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La villa del killer Madonia torna a vivere con l’associazione Grupifh

L’associazione, da trent’anni attiva sul territorio a sostegno delle famiglie con figli disabili, ha vinto il bando per l’assegnazione dell’immobile confiscato alla criminalità organizzata in viale Colombo.

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La villa del killer Madonia torna a vivere con l’associazione Grupifh.

La villa del killer Madonia torna a vivere

TREZZANO SUL NAVIGLIO – Si festeggia tutti insieme domani, l’occasione è importante: l’associazione Grupifh, da trent’anni attiva sul territorio a sostegno delle famiglie con figli disabili, ha vinto il bando per l’assegnazione dell’immobile confiscato alla criminalità organizzata in viale Colombo. Quella che prima era la sede delle Guardie Ecologiche Volontarie (trasferite in un altro locale, in accordo con l’Amministrazione, sotto l’asilo di via Fogazzaro), ora ospiterà i trenta ragazzi che frequentano il centro. Qui seguiranno le attività di integrazione, laboratori e incontri.

Un aperitivo con i ragazzi del laboratorio Explorabile

Per celebrare la nuova location, domani, alle 17.30, i ragazzi del laboratorio Explorabile prepareranno un aperitivo di inaugurazione. Il bando prevede anche la possibilità di imbastire progetti con continuità: per 15 anni la sede sarà dell’associazione. “Un’altra vittoria dello Stato nei confronti delle mafie: immobili un tempo nella disponibilità di famiglie legate alla criminalità organizzata, oggi rivivono con progetti sociali a favore della cittadinanza”, commenta il sindaco Fabio Bottero. I due locali che sono ora a disposizione dell’associazione erano una roccaforte del clan Madonia, i soldati fedelissimi a Totò Riina e Bernardo Provenzano, prima della confisca avvenuta nel 1998.

Chi viveva al civico 5

Al civico 5 di viale Colombo viveva Antonino Madonia, detto Nino, capo di Resuttana, a Palermo, e figlio del boss Francesco. Nino, 65 anni, è stato al centro delle inchieste mafiose a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta. Feroce killer, è finito in carcere alla fine degli anni Ottanta dopo che il pentito Francesco Marino Mannoia aveva iniziato a svelare i segreti della cosca. Nino ci era già finito in carcere, nel 1987, insieme al padre Francesco e a un altro pezzo da novanta siculo, il fratello Giuseppe detto Piddu (arrestato dopo la latitanza a seguito della condanna all’ergastolo per l’assassinio del capitano dei carabinieri Emanuele Basile).

Uscito dopo poco dal carcere, Nino aveva preso il potere (anche se gli altri affiliati non erano d’accordo) e gestiva, con il benestare dei corleonesi, tutti gli affari sporchi, tra cui il racket del pizzo ai commercianti. Fu accusato anche di aver partecipato a diversi omicidi, tra cui quello di Carlo Alberto Dalla Chiesa, ammazzato insieme alla moglie Emanuela e all’agente della scorta. Nino fu ritenuto responsabile (e condannato all’ergastolo) anche di stragi dove persero la vita magistrati, carabinieri e poliziotti.

Francesca Grillo

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