funziona e che ci permette di gestire tutto in sicurezza, ma il desiderio è quello di fare un ulteriore passo avanti. Naturalmente bisogna crescere con calma e nel modo giusto. La cosa più importante è che l’evento non perda mai la propria identità. Coppa Rovido non è soltanto una gara. È tutto quello che succede intorno alla gara. Le persone vengono per stare insieme, mangiare, cantare, ascoltare musica, divertirsi. Quest’anno siamo riusciti a organizzare concerti, attività e intrattenimento fino a mezzanotte. Abbiamo spostato l’evento al sabato, introdotto tante novità e il riscontro è stato un successo.

Il mio sogno più grande, però, è un altro. Vorrei che un giorno Coppa Rovido diventasse un evento di due giorni, una sorta di festival capace di unire sport, musica, amicizia e condivisione. Qualcosa che duri un intero weekend. Qualche anno fa sembrava un’utopia. Oggi non mi sembra più così lontano. Con poche forze e soltanto grazie al volontariato siamo riusciti a costruire qualcosa di grande e riconosciuto. Questo ci fa pensare che possiamo continuare a crescere.
La cosa più bella è che, nel farlo, stiamo crescendo anche noi. Non è sempre stato tutto semplice. Come in ogni gruppo ci sono stati confronti, discussioni e momenti difficili. Ma siamo riusciti a uscirne più forti e più uniti.
Oggi il nucleo storico dell’organizzazione è più maturo, più responsabile e più consapevole delle proprie capacità. E questo ci permette di immaginare un futuro ancora più ambizioso per Coppa Rovido e per il ricordo di Daniele.
Fabio Fagnani