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L’ansia che mi spegne la voce – Lettera di M., 18 anni

Quando una difficoltà ci accompagna da anni, spesso ci si abitua a conviverci in silenzio.

L’ansia che mi spegne la voce – Lettera di M., 18 anni

Gentile Dottore,

mi chiamo M., ho 18 anni e non è semplice per me scrivere questa lettera, ma sento che devo farlo. Da quando sono piccola faccio fatica nelle situazioni in cui mi sento osservata o giudicata. A scuola, durante le interrogazioni, mi succede quasi sempre la stessa cosa: fino a un attimo prima so le risposte, ho studiato, mi sento sicura. Poi, quando sento il mio nome, è come se il corpo non mi appartenesse più. Mi irrigidisco, il cuore mi batte fortissimo, mi tremano le mani e la voce. La mente si svuota, come se tutto quello che ho studiato sparisse all’improvviso. Vedo i compagni che mi guardano e mi sento ancora più in difficoltà. Vorrei parlare, ma non riesco. Mi è capitato di tornare a casa arrabbiata con me stessa, perché so di non essere stupida e di aver studiato. Però in quel momento mi blocco. Ho paura di fare una figuraccia, di essere giudicata, di sembrare incapace.

Quest’anno ho la maturità e questo pensiero mi accompagna ogni giorno. Ho paura di trovarmi davanti alla commissione e di rivivere la stessa scena, di restare in silenzio anche se dentro di me le risposte ci sono. Non vorrei più sentirmi così. Vorrei riuscire a parlare senza che l’ansia prenda il sopravvento. Le scrivo perché da sola non riesco a capire come uscirne.

La ringrazio per avermi letto.

M.

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 Il coraggio di chiedere aiuto

Cara M.,

scrivere questa lettera non è un gesto piccolo. Quando una difficoltà ci accompagna da anni, spesso ci si abitua a conviverci in silenzio, pensando che “sia fatta così”. Il fatto che tu abbia deciso di raccontarla a uno psicologo significa che dentro di te c’è una parte che non vuole più subire questa situazione, ma desidera affrontarla. Questo è già un punto di partenza. Dalle tue parole si sente quanto ti impegni e quanto ti faccia male non riuscire a dimostrare quello che sai. Non stai parlando di scarso studio: stai parlando di qualcosa che succede nonostante la preparazione.

Cosa accade quando ti senti osservata

Quello che descrivi,il cuore che accelera, il corpo che si irrigidisce, la mente che si svuota, è una reazione intensa ma comprensibile. È come se, quando ti senti sotto gli occhi degli altri, il tuo organismo entrasse in allarme. Non è una scelta volontaria né un difetto di carattere, ma una risposta automatica. Il problema è che quell’allarme arriva proprio quando avresti bisogno di lucidità. Più temi che succeda, più il corpo si prepara a difendersi, creando un circolo che si alimenta da solo. Non è che non sei capace di parlare: in quel momento il tuo sistema interno sta cercando di proteggerti.

Il peso del giudizio verso te stessa

Nella tua lettera si sente che sei molto dura con te stessa. Torni a casa arrabbiata e delusa, ti senti inadeguata. Oltre alla difficoltà dell’interrogazione, sopporti anche un giudizio interiore severo. La paura di fare brutta figura e di sembrare incapace pesa molto. A 18 anni lo sguardo degli altri conta, ed è naturale voler fare bene. Ma quando il timore del giudizio diventa centrale, rischia di oscurare il tuo valore reale. Prova a chiederti: parleresti così a un’amica nella tua stessa situazione?

La maturità e i passi concreti

È comprensibile che la maturità amplifichi le tue paure. È un esame importante, ma resta una prova scolastica, non un giudizio sulla tua persona. Non serve trasformarti in qualcuno che non prova ansia. L’obiettivo è imparare a riconoscerla prima che diventi travolgente. Si può lavorare sul respiro, fare piccole simulazioni dell’orale in un contesto sicuro, abituare gradualmente il corpo a parlare davanti a qualcuno.Non è un percorso immediato, ma non sei bloccata per sempre. Il fatto che tu sappia spiegare così bene quello che ti accade dimostra consapevolezza. Da lì si può partire.

Dott. Fabiano Foschini

Psicologo

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