C’è un prodotto che, in questa estate di temperature torride, sta scalando le classifiche di vendita più velocemente di quanto ci si aspettasse: il giubbotto rinfrescante dotato di piccole ventole elettriche integrate, capace di far circolare aria fresca lungo il corpo di chi lo indossa. Non è più un accessorio di nicchia per pochi appassionati di tecnologia da lavoro, ma sta diventando un oggetto di uso quotidiano per chi è costretto a passare ore all’aperto sotto il sole.
La curiosità
A raccontarne la diffusione è stato anche un servizio di Repubblica, che ha mostrato come in Cina il capo sia stato distribuito agli operatori ecologici impegnati nella raccolta rifiuti nelle ore più calde della giornata, una delle categorie di lavoratori più esposte alle ondate di calore estreme che stanno investendo il Paese. Un provvedimento che si inserisce in una tendenza più ampia: da mesi le aziende cinesi, che dominano la produzione mondiale di dispositivi di raffreddamento, stanno spingendo su soluzioni indossabili pensate proprio per chi lavora o si muove all’esterno.
Come funziona
Il funzionamento della maggior parte di questi giubbotti è relativamente semplice: due piccole ventole, posizionate solitamente sul retro o ai fianchi, aspirano aria dall’ambiente esterno e la spingono all’interno del tessuto, favorendo l’evaporazione del sudore e un raffreddamento percepito che, secondo le schede tecniche dei produttori, può arrivare fino a diversi gradi rispetto alla temperatura corporea. Diversi modelli venduti online promettono di rendere chi li indossa più fresco anche di 23 gradi, con ventole regolabili su più velocità. Il tutto alimentato da batterie leggere, spesso le stesse compatibili con power bank USB, che garantiscono diverse ore di autonomia.
Il boom nelle vendite
Il boom di questi prodotti non è un caso isolato, ma si inserisce in un fenomeno più ampio che sta interessando l’intera Europa. Le ondate di calore che negli ultimi mesi hanno fatto registrare record di temperatura in diverse zone del continente hanno spinto verso l’alto la domanda di prodotti cinesi pensati per rinfrescarsi, dai condizionatori ai ventilatori. Un’impennata confermata anche dai dati sull’export: nella prima metà del 2026 le esportazioni cinesi di condizionatori verso l’Unione Europea hanno toccato i 3,2 miliardi di euro, con una crescita del 43,2% su base annua.
Accanto ai climatizzatori tradizionali, che restano il prodotto più richiesto, cresce però in parallelo tutta la filiera del raffreddamento “portatile” e indossabile, pensata per chi non può contare su un ambiente climatizzato: dagli ombrelli con ventola incorporata ai colletti rinfrescanti, fino ai giubbotti con ventilazione integrata. Da alcuni distretti industriali cinesi arriva un segnale chiaro: cresce la domanda di protezione solare da esterno, tra cappelli con ventola, ombrelloni e manicotti rinfrescanti, un paniere di prodotti in cui il giubbotto ventilato si sta ritagliando uno spazio sempre più ampio.
Moda passeggera?
Le stime di settore confermano che non si tratta di una moda passeggera. Il mercato globale dei dispositivi di raffreddamento personale, che comprende anche i giubbotti indossabili, è stimato in continua crescita nei prossimi anni, segno che l’adattamento delle abitudini di consumo alle temperature estreme è ormai strutturale e non più legato a singole emergenze stagionali. Resta da capire quanto questi dispositivi possano davvero sostituire misure più incisive di protezione dal caldo, soprattutto per chi lavora all’aperto per l’intera giornata. Gli esperti di medicina del lavoro ricordano che un giubbotto ventilato può alleviare il disagio termico, ma non elimina i rischi legati a colpi di calore e disidratazione, per cui restano indispensabili pause frequenti, idratazione costante e, dove possibile, la riorganizzazione degli orari di lavoro nelle ore più calde.